{"id":56556,"date":"2026-03-31T15:29:37","date_gmt":"2026-03-31T13:29:37","guid":{"rendered":"https:\/\/abi-newsite.azurewebsites.net\/?p=56556"},"modified":"2026-04-01T09:48:49","modified_gmt":"2026-04-01T07:48:49","slug":"gianani-la-concorrenza-e-leuropa-di-mario-comana","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.abi.it\/en\/gianani-la-concorrenza-e-leuropa-di-mario-comana\/","title":{"rendered":"Gianani, la concorrenza e l&#8217;Europa di Mario Comana"},"content":{"rendered":"<div data-elementor-type=\"wp-post\" data-elementor-id=\"56556\" class=\"elementor elementor-56556\" data-elementor-post-type=\"post\">\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-element elementor-element-5a8a5f1 e-flex e-con-boxed e-con e-parent\" data-id=\"5a8a5f1\" data-element_type=\"container\" data-e-type=\"container\">\n\t\t\t\t\t<div class=\"e-con-inner\">\n\t\t<div class=\"elementor-element elementor-element-8a36526 e-con-full elementor-hidden-tablet_extra elementor-hidden-tablet elementor-hidden-mobile_extra elementor-hidden-mobile e-flex e-con e-child\" data-id=\"8a36526\" data-element_type=\"container\" data-e-type=\"container\">\n\t\t\t\t<\/div>\n\t\t<div class=\"elementor-element elementor-element-ff9fd06 e-con-full e-flex e-con e-child\" data-id=\"ff9fd06\" data-element_type=\"container\" data-e-type=\"container\">\n\t\t<article class=\"elementor-element elementor-element-6f09580 section e-con-full e-flex e-con e-child\" data-id=\"6f09580\" data-element_type=\"container\" data-e-type=\"container\" data-settings=\"{&quot;background_background&quot;:&quot;classic&quot;}\">\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-element elementor-element-589e382 elementor-widget elementor-widget-heading\" data-id=\"589e382\" data-element_type=\"widget\" data-e-type=\"widget\" data-widget_type=\"heading.default\">\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-widget-container\">\n\t\t\t\t\t<h1 class=\"elementor-heading-title elementor-size-default\">Gianani, la concorrenza e l'Europa<\/h1>\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-element elementor-element-d5991dc elementor-widget elementor-widget-pxl_text_editor\" data-id=\"d5991dc\" data-element_type=\"widget\" data-e-type=\"widget\" data-widget_type=\"pxl_text_editor.default\">\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-widget-container\">\n\t\t\t\t\t<div class=\"pxl-text-editor\">\n\t<div class=\"pxl-item--inner\" data-wow-delay=\"ms\">\n\t\t<p class=\"xmsonormal\" style=\"margin: 0cm\"><strong>Mario Comana<\/strong>, Luiss Guido Carli<\/p>\t\t\n\t<\/div>\n<\/div>\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<\/article>\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-element elementor-element-99a0cdc elementor-widget elementor-widget-heading\" data-id=\"99a0cdc\" data-element_type=\"widget\" data-e-type=\"widget\" data-widget_type=\"heading.default\">\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-widget-container\">\n\t\t\t\t\t<h3 class=\"elementor-heading-title elementor-size-default\">1. Premessa<\/h3>\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-element elementor-element-d32b19c elementor-widget elementor-widget-pxl_text_editor\" data-id=\"d32b19c\" data-element_type=\"widget\" data-e-type=\"widget\" data-widget_type=\"pxl_text_editor.default\">\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-widget-container\">\n\t\t\t\t\t<div class=\"pxl-text-editor\">\n\t<div class=\"pxl-item--inner\" data-wow-delay=\"ms\">\n\t\t<p>Leggere il cambiamento delle banche italiane negli anni Ottanta, il periodo della Direzione generale dell\u2019ABI di Felice Gianani, lascia una sensazione mista fra la nostalgia e la sorpresa. Stiamo parlando di quarant\u2019anni fa, ma sembra di essere proiettati in un\u2019epoca molto pi\u00f9 remota. Forse perch\u00e9 il settore bancario italiano \u00e8 stato, pi\u00f9 a lungo di altri, in una sorta di congelatore che lo ha tenuto fermo o quasi addirittura dagli anni dell\u2019anteguerra. In quei decenni l\u2019agricoltura si trasforma da rurale a industriale, il manifatturiero prima quasi embrionale, sboccia e poi esplode con il boom economico culminato negli anni Sessanta. Il