{"id":57434,"date":"2026-04-28T16:24:58","date_gmt":"2026-04-28T14:24:58","guid":{"rendered":"https:\/\/abi-newsite.azurewebsites.net\/?p=57434"},"modified":"2026-04-28T16:29:48","modified_gmt":"2026-04-28T14:29:48","slug":"il-percorso-di-piero-barucci-di-pier-carlo-padoan-pier-francesco-asso-francesco-giordano","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.abi.it\/en\/il-percorso-di-piero-barucci-di-pier-carlo-padoan-pier-francesco-asso-francesco-giordano\/","title":{"rendered":"Il percorso di Piero Barucci &#8211; di Pier Carlo Padoan, Pier Francesco Asso, Francesco Giordano"},"content":{"rendered":"<div data-elementor-type=\"wp-post\" data-elementor-id=\"57434\" class=\"elementor elementor-57434\" data-elementor-post-type=\"post\">\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-element elementor-element-5a8a5f1 e-flex e-con-boxed e-con e-parent\" data-id=\"5a8a5f1\" data-element_type=\"container\" data-e-type=\"container\">\n\t\t\t\t\t<div class=\"e-con-inner\">\n\t\t<div class=\"elementor-element elementor-element-8a36526 e-con-full elementor-hidden-tablet_extra elementor-hidden-tablet elementor-hidden-mobile_extra elementor-hidden-mobile e-flex e-con e-child\" data-id=\"8a36526\" data-element_type=\"container\" data-e-type=\"container\">\n\t\t\t\t<\/div>\n\t\t<div class=\"elementor-element elementor-element-ff9fd06 e-con-full e-flex e-con e-child\" data-id=\"ff9fd06\" data-element_type=\"container\" data-e-type=\"container\">\n\t\t<article class=\"elementor-element elementor-element-6f09580 section e-con-full e-flex e-con e-child\" data-id=\"6f09580\" data-element_type=\"container\" data-e-type=\"container\" data-settings=\"{&quot;background_background&quot;:&quot;classic&quot;}\">\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-element elementor-element-589e382 elementor-widget elementor-widget-heading\" data-id=\"589e382\" data-element_type=\"widget\" data-e-type=\"widget\" data-widget_type=\"heading.default\">\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-widget-container\">\n\t\t\t\t\t<h1 class=\"elementor-heading-title elementor-size-default\">Un ricordo di Piero Barucci<\/h1>\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-element elementor-element-d5991dc elementor-widget elementor-widget-pxl_text_editor\" data-id=\"d5991dc\" data-element_type=\"widget\" data-e-type=\"widget\" data-widget_type=\"pxl_text_editor.default\">\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-widget-container\">\n\t\t\t\t\t<div class=\"pxl-text-editor\">\n\t<div class=\"pxl-item--inner\" data-wow-delay=\"ms\">\n\t\t<p class=\"xmsonormal\" style=\"margin: 0cm\"><strong>Pier Carlo Padoan<\/strong>, Presidente di UniCredit<\/p>\t\t\n\t<\/div>\n<\/div>\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<\/article>\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-element elementor-element-d32b19c elementor-widget elementor-widget-pxl_text_editor\" data-id=\"d32b19c\" data-element_type=\"widget\" data-e-type=\"widget\" data-widget_type=\"pxl_text_editor.default\">\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-widget-container\">\n\t\t\t\t\t<div class=\"pxl-text-editor\">\n\t<div class=\"pxl-item--inner\" data-wow-delay=\"ms\">\n\t\t<p>Il mio primo \u00abincontro intellettuale\u00bb con Piero Barucci risale alla sua esperienza come Ministro del Tesoro, nei governi di Amato e Ciampi in anni a dir poco difficili per l\u2019economia italiana, a cavallo degli anni Ottanta e Novanta. A questi seguiranno gli anni della convergenza verso l\u2019unione monetaria in un contesto di elevata instabilit\u00e0 e turbolenza sui mercati finanziari. Sono, anche, gli anni della crisi della lira in un contesto di liberalizzazione dei mercati finanziari. Improvvisamente il paese si ritrov\u00f2 piu povero e apparentemente senza una rotta certa da imboccare. Il Governo e il Ministro del Tesoro evitarono che la crisi diventasse insostenibile. Sono anche anni in cui l\u2019Europa \u00abbatte un colpo\u00bb scegliendo la trasformazione istituzionale \u2013 il lancio dell\u2019unione monetaria \u2013 come via di uscita dalla crisi. \u00c8 una scelta dell\u2019Europa in cui si inserisce la scelta dell\u2019Italia. Sarebbero seguiti altri anni, altrettanto difficili ma condotti con una strategia chiara, che si sarebbero conclusi con il definitvo passaggio all\u2019euro. Rivolgendo oggi lo sguardo a quel periodo emerge con chiarezza il valore dell\u2019esperienza di Piero Barucci nelle posizioni apicali di Presidente dell\u2019ABI e di membro dell\u2019Autorit\u00e0 garante della concorrenza oltrech\u00e9 di Ministro: posizioni la cui esperienza sarebbe stata preziosa in una lunga fase di trasformazione istituzionale Ho apprezzato in quegli anni un aspetto della sua attivit\u00e0 come Ministro che poi avrei ritrovato direttamente. La capacit\u00e0 di trovare una sintesi efficace tra aspetti di economia, finanza, legislazione, amministrazione e scelte politiche. Solo una capacita di sintesi ad alto livello permette di portare a termine il percorso che parte dal lancio di una iniziativa legislativa e che dovrebbe finire con l\u2019approvazione di un testo normativo auspicabilmente efficace e tempestivo. Ho poi reincontrato Piero e interagito con lui negli ultimi due anni, impegnato nella conclusione del secondo volume della storia di UniCredit, scritto assieme a Francesco Giordano. La narrazione ha coperto un periodo di aggiustamento e trasformazione istituzionale che si \u00e8 concluso con il passaggio alla moneta unica. In questo secondo periodo i temi rilevanti sono quelli che hanno a che fare, tra gli altri, con il processo di consolidamento e privatizzazione del settore bancario. Il lascito intellettuale di Piero Barucci \u00e8 di una almeno duplice dimensione. Come studioso e come uomo delle istituzioni. D\u2019altra parte, come detto, la storia dei sistemi finanziari di cui lui si \u00e8 occupato richiede sempre un mix di diverse discipline, economia e finanza naturalmente, ma anche istituzioni, quadro internazionale, storia politica E non ci sono occasioni piu nitide nel mostrare la rilevanza di tale mix che i momenti di crisi. Cruciale in questo caso, ma non solo, l\u2019abilit\u00e0 dello scrittore nel dosare i diversi fattori. Mai un singolo fattore pu\u00f2 bastare. L\u2019abilit\u00e0 consiste nel trovare il giusto dosaggio. Un esempio dell\u2019abilit\u00e0 di Piero Barucci nel comporre i dosaggi si ritrova nei suoi scritti relativi alla crisi economica e finanziaria del 1992, quando era Ministro del Tesoro. Rileggendoli oggi \u00e8 sorprendente la similitudine del susseguirsi delle vicende, i fattori in gioco tra il 1992 e quella che \u00e8 passata alla storia come la grande crisi finanziaria della prima met\u00e0 del decennio trascorso pur nella profonda diversit\u00e0 degli aspetti istituzionali: il sistema monetario europeo e l\u2019unione monetaria. Oggi i sistemi finanziari stanno attraversando fasi di crisi multiple, tecnologiche, ambientali, geopolitiche. Piero Barucci avrebbe potuto dare contributi rilevanti sia dal punto di vista della loro comprensione che dal lato delle misure necessarie per affrontarle.<\/p>\t\t\n\t<\/div>\n<\/div>\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-element elementor-element-08a6512 elementor-widget elementor-widget-heading\" data-id=\"08a6512\" data-element_type=\"widget\" data-e-type=\"widget\" data-widget_type=\"heading.default\">\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-widget-container\">\n\t\t\t\t\t<h1 class=\"elementor-heading-title elementor-size-default\">Piero Barucci, Presidente dell\u2019ABI (1987-1991)<\/h1>\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-element elementor-element-f45b559 elementor-widget elementor-widget-pxl_text_editor\" data-id=\"f45b559\" data-element_type=\"widget\" data-e-type=\"widget\" data-widget_type=\"pxl_text_editor.default\">\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-widget-container\">\n\t\t\t\t\t<div class=\"pxl-text-editor\">\n\t<div class=\"pxl-item--inner\" data-wow-delay=\"ms\">\n\t\t<p class=\"xmsonormal\" style=\"margin: 0cm\"><strong>Pier Francesco Asso<\/strong>, Universit\u00e0 di Palermo<\/p>\t\t\n\t<\/div>\n<\/div>\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-element elementor-element-59d40aa elementor-widget elementor-widget-pxl_text_editor\" data-id=\"59d40aa\" data-element_type=\"widget\" data-e-type=\"widget\" data-widget_type=\"pxl_text_editor.default\">\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-widget-container\">\n\t\t\t\t\t<div class=\"pxl-text-editor\">\n\t<div class=\"pxl-item--inner\" data-wow-delay=\"ms\">\n\t\t<p>Il 26 febbraio 2026 \u00e8 mancato Piero Barucci, Presidente onorario dell\u2019ABI. Con questo articolo si ricostruiscono alcuni aspetti che hanno caratterizzato la vita dell\u2019Associazione negli anni della sua presidenza, nei quali l\u2019ABI progressivamente increment\u00f2 la missione diretta a generare servizi a vantaggio delle associate che svolgessero una funzione di \u00abbeni pubblici\u00bb in grado di aumentare mediamente l\u2019efficienza, la competitivit\u00e0 e l\u2019attrattivit\u00e0 dell\u2019intero settore bancario. Questo sforzo di maturazione e di crescita, di superamento definitivo di un \u00abmondo di ieri\u00bb basato sulla centralit\u00e0 ma anche sulla protezione e sullo sfruttamento di rendite ampiamente godute dal settore bancario, fu difeso costantemente da Barucci.