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L'ABI scrive ai partiti, ancora emergenza, avanti su crescita
(9 agosto 2022) Il Presidente dell’ABI Antonio Patuelli e il Direttore generale Giovanni Sabatini hanno inviato una lettera alle Commissioni parlamentari e ai Partiti in vista delle prossime elezioni parlamentari, per contribuire alle riflessioni programmatiche utili per la XIX° legislatura della Repubblica.
    ​L’Associazione Bancaria Italiana ha infatti predisposto il documento “Banche per l’Italia” che sintetizza, in una prospettiva di medio termine, i principali temi di interesse per l’Italia secondo la visione delle banche operanti in Italia.
    Di seguito il testo del documento inviato.
     
     
    LE BANCHE PER L’ITALIA
     
    Siamo ancora in emergenza. Occorre crescere.
    La pandemia e la guerra russo- ucraina rendono necessario che il percorso di crescita dell’economia italiana non si interrompa, anche perché il livello del reddito complessivo in Italia è ancora molto inferiore a quello del periodo precedente all’avvio della grande crisi economica e finanziaria.
    La crescita deve essere inclusiva e sostenibile dal punto di vista ambientale e sociale.
     
    L’Italia e l’Europa
    Il confronto europeo è importante e ineludibile. Siamo e dobbiamo restare in Europa. Dobbiamo contribuire a far evolvere l’Europa.
    Un’Italia forte e solida, con chiare politiche per la crescita economica, ambientale e sociale, rafforza il suo ruolo in Europa.
    L’Italia deve porsi l’obiettivo di essere forza trainante in Europa, valorizzando i suoi fondamentali, l’eccellenza delle imprese, la capacità di risparmio delle famiglie la solidità del mondo bancario.
    Il ruolo delle Banche è stato essenziale durante la pandemia: ha permesso di sostenere famiglie e imprese, in stretta connessione con gli interventi attuati dalle Istituzioni europee e italiane.
    Per massimizzare il ruolo delle banche a supporto dello sviluppo e della crescita occorre un quadro regolamentare nazionale e europeo che sappia perseguire la stabilità avendo come obiettivi la crescita sostenibile, l’occupazione e la competitività.
    Per realizzare pienamente una vera Unione Bancaria Europea occorrono Testi Unici europei delle Banche, della Finanza, del Fallimentare, del diritto penale dell’economia. In particolare:
    · Va completata l’Unione Bancaria Europea, definendo chiare regole per la gestione delle crisi di banche di minori dimensioni.
    · Le normative europee sulle banche non devono essere rivolte al solo obiettivo della stabilità dei singoli intermediari ma devono contribuire a far crescere l’economia e farla crescere in modo sostenibile, creando le condizioni per un maggior sostegno finanziario a famiglie e imprese.
    · Il recepimento delle regole prudenziali internazionali, in primis quelle cd. di Basilea 3+, deve essere rivolto a facilitare il sostegno a famiglie e imprese evitando che sia attuato senza tenere conto delle specificità dell'economia europea con il rischio di aumentare il divario competitivo con gli Stati Uniti.
    · Occorre aggiornare al nuovo contesto il limite dell’1%, fissato dall’Autorità Bancaria Europea (EBA) nell’ambito delle nuove definizioni di default, in caso di ristrutturazione/allungamenti dei prestiti, al fine di facilitare le misure attivabili dalle banche volte a rendere più sostenibile il rimborso dei prestiti delle imprese sane ma in temporanea difficoltà.
    · È necessario attuare in modo concreto il principio della proporzionalità della regolamentazione e della supervisione bancarie affinché l’economia italiana possa continuare ad essere sostenuta da un settore bancario diversificato. La regolamentazione deve essere coerente con i principi della libertà di impresa anche sotto il profilo della governance e dei requisiti degli esponenti aziendali che debbono essere coerenti con i principi delle norme nazionali, in primo luogo quelle costituzionali.
    · Le banche non devono essere lasciate sole nell’applicazione delle tante normative in tema di sostenibilità, non possono fare da supplenza alle decisioni delle Istituzioni. Il quadro normativo deve facilitare la transizione delle imprese, specie quelle di minori dimensioni, evitando di far mancare le risorse finanziarie a quelle imprese che pur non rispettando oggi le classificazioni di sostenibilità europee (cd. Tassonomia) hanno piani credibili per l’adozione di sistemi e di processi produttivi più sostenibili sotto il profilo ambientale.
    · È fondamentale contrastare ipotesi di penalizzazione (ponderazione diversa da zero/limiti di concentrazione) sul possesso di titoli di Stato da parte delle banche europee, creando problemi innanzitutto agli Stati emittenti nel collocamento delle loro emissioni.
    · Occorre rivedere le regole in tema di NPL, in particolare quelle sugli automatismi negli accantonamenti a fronte dei crediti deteriorati al semplice trascorrere del tempo (cd. calendar provisioning).
    · La nuova Autorità Europea per il contrasto del riciclaggio deve avere sede in Italia. l’Italia merita di ospitarne la Sede per l’impegno per la legalità e per carenza in Italia di altre Istituzioni finanziarie europee.
    Le normative nazionali non devono creare svantaggi competitivi rispetto agli altri Paesi europei e debbono essere allineate al quadro di regole primarie e secondarie europee.
     
    In Italia rimuovere i vincoli strutturali e attivare politiche economiche chiare e stabili.
    Sono stati fatti passi avanti per recuperare competitività. Tuttavia, la produttività, in particolare quella totale dei fattori, in Italia è ancora insoddisfacente nella comparazione internazionale.
     