settore bancario invece resta pressoch\u00e9 uguale a se stesso, salvo pochi cambiamenti, alcuni aggiustamenti al margine. L\u2019immobilismo istituzionale, prima ancora che imprenditoriale, \u00e8 misurabile a contrario dall\u2019intensit\u00e0 dei cambiamenti che interverranno proprio nel decennio decisivo degli anni Ottanta. Come una molla troppo a lungo compressa, la rimozione delle condizioni di vincolo ereditate dal periodo prebellico consente il rilascio di nuove energie e scatena una serie di profonde trasformazioni intimamente collegate. In estrema ma non riduttiva sintesi, \u00e8 il passaggio dalla banca istituto pubblico, anche quando di propriet\u00e0 privata, a banca azienda privata, anche quando di propriet\u00e0 prevalentemente pubblica. Sfocia nella riforma della legge bancaria del 1993 che diverr\u00e0 poi il Tub e comporta, fra le altre cose, la despecializzazione operativa, la rimozione del vincolo delle scadenze, la trasformazione delle casse rurali in banche di credito cooperativo. E ancora: la separazione dell\u2019attivit\u00e0 in titoli da quella creditizia e la nascita dei gruppi bancari polifunzionali. Tutto questo, voglio ripetere, accade in un solo decennio, dopo che nulla o quasi si era mosso dal 1936 o gi\u00f9 di l\u00ec. Ma non si deve credere che questa trasformazione (o rivoluzione?) sia giunta dal nulla e tantomeno che sia stata accolta dalle banche, e per quel che qui ci interessa, dalla loro Associazione, in modo pacifico e favorevole. Al contrario, \u00e8 un periodo di travaglio, di confronto e di scontri, di resistenze e di propulsioni. Insomma, come tutti i cambiamenti radicali, anche se poi si riveleranno benefici, implicano grandi difficolt\u00e0 di accettazione e di adattamento.<\/p>\t\t\n\t<\/div>\n<\/div>\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-element elementor-element-9ad7ea0 elementor-widget elementor-widget-heading\" data-id=\"9ad7ea0\" data-element_type=\"widget\" data-e-type=\"widget\" data-widget_type=\"heading.default\">\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-widget-container\">\n\t\t\t\t\t<h3 class=\"elementor-heading-title elementor-size-default\">2. Il ruolo di Gianani in ABI in un\u2019epoca di profondi cambiamenti<\/h3>\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-element elementor-element-59d40aa elementor-widget elementor-widget-pxl_text_editor\" data-id=\"59d40aa\" data-element_type=\"widget\" data-e-type=\"widget\" data-widget_type=\"pxl_text_editor.default\">\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-widget-container\">\n\t\t\t\t\t<div class=\"pxl-text-editor\">\n\t<div class=\"pxl-item--inner\" data-wow-delay=\"ms\">\n\t\t<p>Io credo che questa sia la prospettiva pi\u00f9 interessante per leggere <em>La banca che cambia &#8211; Il ruolo di Felice Gianani nelle trasformazioni bancarie degli anni Ottanta<\/em>, il libro di Valerio Torreggiani che qui presentiamo. Tanti altri studi hanno analizzato la portata e gli effetti di questi cambiamenti, ma li considerano quando sono gi\u00e0 avvenuti, li danno per scontati, non si domandano se sarebbero potuti avvenire in modi e tempi diversi. Soprattutto, non considerano come questi cambiamenti sono avvenuti e perch\u00e9 si sono verificati proprio in quel modo e in quel tempo. Seguire l\u2019opera di Felice Gianani nel suo decennio di Direzione generale dell\u2019ABI ci permette di rivivere, parzialmente e indirettamente, lo sviluppo delle vicende, di cogliere le forze che le hanno promosse e le resistenze che si sono frapposte. E ancora, fa emergere il travagliato processo di accoglimento e di adattamento che ha attraversato il settore bancario italiano al prodursi di queste radicali innovazioni. L\u2019ABI \u00e8 un punto di osservazione privilegiato per rileggere la storia e il ruolo che vi ha svolto il suo Direttore generale \u00e8 il focus centrale. L\u2019accettazione dei cambiamenti, l\u2019adesione alle spinte propulsive, anche se avranno esiti favorevoli e importanti per le stesse banche, non \u00e8 sempre stata scontata n\u00e9 immediata. Ha richiesto la necessaria fase di maturazione, di elaborazione. Proprio qui si apprezza il ruolo dell\u2019Associazione