<\/p>\t\t\n\t<\/div>\n<\/div>\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-element elementor-element-ca6be88 elementor-widget elementor-widget-heading\" data-id=\"ca6be88\" data-element_type=\"widget\" data-e-type=\"widget\" data-widget_type=\"heading.default\">\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-widget-container\">\n\t\t\t\t\t<h3 class=\"elementor-heading-title elementor-size-default\">1. La nomina<\/h3>\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-element elementor-element-a3e3494 elementor-widget elementor-widget-pxl_text_editor\" data-id=\"a3e3494\" data-element_type=\"widget\" data-e-type=\"widget\" data-widget_type=\"pxl_text_editor.default\">\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-widget-container\">\n\t\t\t\t\t<div class=\"pxl-text-editor\">\n\t<div class=\"pxl-item--inner\" data-wow-delay=\"ms\">\n\t\t<p>Storico, economista, professore presso le Universit\u00e0 di Siena e poi di Firenze, instancabile promotore di progetti di ricerca di grande impatto, Piero Barucci si era avvicinato al mondo bancario negli anni Settanta come consulente della Banca Toscana. \u00c8 a partire da questa esperienza che matur\u00f2 la sua nomina alla guida del Monte dei Paschi nel maggio del 1983. Essa avvenne a seguito di un processo di rinnovamento dei quadri dirigenziali delle principali banche e imprese pubbliche con l\u2019inserimento di uomini appartenenti a una generazione pi\u00f9 giovane ed esterni all\u2019apparato delle partecipazioni statali. L\u2019accesa campagna sulla \u00abquestione morale\u00bb e la scoperta nelle liste della loggia massonica P2 di numerosi personaggi appartenenti ai livelli pi\u00f9 alti del mondo del credito e dell\u2019economia pubblica, furono due elementi fondamentali che favorirono la designazione di Barucci al vertice del Monte. All\u2019inizio degli anni Ottanta, il Monte era fra i pi\u00f9 prestigiosi e solidi istituti di credito del Paese ma anche fra quelli pi\u00f9 potenzialmente compromessi con le oscure trame intessute dal maestro venerabile di Castiglion Fibocchi. Alla guida del Monte dei Paschi, il professore fiorentino mostr\u00f2, sin dai primi momenti, grande dinamismo, visione strategica ed elevate capacit\u00e0 gestionali e organizzative. Qualit\u00e0 che gli permisero di rilanciare l\u2019immagine e l\u2019azione di un istituto bancario in buona salute, con una notevole dotazione di patrimonio libero, ma ancora fortemente ancorato alla provincia di Siena e ad alcune regioni del Centro Italia. La presidenza Barucci coincise con una decisa accelerazione dei processi di diversificazione operativa e territoriale, che spinsero il Monte, per la prima volta nella sua storia, a espandere le proprie attivit\u00e0 verso i mercati finanziari e dei prodotti innovativi e la costruzione di un gruppo di respiro nazionale e internazionale. L\u2019investimento nei servizi e nella ricerca scientifica e la valorizzazione del grande patrimonio di beni culturali presenti nel territorio di origine furono i principali asset verso cui si indirizzarono le risorse del Monte a beneficio della collettivit\u00e0, contribuendo a realizzare progetti che ancora oggi rappresentano importanti poli di sviluppo dell\u2019economia senese (Asso e Nerozzi, 2016, pp. 283 e ss.). Queste doti di dinamismo, visione e lungimiranza di Barucci ebbero modo di manifestarsi ampiamente sin dalla sua prima partecipazione ai lavori del Comitato Esecutivo dell\u2019ABI di cui fu membro fra il 1983 e il 1987. In questa fase iniziale di impegno in ABI, insieme ad altri banchieri di recente nomina come Nerio Nesi (Bnl) e Gianni Zandano (Istituto San Paolo di Torino), Barucci fu protagonista di iniziative e proposte dirette a rendere pi\u00f9 flessibile la politica dei tassi e delle condizioni bancarie, a rafforzare le conoscenze della base associativa sulle principali innovazioni finanziarie, a favorire la partecipazione delle banche italiane al percorso d\u2019integrazione europea. Ecco dunque che, nel giugno del 1987, Barucci divenne il principale candidato alla sostituzione di Giannino Parravicini, nonostante egli condividesse con il professore varesino la comune appartenenza alla categoria degli \u00abistituti di credito di diritto pubblico \u00bb. Sebbene Parravicini si fosse candidato per un terzo mandato, Barucci ricevette l\u2019unanimit\u00e0 dei consensi del Comitato Esecutivo come suo successore al vertice dell\u2019Associazione di Piazza del Ges\u00f9 (Asso e Nerozzi, 2009, pp. 415 e ss.).<\/p>\t\t\n\t<\/div>\n<\/div>\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-element elementor-element-a932923 elementor-widget elementor-widget-heading\" data-id=\"a932923\" data-element_type=\"widget\" data-e-type=\"widget\" data-widget_type=\"heading.default\">\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-widget-container\">\n\t\t\t\t\t<h3 class=\"elementor-heading-title elementor-size-default\">2. La controversa eredit\u00e0 della presidenza Parravicini<\/h3>\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-element elementor-element-5d9367a elementor-widget elementor-widget-pxl_text_editor\" data-id=\"5d9367a\" data-element_type=\"widget\" data-e-type=\"widget\" data-widget_type=\"pxl_text_editor.default\">\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-widget-container\">\n\t\t\t\t\t<div class=\"pxl-text-editor\">\n\t<div class=\"pxl-item--inner\" data-wow-delay=\"ms\">\n\t\t<p>La fine della presidenza Parravicini era coincisa con il lusinghiero successo del varo del Fondo Interbancario di Tutela dei Depositi. Il progetto del Fondo aveva lungamente impegnato i vertici e le strutture dell\u2019ABI per oltre un decennio, a seguito delle gravi crisi bancarie che si erano verificate dopo la caduta del sistema di Bretton Woods e lo scoppio del primo shock petrolifero. I crolli delle banche di Sindona nel 1974 e del Banco Ambrosiano nel 1982 avevano alimentato i timori di una nuova, grave stagione di instabilit\u00e0 bancaria, foriera di devastanti effetti sistemici e di ingenti costi a carico di un bilancio pubblico sempre pi\u00f9 dissestato. Ecco che la costituzione di un Fondo, avviato e gestito con il contributo volontario del settore bancario e sotto la regia dell\u2019ABI, appariva un passaggio necessario per arricchire gli strumenti a disposizione delle Autorit\u00e0 per la risoluzione di crisi future. Il Fondo rispondeva anche a una esigenza di rilancio dell\u2019immagine di un settore che era stato spesso al centro di critiche provenienti da pi\u00f9 fronti per la sua scarsa trasparenza e le eccessive rendite di posizione. Indubbiamente, dar vita a un Fondo finanziato interamente dal settore con lo scopo di tamponare crisi e pericolosi \u00abeffetti contagio\u00bb rappresentava una rinnovata espressione di quei principi di coesione interna e di solidariet\u00e0 che, per tutto il dopoguerra, avevano rappresentato la caratteristica distintiva dell\u2019ABI di Stefano Siglienti. Tuttavia, su altri fronti essenziali per la crescita e la modernizzazione del settore bancario, i risultati ottenuti dall\u2019ABI non erano stati altrettanto positivi. Infatti, nel quadriennio della presidenza Parravicini, l\u2019Associazione si era spesso collocata su posizioni di resistenza e di