    · Il pieno utilizzo delle risorse del PNRR deve essere un obiettivo prioritario. Occorre quindi creare tutte le condizioni perché l’Italia usi queste risorse, rispettando i tempi concordati in Europa.
    · La competitività delle imprese e la produttività possono trovare nuovo slancio attivando politiche economiche mirate, chiare, stabili, immediatamente operative e rimuovendo i vincoli strutturali alla crescita.
    · Non occorrono interventi a pioggia, servono politiche economiche rivolte ai fattori produttivi, per incentivarne un uso ottimale ed efficiente. È prioritario ridurre la dipendenza dell’Italia da fonti energetiche fuori dal proprio controllo.
    · Cogliere al meglio le opportunità derivanti dall’innovazione digitale. Al fine di promuovere e facilitare l’innovazione tecnologica in ogni settore occorre anzitutto rimuovere gli ostacoli di natura normativa e determinare un quadro di assoluta certezza giuridica, assicurando parità di condizioni tra le banche e gli operatori non bancari, attuando il principio “stesse attività/stessi rischi/stesse regole/stessa vigilanza”.
    · Si rendono, inoltre, necessari dei meccanismi di impulso all’innovazione al fine di mantenere l’Italia sulla frontiera tecnologica agevolando la vita delle famiglie e il business delle imprese, anche per il mondo dei pagamenti. Occorre presidiare con particolare attenzione gli sviluppi legislativi a livello europeo in tema di finanza digitale e il progetto di euro digitale.
    · Gli interventi di politica economica debbono tenere conto dei temi di sostenibilità ambientale e sociale. Evitando penalizzazioni e agevolando la transizione verso attività sostenibili, in coerenza con il quadro che si va delineando a livello europeo.
    · Occorre intervenire sul debito pubblico e sulla tenuta dei conti pubblici, con un efficace contrasto dell’evasione e soprattutto rafforzando la crescita, a tal fine le risorse del PNRR rappresentano una opportunità che non può essere mancata.
    · Occorre contrastare l’inflazione, tutelando il potere di acquisto delle lavoratrici e dei lavoratori senza però innescare automatismi che alimentino spirali inflazionistiche.
    · È necessario incentivare fiscalmente la canalizzazione del risparmio verso investimenti a medio e lungo termini, evitando continue modifiche e revisioni normative. A tal fine occorre un contributo significativo anche degli investitori istituzionali.
    · Proseguire con le semplificazioni e la sburocratizzazione, anche attraverso l’emanazione dei tanti decreti attuativi che ancora oggi non sono stati emanati. Occorre stabilità nelle normative per evitare incertezze e disincentivi a scelte imprenditoriali di medio lungo termine.
    · La certezza del diritto, il rafforzamento di misure volte a ristabilire condizioni di piena legalità in tutte le aree del Paese, l’efficientamento della giustizia civile, sono elementi fondamentali di tutela degli onesti e per attrarre risorse economiche dall’estero.
    · Rilanciare gli investimenti pubblici in infrastrutture, coinvolgendo e incentivando il ruolo della finanza di progetto, focalizzando le risorse su grandi priorità che permettano un più agevole interscambio con gli altri paesi europei.
    · Rafforzare le misure per far superare la sottocapitalizzazione di tanta parte del mondo delle imprese e, quindi, occorre incentivare il rafforzamento patrimoniale delle imprese.
    · Creare le condizioni affinché il credito possa svolgere ancora più diffusamente un ruolo importante per lo sviluppo delle imprese. È essenziale un ulteriore rafforzamento dei fondi di garanzia, sia per le imprese sia per le famiglie, rimuovendo i vincoli esistenti, come ad esempio quelli per il fondo prima casa per i giovani chiarendo rapidamente con la Commissione Europea anche i profili di rilievo relativi alla disciplina degli aiuti di stato.
    · Dare certezza alla cessione dei crediti derivanti dai bonus edilizi, semplificando le procedure di compensazione e chiarendo il tema delle responsabilità, il tutto salvaguardando la legalità e la tenuta dei conti pubblici.
    · Ridurre il cuneo fiscale e conseguentemente anche il costo del lavoro e introdurre misure volte a meglio gestire la flessibilità in entrata e in uscita. Le misure dovrebbero poter avere come denominatore comune l’idoneità a favorire anche un ricambio generazionale reso ancora più necessario dall’accelerazione dell’evoluzione tecnologica e dagli elevati livelli di disoccupazione giovanile. L’evoluzione del lavoro
    - anche per gli effetti dell’innovazione tecnologica – orienta a superare i paradigmi tradizionali e a valutare anche nel lavoro dipendente aspetti prossimi al lavoro autonomo, con l’avvio di una riflessione più ampia. Valorizzare la contrattazione collettiva in attuazione dei principi costituzionali.
    · Aumentare l’occupazione tra i giovani, con politiche di incentivazioni stabili per un arco temporale ben predefinito.
    · Porsi chiari e misurabili obiettivi per ridurre il divario tra Centro-Nord e Mezzogiorno, con incentivi fiscali prolungati per l’investimento nel Mezzogiorno.
    · Intensificare sistemi di collaborazione tra aziende e istituti di formazione (scuole superiori, università, ecc.) al fine di attuare progetti formativi in cui i giovani possano essere coinvolti e seguiti sotto il tutoraggio della scuola di appartenenza (in specifico le università), che vada al di là del controllo burocratico.
     
     
     
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