come luogo di confronto, di decantazione delle tensioni, di coagulo di interessi non sempre convergenti, di metabolizzazione degli shock che cambiamenti di tale magnitudo necessariamente comportano. Due grandi questioni descrivono in modo efficace, pi\u00f9 delle altre, la complessit\u00e0 di questi processi e la difficolt\u00e0 di accettarli: il tema dell\u2019apertura alla concorrenza e alla trasparenza delle condizioni e l\u2019ingresso del settore bancario italiano nella dimensione europea. <strong>La concorrenza. <\/strong>All\u2019inizio degli anni Ottanta vigeva ancora l\u2019antica prassi della definizione del Prime Rate ABI, cio\u00e8 della fissazione di concerto fra le banche del tasso di interesse da applicare alla clientela di migliore standing. Con gli occhi di oggi verrebbe da inorridire di fronte alla conclamata adozione di politiche di prezzo concordate fra gli operatori dell\u2019offerta. L\u2019antitrust non esisteva e soprattutto non era ancora maturata l\u2019adesione ai principi che ispirano questo istituto. Ma c\u2019\u00e8 di pi\u00f9: come si legge nel libro, alle pagine 142-143, \u00abNelle intenzioni dei contraenti, l\u2019accordo doveva avere come suo obiettivo quello di ridurre l\u2019opacit\u00e0 dei comportamenti delle diverse aziende di credito con il fine di raggiungere dinamiche concorrenziali pi\u00f9 chiare\u00bb. Dunque, quello che oggi considereremmo un oligopolio collusivo, limitatore della concorrenza, era inteso piuttosto come uno strumento di tutela e di potenziamento della concorrenza stessa. Il timore era che se ciascuna banca avesse potuto praticare le condizioni che pi\u00f9 riteneva opportune, si sarebbe creata una giungla di tassi e commissioni che, anzich\u00e9 giovare ai clienti, li avrebbe messi in difficolt\u00e0 nel momento di compiere le proprie scelte o, peggio, di subire inconsapevolmente l\u2019applicazione di condizioni non allineate a quelle prevalenti. E sarebbero stati ovviamente i clienti pi\u00f9 deboli, le famiglie e le imprese minori, quelli pi\u00f9 sacrificati. Invece, la definizione di canoni comuni e limiti condivisi a livello associativo, opportunamente comunicati alla clientela, avrebbe favorito la comparazione delle opzioni per imprese e famiglie e avrebbe scongiurato comportamenti opportunistici da parte delle banche. Una visione che oggi non riusciamo a condividere, ma certamente non priva di una sua logica. Verso la met\u00e0 degli anni Ottanta, in conseguenza della despecializzazione bancaria e dell\u2019apertura di nuovi sportelli, la competizione fra le banche si fece pi\u00f9 aperta, pi\u00f9 aspra e il corsetto dell\u2019accordo interbancario si rivel\u00f2 troppo stringente, soprattutto per le aziende pi\u00f9 dinamiche. Ma la spinta decisiva venne dall\u2019esterno del settore bancario. L\u2019opinione pubblica, le associazioni imprenditoriali, la politica esercitarono una pressione crescente nei confronti delle banche perch\u00e9 operassero con maggiore trasparenza e non pi\u00f9 in modo coordinato. La questione assunse rilevanza anche a livello istituzionale, con interrogazioni parlamentari e iniziative da parte del Ministro del Tesoro, all\u2019epoca Amedeo Goria, che spingevano per il superamento dell\u2019accordo. Questo movimento raggiunse il suo apice nel 1986 quando Gustavo Minervini, per conto della sinistra del Parlamento, avanz\u00f2 una proposta di legge denominata \u00abNorme per la trasparenza delle operazioni bancarie\u00bb, volta a codificare diversi adempimenti negoziali e informativi a cui le banche avrebbero dovuto conformarsi nell\u2019instaurazione e nella conduzione dei rapporti contrattuali con la clientela. Qualcosa di non troppo diverso dall\u2019imposizione di prezzi amministrati. Come reag\u00ec Gianani a quello che venne considerato un poderoso attacco alla liberta d\u2019impresa delle banche? Alla riunione del Comitato Esecutivo dell\u2019Associazione, dapprima ribad\u00ec \u00abla sostanziale inaccettabilit\u00e0 per il settore della proposta di legge in argomento\u00bb e subito dopo, ecco il punto che mi interessa mettere in luce, aggiunse che il settore era chiamato a \u00abun opportuno sforzo di realismo [che] porta a definire il comportamento da tenere (&#8230;) restringendo la scelta tra un\u2019autoregolamentazione basata sulla pubblicizzazione dei prezzi dei prodotti bancari standardizzabili ed il nuovo provvedimento\u00bb (p. 147). Come scrive l\u2019Autore, \u00abla paura che circolava fra i banchieri italiani era che la normativa puntasse ad introdurre forme di dirigismo sui prezzi nascondendole sotto la copertura della trasparenza, fino ad arrivare a stabilire quello che veniva definito come un \u201cprezzo di imperio\u201d \u00bb (p. 149). E dunque \u00abla scelta diveniva tra proporre autonomamente una regolamentazione interna al settore o subire quella che sarebbe stata imposta dall\u2019esterno, sulla quale l\u2019influenza degli interessati sarebbe stata ovviamente minore\u00bb (p. 147). Il seguito della storia lo conosciamo: l\u2019Associazione si fa parte attiva nella definizione del nuovo accordo interbancario del 1988 che viene poi sostanzialmente trasposto nella legge del 1992 sulla trasparenza dei servizi bancari. Questo passaggio ci lascia un insegnamento sul ruolo di un\u2019associazione di imprese e di chi la guida: capire in anticipo gli avvenimenti, le situazioni che si prospettano, le tendenze che si affermano e le minacce che nascondono. E saper proporre le risposte pi\u00f9 opportune per gli interessi che essa rappresenta, anche se comportano l\u2019abbandono di situazioni e di modi di operare che risultavano confortevoli, convenienti. Nel caso che ho voluto portare all\u2019attenzione, Gianani ha dimostrato la capacit\u00e0 di comprendere la direzione in cui si andava, i rischi che comportava e la sua ineluttabilit\u00e0; quindi ha saputo gestire il problema governandolo e riconducendolo a un nuovo assetto che, bench\u00e9 non ricercato, risultava molto meno sgradito di quanto si sarebbe altrimenti determinato. Oggi la definiremmo una gestione proattiva del problema che anticipa le difficolt\u00e0 e scongiura esiti pi\u00f9 sfavorevoli. <strong>L\u2019integrazione europea. <\/strong>Il secondo passaggio interessante che desidero considerare \u00e8 l\u2019atteggiamento che l\u2019Associazione ha avuto nei confronti dell\u2019integrazione europea. Anche qui, giudicando gli eventi passati, verrebbe da criticare il fatto che non ci sia stata sin da subito un\u2019entusiastica apertura verso quello che, di nuovo, era uno scenario inevitabile e positivo. Oggi sembra impossibile che qualcuno non riconoscesse che quello era il futuro, e un futuro altamente desiderabile. Tanto pi\u00f9 Felice Gianani considerando la sua importante esperienza internazionale, non certo quella di un travet di provincia. Eppure i rapporti fra l\u2019ABI e la Comunit\u00e0 europea negli anni Ottanta sono tutt\u2019altro che facili. Il punto di dissidio \u00e8, ancora, l\u2019Accordo interbancario, che Bruxelles osteggia come strumento di limitazione della concorrenza. Questo \u00e8 il punto centrale: le regole comunitarie sono orientate alla promozione della concorrenza e alla rimozione delle barriere alla libera circolazione delle persone, delle merci e dei servizi. Lo strumento \u00e8 il principio del mutuo riconoscimento delle autorizzazioni a operare nelle diverse giurisdizioni della Comunit\u00e0. L\u2019ABI non \u00e8 favorevole al principio del mutuo riconoscimento basato sull\u2019armonizzazione minima. Riscontra l\u2019impossibilit\u00e0 di uniformare in tempi rapidi la disciplina di tutti i paesi, e senza quel presupposto le aziende dei vari stati non potrebbero competere su un piano di parit\u00e0. Meglio procedere dapprima con una progressiva armonizzazione degli ordinamenti e, solo una volta conseguito questo obiettivo, aprire le frontiere alla concorrenza fra le banche di tutti i paesi aderenti. La posizione dell\u2019ABI muta gradualmente nel tempo. Viene raccolto l\u2019invito di Tommaso Padoa Schioppa a rinnovare le loro organizzazioni, le loro strategie, a internazionalizzarsi. L\u2019Associazione risponde varando il Progetto Speciale Europa, di concerto con le associazioni di categoria<strong>1<\/strong>. Questo passaggio segna una svolta nella politica dell\u2019ABI sul tema dell\u2019integrazione