sostanziale retroguardia. Ci\u00f2 avvenne anche in occasione di progetti che si trovavano al centro della discussione politica e dell\u2019azione riformatrice portata avanti, con gradualit\u00e0 ma con ferma determinazione, dalla Banca d\u2019Italia di Carlo Azeglio Ciampi. Fra di essi, ne emergevano quattro particolarmente rilevanti: la riforma dell\u2019ordinamento bancario, avviata con la pubblicazione del \u00ablibro bianco\u00bb della Banca d\u2019Italia (1981) e del \u00abrapporto Andreatta\u00bb elaborato da Mario Monti, Francesco Cesarini e Carlo Scognamiglio (1982); la tendenza, ormai inevitabile, verso la despecializzazione di un settore che era ancora anacronisticamente segmentato in categorie e circuiti creditizi poco collegati e soprattutto poco permeabili alla concorrenza e alle relazioni di mercato; la diffusione di una cultura bancaria pi\u00f9 moderna e imprenditoriale che rafforzasse le strategie di gestione e di commercializzazione dei prodotti e dei servizi offerti dalle banche; per giungere, infine, alla questione, sempre pi\u00f9 scottante, degli inadeguati livelli di \u00abtrasparenza bancaria\u00bb nei confronti di una clientela sempre pi\u00f9 attenta a voler definire condizioni contrattuali certe e maggiormente rispettose delle libere scelte e degli orientamenti dei risparmiatori. Su quest\u2019ultimo tema, le numerose iniziative, anche trasversali, presentate in Parlamento e rivendicate dalla societ\u00e0 civile erano state accolte dall\u2019ABI con una certa freddezza e una scarsa disponibilit\u00e0 al cambiamento (Asso e Nerozzi, 2009, pp. 343 e ss.). In definitiva, per accrescere i valori dell\u2019efficienza e della competitivit\u00e0 e per irrobustire l\u2019immagine di un settore che i turbolenti eventi degli anni Settanta avevano fortemente contribuito a offuscare, le tradizionali funzioni dell\u2019ABI fondate sulla rappresentanza e sulla tutela degli interessi settoriali non sembravano pi\u00f9 sufficienti ma rischiavano di produrre effetti controproducenti. Esse dovevano arricchirsi e svilupparsi in altre e pi\u00f9 ambiziose direzioni, maggiormente orientate alla produzione di servizi collettivi e di iniziative utili alla concreta modernizzazione del sistema. Era, infatti, anche e soprattutto in questi ambiti che il mondo delle banche doveva procedere a un ringiovanimento e a una rivitalizzazione dei quadri dirigenziali, della loro provenienza, della loro formazione culturale e professionale. E l\u2019ABI, in questo, non faceva certo eccezione.<\/p>\t\t\n\t<\/div>\n<\/div>\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-element elementor-element-5d0e41e elementor-widget elementor-widget-heading\" data-id=\"5d0e41e\" data-element_type=\"widget\" data-e-type=\"widget\" data-widget_type=\"heading.default\">\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-widget-container\">\n\t\t\t\t\t<h3 class=\"elementor-heading-title elementor-size-default\">3. La foresta in movimento<\/h3>\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-element elementor-element-8400e32 elementor-widget elementor-widget-pxl_text_editor\" data-id=\"8400e32\" data-element_type=\"widget\" data-e-type=\"widget\" data-widget_type=\"pxl_text_editor.default\">\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-widget-container\">\n\t\t\t\t\t<div class=\"pxl-text-editor\">\n\t<div class=\"pxl-item--inner\" data-wow-delay=\"ms\">\n\t\t<p>La storia dell\u2019ABI negli anni della presidenza di Barucci (1987-1991) si sovrappone, dunque, a un periodo di cambiamenti epocali che attraversarono il settore bancario italiano nelle sue varie componenti e attivit\u00e0. Il principale centro propulsore del cambiamento fu, all\u2019interno, la Banca d\u2019Italia; mentre, all\u2019esterno, importanti impulsi provennero dal Comitato di Basilea e dalla Commissione europea. Sul piano operativo, le principali innovazioni interessarono i mercati finanziari e quelli valutari; i sistemi e le tecniche di pagamento; la diversificazione operativa con la crescita del parabancario e dell\u2019offerta di servizi anche in attivit\u00e0 che, tradizionalmente, erano state precluse alle banche quali, ad esempio, i prodotti assicurativi. Tutti questi ambiti erano poi subordinati all\u2019elaborazione di complessi progetti di riforma istituzionale che intendevano modificare, in senso \u00abprivatistico \u00bb, le fondamenta gettate dalla legge bancaria del 1936, coinvolgendo le diverse categorie di banche che componevano il settore. Infine, come gi\u00e0 era accaduto con il telegrafo in occasione dello scoppio della prima fase di globalizzazione di fine Ottocento, il progresso tecnologico che acceler\u00f2 con eccezionale e imprevista rapidit\u00e0 la trasmissione delle informazioni e delle conoscenze forn\u00ec un contributo decisivo e per molti aspetti traumatico alla inevitabile diffusione dei nuovi processi operativi (su questi temi, si rinvia a Ciocca, 2000; Onado, 2004, 2022; Giordano, 2007). Di fronte a queste sfide di cambiamento e di trasformazione, le banche italiane si trovarono relativamente impreparate e poco propense a operare in condizioni di mercato; poco disposte a favorire una pi\u00f9 vivace concorrenza su base nazionale e, in prospettiva, internazionale. Ancora alla met\u00e0 degli anni Ottanta, all\u2019interno del settore bancario italiano prevalevano sentimenti di diffidenza, se non di vera e propria contrapposizione, nei confronti dei valori della concorrenza e del libero mercato o della definizione di condizioni pi\u00f9 trasparenti sui prodotti e sui servizi offerti alla clientela. Le iniziative portate avanti in sede europea erano guardate con sospetto e frequentemente contrastate nei loro principi fondamentali; fra di essi, sin dalle loro prime formulazioni nelle direttive europee approvate nella seconda met\u00e0 degli anni Settanta, il settore bancario italiano si oppose alla rimozione degli accordi interbancari, al principio del \u00abmutuo riconoscimento\u00bb o alla nuova disciplina sui \u00abgrandi fidi\u00bb. Soprattutto si temeva che il mutuo riconoscimento avrebbe favorito l\u2019ingresso nel nostro Paese di istituti pi\u00f9 forti, pi\u00f9 innovativi e meno oppressi dai vincoli operativi e amministrativi che, invece, influivano non poco sui costi della raccolta, sulla pressione fiscale, sulle scelte di portafoglio delle banche italiane. Nel determinare questo spirito di resistenza incideva il peso dominante della propriet\u00e0 pubblica, anche per le insormontabili difficolt\u00e0, sia sul piano giuridico che su quello politico, di innalzare i livelli di capitalizzazione patrimoniale e di crescita dimensionale degli istituti che consentisse loro di ac quisire le economie di scala e di scopo che si stavano creando con l\u2019ampliamento dei mercati. Al tempo stesso, erano ancora diffusi, ricorrenti e stringenti i vincoli e gli strumenti amministrativi che, fermamente ancorati al principio della difesa del \u00abpubblico interesse\u00bb, condizionavano l\u2019operativit\u00e0 delle banche italiane e limitavano le loro potenzialit\u00e0 di azione e di crescita. Come contropartita di questa subordinazione alle priorit\u00e0 che, di volta in volta, venivano imposte dai superiori interessi nazionali, il sistema poteva ancora vantare livelli di redditivit\u00e0 sufficientemente elevati grazie ai numerosi fattori di protezione e di privilegio che andavano a beneficio dell\u2019\u00abItalia delle banche\u00bb e che, con pochi sforzi, si riflettevano positivamente nel mantenimento di elevati margini di intermediazione. In questo contesto, l\u2019ABI di Barucci scelse di fare la sua parte per sostenere il cambiamento e affiancare l\u2019azione delle Autorit\u00e0 nazionali e internazionali per definire e realizzare, senza ulteriori ritardi, questo ambizioso disegno di modernizzazione. La tutela degli interessi delle associate non avvenne dunque attraverso una resistenza al cambiamento ma cercando di partecipare attivamente ai processi, per adeguare le banche italiane al nuovo scenario che si andava configurando e, in una certa misura, per orientarne gli esiti. Sin dalla sua prima <em>Relazione<\/em>, letta a Palazzo Altieri nel giugno 1988, Barucci non nascose le difficolt\u00e0 di queste grandi sfide che il settore bancario si trovava a fronteggiare. Occorreva, tuttavia, insistere sull\u2019importanza di non combattere battaglie di retroguardia ma valorizzare principi, \u00abparole chiave\u00bb, che tradizionalmente non appartenevano alla storia bancaria italiana e su cui, in precedenza, la stessa ABI si era scontrata, finendo per essere spesso incapace di trovare una sintesi fra le varie anime e le numerose categorie che componevano la propria base associativa. \u00abEuropa\u00bb, \u00abmercato\u00bb, \u00abefficienza\u00bb, \u00abinnovazioni finanziarie\u00bb, \u00abbanca come impresa \u00bb, \u00abtrasparenza\u00bb furono le principali categorie che guidarono l\u2019opera di Barucci e caratterizzarono la sua presidenza. Esse compaiono con frequente ricorrenza nelle quattro <em>Reports <\/em>(1988-1991) che portano la sua firma come Presidente dell\u2019ABI (ABI, 1993; Barucci 2022). L\u2019ABI venne dunque schierata apertamente da Barucci a fianco della Banca d\u2019Italia di Ciampi nella costruzione di condizioni maggiormente orientate alla concorrenza, all\u2019innovazione, al progresso tecnico del settore. Con la consueta efficacia stilistica della sua prosa chiara e diretta, Barucci lo precis\u00f2: \u00absi tratta di processi di cui si pu\u00f2 solo discutere il ritmo e l\u2019ampiezza, non la direzione, e che le banche italiane considerano come un dato nella definizione delle rispettive strategie\u00bb (Barucci 2022, pp. 19-20, si cita dalla <em>Relazione <\/em>per il 1988). Per questo occorreva \u00aborganizzar[si] per affrontare adeguatamente la concorrenza internazionale, che chiediamo possa compiutamente realizzarsi. Sappiamo cosa significhi e non ostentiamo sicurezza alcuna; ammettiamo apertamente di temerla, ma siamo anche consapevoli che essa sar\u00e0 l\u2019<em>humus <\/em>ove dovremo vivere e sappiamo che sta a noi adattarsi. C\u2019\u00e8 da trasformare i timori in decisioni che ci facciano forti\u00bb (Barucci 2022, pp. 54-55, si cita dalla <em>Relazione <\/em>per il 1989). Numerosi furono i processi che, nel giro di pochi anni, ebbero impatti significativi sulle scelte dei risparmiatori, sull\u2019offerta di servizi innovativi, sull\u2019immagine del settore bancario. \u00c8 sufficiente qui ricordare i contributi offerti dall\u2019ABI nella realizzazione di un mercato telematico dei titoli di Stato (1988), nella costruzione delle reti Pos e Bancomat (1989-1990), nella riforma del mercato interbancario dei depositi (Mid, 1990). Risultati raggiunti anche grazie alla fruttuosa collaborazione con la Banca d\u2019Italia con cui ABI partecip\u00f2 alla costituzione della Societ\u00e0 Italiana per l\u2019Automazione (Sia). Al tempo stesso, seppure l\u2019ABI fu apertamente schierata per sostenere il percorso indicato dalla Banca d\u2019Italia, non mancarono momenti di forte critica e di tensione. Come quando, nel settembre 1987, un po\u2019 a sorpresa \u2013 \u00aba intermittenza \u00bb, come osserv\u00f2 Barucci sulla stampa (Intervista a <em>Repubblica<\/em>, 15 settembre 1987, citata da Asso e Nerozzi, 2009, p. 447) \u2013 la banca centrale scelse di reintrodurre i massimali sugli impieghi delle banche. Per un settore ormai impegnato in una complessa opera di trasformazione, i massimali rappresentavano, ancor pi\u00f9 di prima, uno strumento iniquo che alimentava \u00abl\u2019incertezza negli orizzonti\u00bb e provocava forti distorsioni nelle strategie gestionali delle banche. Una misura che non discriminava e che non agevolava la formazione \u00abdi un atteggiamento imprenditoriale in chi governa una banca. Non riesco a levarmi dalla testa l\u2019idea che per le aziende bancarie italiane c\u2019\u00e8 sempre una condizione di sovranit\u00e0 in qualche modo limitata. In questo modo \u00e8 pi\u00f9 difficile battere la concorrenza delle banche europee. Abbiamo avuto mesi molto belli in cui ci siamo avvicinati tanto all\u2019Europa. Ora si torna indietro\u00bb (Intervista a <em>Repubblica<\/em>, 15 settembre 1987, citata da Asso e Nerozzi, 2009, p. 447).<\/p>\t\t\n\t<\/div>\n<\/div>\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-element elementor-element-e2df8f2 elementor-widget elementor-widget-heading\" data-id=\"e2df8f2\" data-element_type=\"widget\" data-e-type=\"widget\" data-widget_type=\"heading.default\">\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-widget-container\">\n\t\t\t\t\t<h3 class=\"elementor-heading-title elementor-size-default\">4. La legge Amato e l\u2019ABI<\/h3>\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-element elementor-element-1c57178 elementor-widget elementor-widget-pxl_text_editor\" data-id=\"1c57178\" data-element_type=\"widget\" data-e-type=\"widget\" data-widget_type=\"pxl_text_editor.default\">\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-widget-container\">\n\t\t\t\t\t<div class=\"pxl-text-editor\">\n\t<div class=\"pxl-item--inner\" data-wow-delay=\"ms\">\n\t\t<p>Quando cominci\u00f2 a prendere forma il progetto di riforma bancaria che sarebbe poi stato definito dalla legge Amato, i contributi dell\u2019ABI di Barucci furono propositivi e consentirono di creare un clima che agevol\u00f2 la trasformazione delle banche pubbliche, la creazione delle fondazioni, l\u2019apertura di un processo di concentrazioni che si sarebbe realizzato nel corso del decennio. Un crescente scetticismo venne invece manifestato da ABI nei confronti del modello di \u00abgruppo polifunzionale\u00bb, che pure stava al centro delle proposte elaborate dalla Banca d\u2019Italia, mentre maggior favore fu diretto a sostegno della banca universale e poi, appunto, della r iforma Amato. Quest\u2019ultima venne ritenuta dall\u2019ABI un passaggio tecnicamente necessario per ricapitalizzare e riformare le banche pubbliche ma anche un\u2019importante occasione politica per favorire il riassetto del settore rafforzandone la natura imprenditoriale e privatistica. L\u2019ABI si espresse positivamente a sostegno di un aumento del grado di concentrazione e capitalizzazione delle banche italiane attraverso processi di fusione e di concentrazione che coinvolgessero banche appartenenti a diverse categorie. In questo Barucci seppe raccogliere una forte apertura di credito da parte della Banca d\u2019Italia. Nelle <em>Considerazioni finali <\/em>per il 1987, lette nel maggio 1988, il Governatore Ciampi aveva espressamente menzionato il ruolo dell\u2019ABI, legittimando l\u2019Associazione come sede e interlocutore naturale per affrontare e risolvere i problemi del sistema: \u00abIl pi\u00f9 elevato livello di concorrenza che caratterizza ormai i mercati bancari non deve impedire di ricercare i momenti di cooperazione necessari per risolvere problemi che investono l\u2019intero sistema. In alcuni campi, quali la ridefinizione delle forme della raccolta, una fase di cooperazione pu\u00f2 essere necessaria affinch\u00e9 la concorrenza possa esplicarsi con maggiore efficacia. Gli organismi rappresentativi del sistema e in primo luogo l\u2019Associazione Bancaria Italiana costituiscono la sede naturale di discussione di questi problemi; di individuazione delle soluzioni per le infrastrutture; di fissazione dei requisiti tecnici\u00bb (Banca d\u2019Italia, 1988, p. 31). Nella versione finale della legge Amato, furono accolte alcune richieste e suggerimenti dell\u2019ABI in materia di agevolazioni fiscali, di parit\u00e0 di trattamento fra istituti pubblici e privati, di disciplina delle operazioni infragruppo. Altrettanto convinta fu l\u2019azione dell\u2019ABI nel tornare a consentire, dopo oltre 50 anni, la partecipazione al capitale di banche di societ\u00e0 non finanziarie e non bancarie seppure con una quota che complessivamente non fosse superiore al 15%. Al tempo stesso l\u2019ABI combatt\u00e9 una battaglia, inizialmente da posizioni isolate, per introdurre condizioni di reciprocit\u00e0 nei rapporti fra banche e societ\u00e0 di assicurazioni, consentendo alle prime di poter acquisire partecipazioni anche di controllo nel capitale delle seconde oltrech\u00e9 di rafforzare i canali distributivi dei propri servizi. Infatti, una delibera del Cicr del 1981 aveva impedito alle banche di assumere partecipazioni in compagnie di assicurazione. La proposta dell\u2019ABI fu recepita nel maggio 1990. Per quanto riguarda poi il tema del rafforzamento patrimoniale delle banche, l\u2019ABI ebbe un ruolo importante nel sostenere l\u2019opera della Federazione Bancaria Europea in sede di recepimento delle indicazioni provenienti dal Comitato di Basilea. La Fbe valut\u00f2 favorevolmente l\u2019applicazione di comuni coefficienti di solvibilit\u00e0 e di patrimonializzazione, pur premendo per la definizione di una base patrimoniale allargata che includesse nel capitale delle aziende anche i fondi rischi sui crediti non passati a sofferenza.