comunitaria, porta al superamento di ritrosie e paure che ne hanno frenato l\u2019adesione a questo grande progetto. Nel 1991 Gianani parler\u00e0 di \u00abuna nuova banca europea \u00bb e affermer\u00e0, \u00e8 il caso di citare per esteso: \u00abIl grande mercato del 1993 coinvolger\u00e0 tutti e accrescer\u00e0 gli stimoli concorrenziali gi\u00e0 presenti sulle varie piazze, a tutto vantaggio della clientela. Le prossime sfide fra banche saranno dunque tutte basate sulla competitivit\u00e0 e sull\u2019efficienza aziendale e sul confronto fra i diversi ordinamenti. La normativa comunitaria deve essere vista come una cornice all\u2019interno della quale ogni sistema deve e pu\u00f2 trovare la propria identit\u00e0, decidere cosa essere, dove andare ed in che cosa credere\u00bb (p. 250). Il cambio di prospettiva dell\u2019Associazione, che diventa finalmente propositiva e incentiva le banche ad accogliere con favore e con impegno la nuova dimensione europea, discende dalla consapevolezza della ineluttabilit\u00e0 della traiettoria intrapresa, delle criticit\u00e0 e dei limiti del settore bancario italiano, quindi dei rischi insiti nel delicato passaggio, e delle opportunit\u00e0 di modernizzazione che il cambiamento porter\u00e0 con s\u00e9. Vede nella sfida europea l\u2019occasione perch\u00e9 le banche si ristrutturino, si rinnovino, si ammodernino. Di pi\u00f9, l\u2019Associazione diventer\u00e0 fra i primi e pi\u00f9 convinti sostenitori della necessit\u00e0 di una moneta unica. Il percorso seguito dall\u2019ABI nei confronti dell\u2019Europa \u00e8 frutto della maturazione di nuovi convincimenti. Dimostra anche in questo caso, come in quello commentato sopra, la capacit\u00e0 di comprendere le tendenze future e di adeguarvisi. Sarebbe stata superficiale un\u2019adesione di maniera al \u00abnuovo che avanza\u00bb; pi\u00f9 saggio ed efficace accompagnare il cambiamento e gestire tutte le sue fasi. L\u2019iniziale ritrosia dell\u2019Associazione era tutt\u2019altro che ingiustificata. Se congiungiamo questo passaggio con quello precedente sugli accordi interbancari, emerge chiaramente che il settore bancario italiano era del tutto impreparato ad affrontare a un tempo la sfida della concorrenza interna, la rimozione del cartello, e quella della concorrenza esterna, l\u2019apertura al mercato europeo. Dunque \u00e8 stato giusto cercare di graduare l\u2019impatto dei due cambiamenti affinch\u00e9 non avessero effetti troppo gravosi sulle singole banche. Non era miopia ma, anche qui, consapevolezza che i cambiamenti vanno gestiti, accompagnati, non possono essere lasciati liberi di produrre i loro effetti che, anche se in ultima analisi positivi, non sono mai privi di riflessi sfavorevoli. Insieme all\u2019apertura all\u2019Europa si compiono altre fondamentali innovazioni nel nostro ordinamento: arriva la legge Amato che trasforma radicalmente la natura stessa delle banche, della maggior parte delle banche. \u00c8 il compimento di quel percorso che si era avviato con il passaggio dall\u2019istituto pubblico all\u2019azienda privata. Apre il varco all\u2019aggregazione fra banche che cambier\u00e0 radicalmente il panorama dell\u2019industria bancaria italiana. La foresta pietrificata si \u00e8 messa in movimento. L\u2019ABI diventer\u00e0 convinta sostenitrice delle tendenze che oggi avvertiamo come prioritarie: la patrimonializzazione, soprattutto delle banche pubbliche, e la concentrazione dell\u2019industria che, all\u2019epoca, era troppo frammentata.<\/p>\t\t\n\t<\/div>\n<\/div>\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-element elementor-element-ca6be88 elementor-widget elementor-widget-heading\" data-id=\"ca6be88\" data-element_type=\"widget\" data-e-type=\"widget\" data-widget_type=\"heading.default\">\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-widget-container\">\n\t\t\t\t\t<h3 class=\"elementor-heading-title elementor-size-default\">3. Un tema d\u2019avanguardia: il salvataggio delle banche<\/h3>\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-element elementor-element-a3e3494 elementor-widget