<\/p>\t\t\n\t<\/div>\n<\/div>\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-element elementor-element-babe31d elementor-widget elementor-widget-heading\" data-id=\"babe31d\" data-element_type=\"widget\" data-e-type=\"widget\" data-widget_type=\"heading.default\">\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-widget-container\">\n\t\t\t\t\t<h3 class=\"elementor-heading-title elementor-size-default\">5. Conclusioni<\/h3>\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-element elementor-element-829d495 elementor-widget elementor-widget-pxl_text_editor\" data-id=\"829d495\" data-element_type=\"widget\" data-e-type=\"widget\" data-widget_type=\"pxl_text_editor.default\">\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-widget-container\">\n\t\t\t\t\t<div class=\"pxl-text-editor\">\n\t<div class=\"pxl-item--inner\" data-wow-delay=\"ms\">\n\t\t<p>Abbiamo gi\u00e0 osservato che, con la presidenza Barucci, la funzione dell\u2019ABI volta alla rappresentanza e alla difesa degli interessi settoriali cominci\u00f2 a perdere consapevolmente di peso mentre, specularmente, aumentava la missione diretta a generare servizi a vantaggio delle associate che svolgessero una funzione di \u00abbeni pubblici\u00bb in grado di aumentare mediamente l\u2019efficienza, la competitivit\u00e0 e l\u2019attrattivit\u00e0 dell\u2019intero settore. Questo sforzo di maturazione e di crescita, di superamento definitivo di un \u00abmondo di ieri\u00bb basato sulla centralit\u00e0 ma anche sulla protezione e sullo sfruttamento di rendite ampiamente godute dal settore bancario, fu difeso costantemente da Barucci. Lo fece sia sul fronte esterno, di fronte all\u2019opinione pubblica, in Parlamento, nei principali consessi istituzionali, o sulla stampa nazionale e internazionale, sia sul fronte interno, nei confronti della propria base associativa, per stimolare la crescita di una nuova cultura bancaria che fosse condivisa e messa in pratica. Il contesto spingeva inevitabilmente in questa direzione: infatti, mai nel passato la trasformazione del mestiere di chi \u00abfa banca\u00bb era stata tanto radicale quanto rapida. Attraverso una \u00abgragnuola di innovazioni\u00bb, come la defin\u00ec Barucci nella <em>Relazione <\/em>per il 1990 (2022, p. 135), le banche avevano acquisito una libert\u00e0 gestionale e operativa molto maggiore sia sul piano interno che su quello estero anche grazie alla rapida realizzazione della liberalizzazione valutaria che restituiva, dopo oltre cinquant\u2019anni, una piena capacit\u00e0 di intermediazione sul mercato dei cambi e sui flussi finanziari internazionali. Dimessosi nel maggio 1990 dalla carica di Presidente del Monte dei Paschi di Siena e nominato Amministratore delegato del Credito Italiano, Barucci mantenne ancora per un anno la presidenza dell\u2019ABI, prima di essere chiamato a ricoprire responsabilit\u00e0 ancora pi\u00f9 elevate. Ministro del Tesoro tra il maggio del 1992 e la primavera del 1994, in un contesto segnato dalla crisi del sistema politico e dalla rapida evoluzione delle relazioni internazionali, fu tra coloro che si assunsero l\u2019onere di imprimere un\u2019accelerazione al percorso dell\u2019Italia verso l\u2019Unione europea e la moneta unica. Il suo impegno in ABI testimonia la coerenza di un percorso guidato dalla convinzione che solo affrontando con decisione ritardi e debolezze, e imboccando la strada dell\u2019innovazione e della concorrenza, il Paese avrebbe potuto preservare i livelli di progresso e di benessere che erano stati raggiunti nei primi tre decenni postbellici. Se non tutte queste attese furono soddisfatte, resta il fatto che la sua azione contribu\u00ec a orientare il dibattito e le scelte di policy in una fase cruciale, mettendo in luce al contempo le difficolt\u00e0 strutturali, i vincoli politici ma anche le sacche di arretratezza culturale e di resistenza sistemica che accompagnarono quel processo di trasformazione.<\/p>\t\t\n\t<\/div>\n<\/div>\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-element elementor-element-531fbb7 elementor-widget elementor-widget-heading\" data-id=\"531fbb7\" data-element_type=\"widget\" data-e-type=\"widget\" data-widget_type=\"heading.default\">\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-widget-container\">\n\t\t\t\t\t<h3 class=\"elementor-heading-title elementor-size-default\">Bibliografia<\/h3>\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-element elementor-element-699967a elementor-widget elementor-widget-pxl_text_editor\" data-id=\"699967a\" data-element_type=\"widget\" data-e-type=\"widget\" data-widget_type=\"pxl_text_editor.default\">\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-widget-container\">\n\t\t\t\t\t<div class=\"pxl-text-editor\">\n\t<div class=\"pxl-item--inner\" data-wow-delay=\"ms\">\n\t\t<p><strong>ABI <\/strong>(1993), <em>Relazioni pronunciate dal prof. Piero Barucci in occasione delle Assemblee<\/em><\/p><p><em>ordinarie dei soci dell\u2019Associazione Bancaria Italiana<\/em>, Roma.<\/p><p><strong>Asso P.F., Nerozzi S. <\/strong>(2009), <em>Storia dell\u2019ABI. L\u2019Associazione Bancaria Italiana, 1972-1991<\/em>, Bancaria Editrice, Roma.<\/p><p><strong>&#8211; <\/strong>(2016), <em>Il Monte dei Paschi nel Novecento. Storia di una banca pubblica (1929-1995)<\/em>, Donzelli, Roma.<\/p><p><strong>Bank of Italy <\/strong>(1988), <em>Assemblea Generale Ordinaria dei Partecipanti, tenuta in Roma il giorno 31 maggio 1988. Considerazioni finali. Anno 1987<\/em>, Roma.<\/p><p><strong>Barucci P. <\/strong>(2022), <em>La sfida per un sistema bancario europeo. Gli interventi sulla rivista \u00abBancaria\u00bb<\/em>, Laterza, Roma.<\/p><p><strong>Ciocca P. <\/strong>(2000), <em>La nuova finanza in Italia. Una difficile metamorfosi (1980-2000)<\/em>, Bollati Boringhieri, Torino.<\/p><p><strong>Giordano F. <\/strong>(2007), <em>Storia del sistema bancario italiano<\/em>, Donzelli, Roma.<\/p><p><strong>Onado M. <\/strong>(2004), \u00abLa lunga rincorsa: la costruzione del sistema finanziario\u00bb, in P. Ciocca, G. Toniolo (a cura di), S<em>toria economica d\u2019Italia, vol. 3.2. Industria, mercati, istituzioni. I vincoli e le opportunit\u00e0<\/em>, Laterza, Roma-Bari.<\/p><p><strong>&#8211; <\/strong>(2022), \u00abPiero Barucci: tra Palazzo Altieri e via XX Settembre\u00bb, in P. Barucci,<\/p><p><em>La sfida per un sistema bancario europeo. Gli interventi sulla rivista \u00abBancaria\u00bb<\/em>, Laterza, Roma, pp. XIX-XXXV.<\/p>\t\t\n\t<\/div>\n<\/div>\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-element elementor-element-bc64fe6 elementor-widget elementor-widget-heading\" data-id=\"bc64fe6\" data-element_type=\"widget\" data-e-type=\"widget\" data-widget_type=\"heading.default\">\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-widget-container\">\n\t\t\t\t\t<h1 class=\"elementor-heading-title elementor-size-default\">Piero Barucci: uomo giusto per tempi difficili<\/h1>\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-element elementor-element-fc8ee5b elementor-widget elementor-widget-pxl_text_editor\" data-id=\"fc8ee5b\" data-element_type=\"widget\" data-e-type=\"widget\" data-widget_type=\"pxl_text_editor.default\">\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-widget-container\">\n\t\t\t\t\t<div class=\"pxl-text-editor\">\n\t<div class=\"pxl-item--inner\" data-wow-delay=\"ms\">\n\t\t<p class=\"xmsonormal\" style=\"margin: 0cm\"><strong>Francesco Giordano<\/strong>, Ricercatore<\/p>\t\t\n\t<\/div>\n<\/div>\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-element elementor-element-29f6e5a elementor-widget elementor-widget-pxl_text_editor\" data-id=\"29f6e5a\" data-element_type=\"widget\" data-e-type=\"widget\" data-widget_type=\"pxl_text_editor.default\">\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-widget-container\">\n\t\t\t\t\t<div class=\"pxl-text-editor\">\n\t<div class=\"pxl-item--inner\" data-wow-delay=\"ms\">\n\t\t<p>\u00c8 una trasformazione difficile, insidiosa quella che l&#8217;Italia attraversa dalla fine degli anni Ottanta \u2013 che coinvolge l&#8217;economia, la produzione, il mondo del lavoro e pu\u00f2 costituire una minaccia per il benessere collettivo. \u00c8 una trasformazione che ha il suo epicentro nell&#8217;ambito della finanza: le banche sono il crocevia in cui si addensano tensioni, innovazioni e opportunit\u00e0, ma anche dove pi\u00f9 forti soffiano i venti di crisi. \u00c8 qui che si trova a operare Barucci, conscio delle sfide che si trover\u00e0 a fronteggiare nelle diverse declinazioni della sua attivit\u00e0 professionale (accademica, manageriale, istituzionale), mai disgiunte da qualit\u00e0 umane e culturali fuori dal comune.