elementor-widget-pxl_text_editor\" data-id=\"a3e3494\" data-element_type=\"widget\" data-e-type=\"widget\" data-widget_type=\"pxl_text_editor.default\">\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-widget-container\">\n\t\t\t\t\t<div class=\"pxl-text-editor\">\n\t<div class=\"pxl-item--inner\" data-wow-delay=\"ms\">\n\t\t<p>Credo si sia capito che ho incentrato la mia riflessione su due temi dove pu\u00f2 sembrare che ci sia stato un ritardo nell\u2019adeguarsi perch\u00e9 trasmettono in modo pi\u00f9 efficace il ruolo dell\u2019Associazione e del suo Direttore generale. Ma non vorrei rimanessero in ombra altri argomenti, altri campi dove invece l\u2019ABI si \u00e8 posta all\u2019avanguardia, \u00e8 stata propositiva. Fra questi un tema che mi sembra importante \u00e8 quello del salvataggio delle banche. All\u2019inizio del periodo ricompreso nel libro, ci trovavamo in un contesto in cui era diffuso il salvataggio delle imprese con risorse pubbliche. Quando un\u2019azienda falliva, si ricorreva a soluzioni che, in un modo o nell\u2019altro, la attraeva nella sfera pubblica e proteggeva i lavoratori ma anche i creditori. Gianani era consapevole che questo sistema alla lunga deresponsabilizzava i banchieri. L\u2019attenzione andava invece posta sulla tutela del risparmio che alle banche \u00e8 affidato e quindi lo strumento pi\u00f9 corretto \u00e8 quello del fondo di tutela dei depositanti. \u00c8 un progetto che nasce in seno all\u2019industria bancaria, elaborato, perfezionato e finanziato dalle stesse banche aderenti, che riscuote subito una vasta adesione. Alla sua partenza, ancor prima di diventare obbligatorio, vede la partecipazione dell\u201988% delle banche con il 99% delle masse depositate. Altrettanto importante \u00e8 il ruolo propulsivo esercitato nel campo dell\u2019innovazione tecnologica, gi\u00e0 allora vero fattore di trasformazione dell\u2019attivit\u00e0 bancaria. Felice Gianani in prima persona fu il fautore della vastissima opera svolta dall\u2019Associazione: guidare il processo di trasformazione compiuto dalle banche in quel periodo. Lo testimonia, fra l\u2019altro, l\u2019appunto citato alle pp. 171-172: \u00abLa banca del futuro sar\u00e0 soltanto automazione, automazione nella gestione e automazione nei servizi e nella consulenza; il tempo occorrente per raggiungere questo punto di arrivo \u00e8 dettato dal tempo occorrente affinch\u00e9 l\u2019uomo acquisisca la nuova cultura, immedesimandosene, tanto da abbandonare e sostituire gli attuali sistemi di gestione amministrativa e contabile, con nuovi sistemi operanti secondo le logiche proprio dell\u2019automazione. (&#8230;) La rivoluzione tecnologica che le banche oggi vivono non \u00e8 una rivoluzione di tempo breve, ma \u00e8 una rivoluzione che continua nel tempo, anche perch\u00e9 alla sua base si ha (&#8230;) un continuo rinnovamento della macchina di elaborazione e delle modalit\u00e0 logiche del loro impiego\u00bb. Sono parole che potrebbero essere pronunciate oggi, forse ancor pi\u00f9 vere e attuali. A questa visione si deve aggiungere quella della necessit\u00e0 ineluttabile che il percorso di sviluppo tecnologico non poteva avvenire che a livello di settore bancario nel suo insieme, soprattutto per affermare gli standard operativi e le modalit\u00e0 di funzionamento in circolarit\u00e0. Non si poteva procedere in ordine sparso e questo poneva il problema del possibile ritardo delle banche di minori dimensioni, meno inclini all\u2019innovazione e con meno risorse da investire. Le iniziative di sistema furono realizzare in modo tale da favorire la partecipazione anche degli intermediari pi\u00f9 piccoli. A partire dagli anni 2000 ci sarebbe stata una nuova ondata di innovazione tecnologica in banca, sospinta dall\u2019introduzione di Internet, che non ha ancora finito di prodursi. Questa seconda fase non sarebbe stata possibile senza lo sforzo di ristrutturazione degli anni Ottanta.<\/p>\t\t\n\t<\/div>\n<\/div>\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-element elementor-element-a932923 elementor-widget elementor-widget-heading\" data-id=\"a932923\" data-element_type=\"widget\" data-e-type=\"widget\" data-widget_type=\"heading.default\">\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-widget-container\">\n\t\t\t\t\t<h3 class=\"elementor-heading-title elementor-size-default\">4. Conclusioni<\/h3>\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-element elementor-element-5d9367a elementor-widget elementor-widget-pxl_text_editor\" data-id=\"5d9367a\" data-element_type=\"widget\" data-e-type=\"widget\" data-widget_type=\"pxl_text_editor.default\">\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-widget-container\">\n\t\t\t\t\t<div class=\"pxl-text-editor\">\n\t<div class=\"pxl-item--inner\" data-wow-delay=\"ms\">\n\t\t<p>Il panorama attuale del settore bancario italiano \u00e8 ovviamente profondamente diverso da quello dei tempi di Gianani. Il processo di trasformazione prese avvio proprio in quegli anni. Uno dei fattori scatenanti, o almeno abilitanti, \u00e8 stato il passaggio alla concezione della banca come azienda privata piuttosto che come istituzione pubblica, che ha comportato, come detto, il superamento della specializzazione per categorie giuridiche. Il risultato \u00e8 che allora l\u2019analisi del settore era svolta lungo il vettore della forma giuridica mentre oggi \u00e8 guidata dal business model. \u00c8 l\u2019affermazione della natura imprenditoriale dell\u2019attivit\u00e0 bancaria dove ogni azienda sceglie il proprio posizionamento e definisce il percorso strategico e non lo eredita dalla conformazione societaria. Tutto questo sarebbe incompatibile con un assetto istituzionale ancora basato sulla specializzazione per categorie giuridiche e renderebbe ancor pi\u00f9 stridenti le discriminazioni normative fra di esse, discriminazioni per la cui rimozione Gianani si adoper\u00f2, in linea con l\u2019evoluzione in senso liberista dell\u2019ordinamento. Il tuffo nel passato offerto dalla lettura del libro fa sorgere molte domande sul confronto fra l\u2019industria bancaria di allora e quella di oggi. Qual \u00e8 preferibile? La risposta \u00e8 scontata: la banca del 1980 sarebbe del tutto obsoleta nell\u2019Italia del 2025. Il cambiamento che allora si \u00e8 avviato ha conseguito un esito complessivamente positivo. Ma forse la domanda va formulata in modo diverso. Posto che la trasformazione ha consentito di ammodernare il settore, di tenerlo al passo con l\u2019evoluzione degli altri comparti dell\u2019economia e della societ\u00e0 e soprattutto della tecnologia, che cosa rimpiangiamo della banca di allora? Quali caratteristiche avremmo dovuto conservare? Io ne vedo due: una maggiore granularit\u00e0 dimensionale degli intermediari e l\u2019adesione delle banche ai contesti sociali ed economici di appartenenza. Due condizioni fra loro intersecate. Il settore bancario attuale \u00e8 ormai polarizzato intorno a due grandi gruppi, da un lato, e alcune centinaia di piccolissime banche, prevalentemente cooperative, all\u2019altro estremo. Gli eventi pi\u00f9 recenti nell\u2019ambito delle concentrazioni bancarie, e forse alcuni prossimi, acuiscono la condizione. Alla fine del periodo di Gianani all\u2019ABI si auspicava la concentrazione del settore, la costituzione di intermediari pi\u00f9 grandi, capaci di offrire servizi migliori alle grandi imprese, di assisterle nella loro internazionalizzazione, di fronteggiare la concorrenza internazionale che allora si apriva. Ma le banche erano ben pi\u00f9 di 1.000, di cui 750 casse rurali. Mancavano quelli che saranno poi definiti i campioni nazionali, e il tessuto prevalente era costituito da banche provinciali e regionali, soprattutto banche popolari e casse di risparmio. Avevano una dimensione coerente con i circuiti economici prevalenti (forse in qualche caso anche troppo!) e le poche banche nazionali assolvevano ai compiti che eccedevano la loro portata, per dimensione o per tipologia di servizio. L\u2019ampiezza dei circuiti economici locali \u00e8 certamente cambiata da allora, e la crescita dei maggiori intermediari non poteva che avvenire attraverso operazioni di aggregazione, talvolta virtuose, altre in funzione di salvataggio. Il nuovo assetto dell\u2019industria ha avuto impatto sulle banche medie che avevano una particolare attitudine al dialogo e al servizio della corrispondente fascia di clientela e non disdegnavano il lavoro con quella delle imprese minori e delle famiglie. La polarizzazione di cui si \u00e8 detto ha generato una diversa focalizzazione dei maggiori intermediari, sia in termini di target dimensionali per il credito e la finanza d\u2019impresa, sia in termini di comparti di business da sviluppare, con attenzione crescente, e forse troppo prevalente, verso il wealth management e l\u2019attivit\u00e0 assicurativa. Scelte legittime e, a giudicare dai bilanci, aziendalmente opportune. Nondimeno, si \u00e8 aperta una lacuna di servizio all\u2019economia che, nei periodi con cui ci confrontiamo, non c\u2019era.