<\/p>\t\t\n\t<\/div>\n<\/div>\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-element elementor-element-1d327dd elementor-widget elementor-widget-heading\" data-id=\"1d327dd\" data-element_type=\"widget\" data-e-type=\"widget\" data-widget_type=\"heading.default\">\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-widget-container\">\n\t\t\t\t\t<h3 class=\"elementor-heading-title elementor-size-default\">1. Introduzione<\/h3>\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-element elementor-element-5dd4f61 elementor-widget elementor-widget-pxl_text_editor\" data-id=\"5dd4f61\" data-element_type=\"widget\" data-e-type=\"widget\" data-widget_type=\"pxl_text_editor.default\">\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-widget-container\">\n\t\t\t\t\t<div class=\"pxl-text-editor\">\n\t<div class=\"pxl-item--inner\" data-wow-delay=\"ms\">\n\t\t<p>\u00abNon siamo, \u00e8 da augurarcelo, alla vigilia di fatti tragediabili; siamo solo dentro un processo che ha infittito il ritmo del cambiamento\u00bb<strong>1<\/strong>: a dirlo \u00e8 Piero Barucci, professore universitario all\u2019inizio della sua carriera di banchiere. Ed \u00e8 un understatement un po\u2019 britannico (con Londra mantiene un legame profondo, come a voler occasionalmente rifuggire da certe intemperanze italiche): perch\u00e9 di certo Barucci, in quegli anni, si trova ad affrontare circostanze e vicissitudini fuori dall\u2019ordinario. Alla fine degli anni Ottanta \u00e8 divenuto ormai chiaro che l\u2019Italia sta attraversando una trasformazione difficile, insidiosa \u2013 che coinvolge l\u2019economia, la produzione, il mondo del lavoro e che presenta tratti problematici, tali da costituire una minaccia per il benessere collettivo. \u00c8 una trasformazione che ha il suo epicentro nell\u2019ambito della finanza: le banche sono il crocevia in cui si addensano tensioni, innovazioni e opportunit\u00e0, ma anche dove pi\u00f9 forti soffiano i venti di crisi. \u00c8 qui che si trova a operare Barucci, conscio da subito dell\u2019altezza del compito che si trover\u00e0 a fronteggiare. Quanto sta per accadere non \u00e8 meno di una rivoluzione, anche se la sua portata sar\u00e0 percepita appieno soltanto pi\u00f9 tardi. In pochi anni, il paese si trover\u00e0 mutato, diverso. \u00c8 una rivoluzione silenziosa, ma non per questo meno profonda ed essenziale. Cos\u00ec ne parla, Marco Onado, introducendo un libro di scritti di Barucci, con cui, pur con alcune differenze di sensibilit\u00e0 e vedute, ha condiviso tante battaglie: \u00abnon \u00e8 stato un Big Bang come in altri ordinamenti, piuttosto una lenta metamorfosi, che deve per\u00f2 essere considerata a tutti gli effetti come uno dei pochi successi sulla tormentata strada del riformismo italiano. Giusto in tempo, si direbbe nei romanzi\u00bb<strong>2<\/strong>. Piero Barucci, non \u00e8 un banchiere di professione, ma un professore di Storia delle dottrine economiche (si interessa di scrittori del passato, di certo non irrilevanti, ma in apparenza lontani dalle presenti tribolazioni); \u00e8 quindi con determinazione, ma anche con un certo timore, che reagisce alla nomina a Presidente del Monte dei Paschi di Siena nel 1983. Dai primi passi comprende che non sar\u00e0 un ruolo facile: la banca senese vanta il primato di essere la pi\u00f9 antica al mondo \u2013 un\u2019et\u00e0 veneranda, da cui ha ereditato la solida tradizione, ma forse anche quell\u2019atavica scontrosit\u00e0 toscana, come disse il Carducci, \u00abil petto ov\u2019odio e amor mai non s\u2019addorme\u00bb<strong>3<\/strong>.<\/p>\t\t\n\t<\/div>\n<\/div>\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-element elementor-element-fa8d5a3 elementor-widget elementor-widget-heading\" data-id=\"fa8d5a3\" data-element_type=\"widget\" data-e-type=\"widget\" data-widget_type=\"heading.default\">\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-widget-container\">\n\t\t\t\t\t<h3 class=\"elementor-heading-title elementor-size-default\">2. Presidente del Mps<\/h3>\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-element elementor-element-a647ec8 elementor-widget elementor-widget-pxl_text_editor\" data-id=\"a647ec8\" data-element_type=\"widget\" data-e-type=\"widget\" data-widget_type=\"pxl_text_editor.default\">\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-widget-container\">\n\t\t\t\t\t<div class=\"pxl-text-editor\">\n\t<div class=\"pxl-item--inner\" data-wow-delay=\"ms\">\n\t\t<p>A coincidere con il suo arrivo, per le banche inizia un periodo di notevole turbolenza: la grande impresa industriale, cliente primario per gli istituti di credito, si trova in una situazione di profonda difficolt\u00e0. La crisi ha investito in particolare i settori intermedi che, dal dopoguerra, sono stati considerati tra i pi\u00f9 promettenti per un paese trasformatore come l\u2019Italia, povero di materie prime e di fonti di energia. Lo sviluppo industriale italiano \u2013 che \u00e8 oggetto di interesse e studio, anche dall\u2019estero \u2013 \u00e8 un misto peculiare di pubblico e privato, che ha l\u2019ambizione, attraverso l\u2019insediamento strategico di impianti produttivi, di sostenere anche il rilancio delle zone depresse. \u00c8 una visione che finisce per soccombere a fronte dei cambiamenti tecnologici, all\u2019affacciarsi sul mercato di paesi in via di sviluppo e a causa delle tante aberrazioni, degenerazioni e corruttele da parte degli sponsor politici. Ma \u2013 \u00e8 necessario sottolinearlo \u2013 \u00e8 una visione che ha avuto propositi edificanti e ambizioni nobili e che ha beneficiato di contributi intellettuali e scientifici di grande qualit\u00e0 e spessore. \u00c8 da questa tradizione che proviene Piero Barucci: fino al momento di divenire banchiere, oltre ai numerosi contributi accademici, \u00e8 noto soprattutto per il ruolo all\u2019interno dello Svimez, di cui \u00e8 consigliere d\u2019amministrazione dal 1979, e come collaboratore e amico di Pasquale Saraceno, l\u2019economista a cui pi\u00f9 di ogni altro \u00e8 legata l\u2019idea di uno sviluppo industriale guidato dal centro<strong>4<\/strong>. Quell\u2019epoca ha attraversato una crisi senza ritorno. \u00c8 solo di qualche anno prima, la disfatta del settore chimico: il fallimento della Sir \u2013 la seconda del paese, societ\u00e0 privata ampiamente foraggiata da contributi pubblici per sostenere la vertiginosa crescita \u2013 ha spiacevoli strascichi giudiziari e impone la riconversione o chiusura di un gran numero di impianti produttivi di recente costruzione soprattutto nel meridione; ma non solo: coinvolge, l\u2019Istituto Mobiliare Italiano, la maggiore banca di credito industriale italiana, con perdite cos\u00ec ingenti da costringere lo Stato a un frettoloso, quanto costoso salvataggio<strong>5<\/strong>; non molto diversa \u00e8 la crisi della siderurgia, iniziata in quegli anni e tutt\u2019oggi irrisolta; anche l\u2019auto non \u00e8 risparmiata. Il grande conglomerato pubblico Iri richiede un\u2019urgente e profonda ristrutturazione<strong>6<\/strong>; le banche (molte delle quali appartengono, esse stesse, all\u2019Iri) devono gestire portafogli creditizi fortemente deteriorati<strong>7<\/strong>. Il settore bancario (compreso il Monte dei Paschi) \u00e8 ancora in larghissima parte sotto il controllo pubblico. Le nomine ai vertici delle banche sono quindi di espressione politica; ogni anno coprono le pagine dei giornali portandosi dietro aspre polemiche per i nomi prescelti, spesso poco qualificati, dai curricula lontani dai mondi che sono chiamati a dirigere, non di rado anche con commistioni problematiche. Ma il clima \u00e8 cambiato. Seppure poco visibile, la crisi che ha investito il settore bancario e tutto l\u2019ampio settore dell\u2019economia pubblica impone scelte diverse; anche la politica deve piegarsi alla competenza. Verr\u00e0 definita la stagione dei professori quella che vede preparazione ed esperienza prevalere su altri fattori, con l\u2019arrivo di Romano Prodi all\u2019Iri \u2013 inizio di una profonda ristrutturazione \u2013 e di Franco Reviglio all\u2019Eni. Piero Barucci, preside della facolt\u00e0 di economia dell\u2019Universit\u00e0 di Firenze, appare, evidentemente, la scelta naturale per il Monte. Dopo solo tre anni alla guida della banca senese \u2013 e quindi dall\u2019inizio dell\u2019esperienza di banchiere \u2013 Barucci deve aver convinto i coriacei colleghi della visione, del carattere e delle capacit\u00e0 organizzative di cui \u00e8 portatore, insieme a un certo flair diplomatico che non gli manca.