<\/p>\t\t\n\t<\/div>\n<\/div>\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-element elementor-element-f569b01 elementor-widget elementor-widget-heading\" data-id=\"f569b01\" data-element_type=\"widget\" data-e-type=\"widget\" data-widget_type=\"heading.default\">\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-widget-container\">\n\t\t\t\t\t<h3 class=\"elementor-heading-title elementor-size-default\">Note<\/h3>\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-element elementor-element-8b9077c elementor-widget elementor-widget-pxl_text_editor\" data-id=\"8b9077c\" data-element_type=\"widget\" data-e-type=\"widget\" data-widget_type=\"pxl_text_editor.default\">\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-widget-container\">\n\t\t\t\t\t<div class=\"pxl-text-editor\">\n\t<div class=\"pxl-item--inner\" data-wow-delay=\"ms\">\n\t\t<p>Intervento alla presentazione del volume di V. Torreggiani, <em>La banca che cambia. Il ruolo di Felice Gianani nelle trasformazioni bancarie degli anni Ottanta<\/em>, Istituto Luigi Einaudi per gli studi bancari, finanziari e assicurativi, Bancaria Editrice, Roma, 2025, Biblioteca \u00abStefano Siglienti\u00bb, ABI, Roma, 16 dicembre 2025.<\/p><p>(1) Assbank, l\u2019Associazione delle Aziende ordinarie di credito, vara a sua volta un grande progetto intitolato Manuale per il 1993 e oltre, ed. Edibank, che sviluppava in 7 volumi dedicati alle diverse aree tematiche e disciplinari che coinvolgono l\u2019attivit\u00e0 bancaria. Ho avuto il privilegio di far parte del comitato di coordinamento del progetto e di condividere la redazione di uno dei volumi, quello dedicato all\u2019analisi della struttura dei sistemi bancari degli altri paesi della Comunit\u00e0 europea.<\/p>\t\t\n\t<\/div>\n<\/div>\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-element elementor-element-01a2894 elementor-widget elementor-widget-heading\" data-id=\"01a2894\" data-element_type=\"widget\" data-e-type=\"widget\" data-widget_type=\"heading.default\">\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-widget-container\">\n\t\t\t\t\t<h3 class=\"elementor-heading-title elementor-size-default\">Versione PDF<\/h3>\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-element elementor-element-80caa1c elementor-widget elementor-widget-shortcode\" data-id=\"80caa1c\" data-element_type=\"widget\" data-e-type=\"widget\" data-widget_type=\"shortcode.default\">\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-widget-container\">\n\t\t\t\t\t\t\t<div class=\"elementor-shortcode\"><div class='w3eden'><!-- WPDM Link Template: Call to Action 3 -->\n<div class=\"well c2a3\">\n        <div class=\"media\">\n          <div class=\"mr-3\" align=\"left\">\n            <!-- <a\n              href=\"https:\/\/www.abi.it\/en\/download\/marzo-2026-gianani-la-concorrenza-e-leuropa-di-mario-comana\/?wpdmdl=56564&refresh=69e06b411e45e1776315201\"\n              role=\"button\"\n              aria-label=\"download file\"\n              aria-hidden=\"true\"\n            > -->\n              <svg\n                width=\"56\"\n                height=\"67\"\n                viewbox=\"0 0 56 67\"\n                fill=\"none\"\n                xmlns=\"http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg\"\n              >\n                <circle\n                  cx=\"27.5772\"\n                  cy=\"33.4703\"\n                  r=\"19\"\n                  transform=\"rotate(-45 27.5772 33.4703)\"\n                  fill=\"white\"\n                  stroke=\"#1E5580\"\n 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