<\/p>\t\t\n\t<\/div>\n<\/div>\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-element elementor-element-eee18a1 elementor-widget elementor-widget-heading\" data-id=\"eee18a1\" data-element_type=\"widget\" data-e-type=\"widget\" data-widget_type=\"heading.default\">\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-widget-container\">\n\t\t\t\t\t<h3 class=\"elementor-heading-title elementor-size-default\">3. Al vertice dell\u2019ABI<\/h3>\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-element elementor-element-3b03519 elementor-widget elementor-widget-pxl_text_editor\" data-id=\"3b03519\" data-element_type=\"widget\" data-e-type=\"widget\" data-widget_type=\"pxl_text_editor.default\">\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-widget-container\">\n\t\t\t\t\t<div class=\"pxl-text-editor\">\n\t<div class=\"pxl-item--inner\" data-wow-delay=\"ms\">\n\t\t<p>Per il settore bancario \u00e8 quasi un novizio, quando, nel 1987, viene eletto Presidente dell\u2019Associazione Bancaria Italiana. \u00c8 un periodo delicato per l\u2019associazione: solo tre anni prima in quel ruolo c\u2019era Silvio Golzio, gi\u00e0 Presidente del Credito Italiano. Golzio era stato chiamato al vertice dall\u2019ABI, nonostante l\u2019et\u00e0 avanzata, per guidarne il rilancio e sanare il grave danno reputazionale causato dallo scandalo Italcasse \u2013 un caso di malagestione e commistioni opache, inclusi cospicui finanziamenti occulti ai partiti di governo. Il Presidente Arcaini, predecessore di Golzio, era fuggito in Svizzera, inseguito da un mandato di cattura<strong>8<\/strong>. \u00c8 passato un decennio dallo scandalo, l\u2019ABI \u00e8 tornata a godere di indubbia autorevolezza, ma resta necessario assicurare che al vertice dell\u2019organizzazione sieda un banchiere di prestigio e onest\u00e0 indiscussi, in grado di rappresentare il settore bancario di fronte al paese, rinsaldare il clima di fiducia; in pi\u00f9, il neo-presidente dovr\u00e0 guidare gli istituti di credito attraverso le trasformazioni epocali che si palesano all\u2019orizzonte. Sar\u00e0 richiesto, da parte delle banche, uno sforzo evolutivo che non sempre \u00e8 compreso e condiviso dagli stessi dirigenti che le guidano. \u00c8 un tema che, per Barucci, diviene presto chiaro: \u00abIl nostro sistema \u00e8 il risultato di processi di cristallizzazione che hanno motivazione storica; ogni peculiarit\u00e0 aziendale pu\u00f2 essere agevolmente spiegata ricorrendo a quello che qualcuno ha potuto essere, o a quello che a qualcuno \u00e8 stato impedito di essere\u00bb<strong>9<\/strong>. Conservatorismi, veti e privilegi andranno messi in discussione, perch\u00e9 il settore possa far fronte alle sfide future, in particolare all\u2019apertura internazionale. In pochi mesi, il settore bancario si trover\u00e0 a operare in ambito europeo, confrontandosi con istituti bancari che per dimensione, tecnologie, efficienza appaiono decisamente pi\u00f9 robusti di quelli italiani. Per affrontare un tale cambiamento, bisogner\u00e0 capirne i tratti, le caratteristiche. Barucci porta con s\u00e9, come nota ancora Onado, \u00abun\u2019onest\u00e0 intellettuale che lo induceva ad andare oltre l\u2019ottimismo di facciata di tanti documenti ufficiali, e l\u2019acume analitico dello studioso, che lo portava a capire l\u2019importanza dei cambiamenti in atto e le conseguenze a medio e lungo termine per la categoria\u00bb<strong>10<\/strong>. Nei confronti delle banche, lo stile manageriale di Barucci \u2013 in parte il riflesso del suo carattere, come riconoscer\u00e0 chi lo ha conosciuto \u2013 \u00e8 distintivo: pacato e spesso ironico, non \u00e8 uno che si trattiene o che rifugge dal confronto, \u00e8 diretto e chiaro nell\u2019esprimere le sue opinioni. Quale sia il suo punto di vista lo ribadisce in modo molto chiaro anche in occasioni paludate come la lettura della Relazione annuale dell\u2019ABI in seduta plenaria: \u00abNel corpo delle nostre aziende \u00e8 sicuramente in atto una quotidiana guerriglia fra chi sta dietro il cespuglio a conservare l\u2019abitudinariet\u00e0 del proprio operare, e chi deve uscire allo scoperto perch\u00e9 cos\u00ec gli impone il continuo confronto col mercato. Sta agli organi amministrativi e operativi delle aziende far s\u00ec che gli atteggiamenti conservatori siano sconfitti\u00bb<strong>11<\/strong>. Di certo non tutti i banchieri presenti avranno preso la sollecitazione con particolare simpatia. Diretto nell\u2019esprimere le sue opinioni, a volte quasi caustico, \u00e8 tuttavia un leader leale, inclusivo, che percepisce che, nel ruolo, dovr\u00e0 rappresentare tutte le istanze e le visioni dell\u2019organizzazione che dirige. Il Ministro del Tesoro Amato ne descrive, con una certa accuratezza, lo stile di comando (il riferimento \u00e8 alla non semplice dialettica tra banche e Tesoro nella definizione dei tassi di interesse sul debito pubblico): \u00abIo sono grato al presidente dell\u2019ABI Barucci, che come tutti i capifamiglia non \u00e8 che non sappia essere critico verso i difetti che vede nelle banche a cui sovraintende, ma ama dirli lui come tutte le madri che dicono: il mio figliolo lo picchio io (in Toscana, si dice cos\u00ec)\u00bb<strong>12 <\/strong>(\u00e8 l\u2019inizio di un rapporto, amichevole e politico, che avr\u00e0 una continuit\u00e0 nel tempo: qualche anno dopo, Amato, divenuto Presidente del Consiglio, chiamer\u00e0 proprio Barucci nel ruolo di Ministro del Tesoro).<\/p>\t\t\n\t<\/div>\n<\/div>\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-element elementor-element-44b39e7 elementor-widget elementor-widget-heading\" data-id=\"44b39e7\" data-element_type=\"widget\" data-e-type=\"widget\" data-widget_type=\"heading.default\">\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-widget-container\">\n\t\t\t\t\t<h3 class=\"elementor-heading-title elementor-size-default\">4. Verso l\u2019unione monetaria europea<\/h3>\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-element elementor-element-c82e7b9 elementor-widget elementor-widget-pxl_text_editor\" data-id=\"c82e7b9\" data-element_type=\"widget\" data-e-type=\"widget\" data-widget_type=\"pxl_text_editor.default\">\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-widget-container\">\n\t\t\t\t\t<div class=\"pxl-text-editor\">\n\t<div class=\"pxl-item--inner\" data-wow-delay=\"ms\">\n\t\t<p>Nella seconda met\u00e0 degli anni Ottanta, l\u2019integrazione europea subisce una notevole accelerazione. L\u2019impeto verso un\u2019Europa pi\u00f9 unita proviene anche dalle difficolt\u00e0 economiche: un\u2019Europa pi\u00f9 unita, integrata, dove vigono regole armonizzate e coerenti, che abbia completato il mercato unico, appare come l\u2019unica ricetta possibile di fronte alle tensioni politiche internazionali e ai rivolgimenti economici in corso. Nel 1987 entra in vigore l\u2019Atto unico europeo che rivede il Trattato di Roma. Subito dopo la sua approvazione, si riavvia con decisione il percorso verso l\u2019unione monetaria europea. Ci si muove con inusuale speditezza: pochi anni dopo, alla fine del 1991, vengono stipulati gli accordi per l\u2019implementazione della moneta unica, poi formalmente approvati con il Trattato di Maastricht nel febbraio del 1992. Inoltre, con la caduta del Muro di Berlino, nel 1989, si prefigura un possibile, significativo allargamento a Est. Gi\u00e0 nel 1990, Barucci evidenzia la portata del percorso intrapreso: \u00abIn pochi mesi, la prospettiva europea \u00e8 cambiata. Quella per la realizzazione di un mercato unico riguardante i dodici paesi, \u00e8 stata improvvisamente appaiata dall\u2019idea \u2026 di realizzare l\u2019unit\u00e0 di una Grande Europa, di cui \u00e8 per\u00f2 ancora difficile individuare, non solo i tempi, ma anche i confini e i contenuti\u00bb<strong>13<\/strong>. Ha inizio una profonda revisione della struttura, delle norme e della regolamentazione del sistema creditizio, che nel tempo ridisegner\u00e0 interamente il quadro operativo ereditato dalla legge bancaria degli anni Trenta, verso un orientamento di mercato, aperto alla concorrenza. Il processo di riforma, in questo come in altri campi, avviene al traino dell\u2019integrazione europea. La prima direttiva Cee per il settore bancario prevede la libert\u00e0 di accesso all\u2019attivit\u00e0 bancaria in ambito europeo; ci vorranno ben otto anni dal suo varo perch\u00e9, nel 1985, la direttiva venga introdotta nell\u2019ordinamento italiano: un lungo ritardo che \u2013 come amava sottolineare Barucci \u2013 pi\u00f9 di ogni altra cosa mostra quanto fosse dirompente e temuta nel settore bancario italiano. Per tutti questi anni, l\u2019Italia appare in forte ritardo nell\u2019adeguamento dei sistemi normativi in ambito finanziario; dopo la prima direttiva bancaria \u00e8 gi\u00e0 in gestazione la seconda, che sancisce i requisiti minimi di capitale, detta criteri oggettivi per la licenza bancaria unica e definisce limiti alle partecipazioni e ai rapporti con controparti correlate. A breve, lo spazio competitivo del mercato bancario sar\u00e0 quello europeo. Le banche italiane sono ancora in larga parte pubbliche e operano in un sistema in cui sono tuttora in vigore specializzazioni operative e limiti all\u2019erogazione, ormai chiaramente obsoleti. Gi\u00e0 si intravede che il modello di banca universale diverr\u00e0 prevalente: una banca in principio ammessa a gestire ogni area del business bancario, ma soggetta a una stringente regolamentazione di tipo prudenziale e a vincoli relativi alle funzioni di governo e alle partecipazioni societarie. Un ulteriore passo per l\u2019integrazione finanziaria della Comunit\u00e0 europea avviene con la liberalizzazione dei movimenti dei capitali. A partire dal 1\u00b0 luglio 1990, si impone agli Stati membri l\u2019abolizione delle restrizioni ai movimenti di capitale. \u00c8 un progresso che l\u2019Italia vede con malcelato timore, viste le precipitose fughe di capitale negli anni Settanta e le profonde difficolt\u00e0 avute nel fronteggiarle. Barucci \u00e8 ben conscio della portata dei cambiamenti: europeista, sostenitore di mercati aperti e integrati \u2013 ma con correttivi regolamentari e una chiara supervisione pubblica \u2013 non ha dubbi che la strada intrapresa sia quella giusta, che il punto di arrivo sia desiderabile; ma sa che le difficolt\u00e0 del percorso sono notevoli, la salita \u00e8 cos\u00ec irta da rendere affannoso il respiro: \u00abIl nostro settore \u00e8 fra quelli che hanno da trarre i maggiori vantaggi da un processo di deregolamentazione, di completa liberalizzazione valutaria, di creazione di un grande mercato europeo. Esistono consistenti margini per migliorarci, anche perch\u00e9 la curva della domanda dei servizi bancari e finanziari si sposter\u00e0 verso l\u2019alto. Intendiamo compiere tutte le scelte che ci permettano di essere protagonisti in questo mercato. La sfida da fronteggiare \u00e8 da mozzare il fiato\u00bb<strong>14<\/strong>. L\u2019attimo di smarrimento resta, tuttavia, breve, lasciando spazio allo spirito combattivo, e a qualche metafora bellica \u2013 uomo incruento e gentile, non manca a Barucci, in ambito professionale, un certo impeto guerresco. Le difficolt\u00e0 sono chiare, i rischi enormi, la preparazione non sempre adeguata, ma con il giusto approccio \u2013 dedizione, competenza, risolutezza \u2013 ne potremo uscire a testa alta: citando il conterraneo Machiavelli: \u00abCome ha detto chi si intendeva di lotte fra gli uomini, solo i \u201cprofeti armati vincono\u201d. Siamo ancora in tempo per attrezzarci adeguatamente. Abbiamo bisogno di capitali e di uomini; di organizzazione e di strumenti tecnologici adatti; di saggezza e di coraggio, di modestia e di fantasia\u00bb<strong>15<\/strong>. Un passo rilevante \u00e8 attuato nel 1990 con la legge Amato<strong>16<\/strong>: vi si incoraggiano le banche pubbliche (in particolare gli istituti di diritto pubblico e le casse di risparmio) a trasformarsi in societ\u00e0 per azioni; in aggiunta, sono offerti incentivi alle fusioni e si prefigura l\u2019ingresso di azionisti privati nel capitale (ma la quota pubblica non dovrebbe ancora scendere sotto il 51%). \u00c8 un passo importante, ma il mercato bancario resta ancora pietrificato. Viene da chiedersi se basteranno queste misure a far fronte all\u2019apertura del mercato creditizio. \u00abNon godremo tecnicamente di alcuna rendita di posizione \u2013 commenta Barucci \u2013 Non partiamo battuti, ma dovremo operare al meglio, con l\u2019animus pugnandi di chi vuole essere protagonista\u00bb<strong>17<\/strong>.<\/p>\t\t\n\t<\/div>\n<\/div>\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-element elementor-element-bfa94e6 elementor-widget elementor-widget-heading\" data-id=\"bfa94e6\" data-element_type=\"widget\" data-e-type=\"widget\" data-widget_type=\"heading.default\">\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-widget-container\">\n\t\t\t\t\t<h3 class=\"elementor-heading-title elementor-size-default\">5. Ministro del Tesoro<\/h3>\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-element elementor-element-f39a987 elementor-widget elementor-widget-pxl_text_editor\" data-id=\"f39a987\" data-element_type=\"widget\" data-e-type=\"widget\" data-widget_type=\"pxl_text_editor.default\">\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-widget-container\">\n\t\t\t\t\t<div class=\"pxl-text-editor\">\n\t<div class=\"pxl-item--inner\" data-wow-delay=\"ms\">\n\t\t<p>La crisi finanziaria investe l\u2019Italia a met\u00e0 del 1992 \u2013 il risultato, si potrebbe dire, di una tempesta perfetta. Correnti speculative si muovono contro la lira, scommettendo su una imminente svalutazione; le pressioni sui cambi sono cos\u00ec intense da apparire insostenibili. Per l\u2019Italia non si tratta solo di una crisi valutaria: la pressione sulla moneta spinge i tassi di interesse verso livelli proibitivi e mette in discussione la capacit\u00e0 di finanziamento del debito pubblico \u2013 cresciuto enormemente nel decennio precedente, ormai stabilmente al di sopra del 100% del Pil. Per anni, i governi che si sono susseguiti hanno promesso azioni correttive per interromperne l\u2019espansione, poi regolarmente disattesi di fronte alle prime resistenze politiche \u2013 \u00abpiani scritti sull\u2019acqua\u00bb<strong>18 <\/strong>li definir\u00e0 successivamente Barucci. I dubbi sulla sostenibilit\u00e0 del debito minacciano la stabilit\u00e0 finanziaria \u2013 come un\u2019inesorabile spada di Damocle che incombe sul paese, specialmente dopo che, con l\u2019integrazione dei mercati dei capitali, il valore dei titoli pubblici italiani \u00e8 soggetto al giudizio degli investitori internazionali. Di fronte alla crisi, nel giugno del 1992 entra in carica un nuovo governo, guidato dal socialista Giuliano Amato; in senso stretto non si tratta di un governo tecnico, ma nella sua composizione vi \u00e8 meno attenzione agli equilibri politici e pi\u00f9 alle competenze, per mandare un segnale rassicurante ai mercati finanziari gi\u00e0 in fibrillazione. Piero Barucci, banchiere autorevole, ma al di fuori delle tradizionali rose politiche, assume il ruolo di Ministro del Tesoro. Lascia per questo la carica di amministratore delegato del Credito Italiano, detenuta dal 1990, quando aveva sostituito Rondelli, che aveva raggiunto i limiti di et\u00e0 statutari per le cariche esecutive. Il periodo \u00e8 delicatissimo: Barucci diviene ministro tre mesi dopo la firma del Trattato di Maastricht, un passo avanti entusiasmante per un europeista convinto come Barucci, ma che definisce un percorso verso l\u2019Unione monetaria che appare irto di difficolt\u00e0 per l\u2019Italia. Mancare l\u2019obiettivo potrebbe dimostrarsi rovinoso per il paese. Nelle settimane a cavallo della sua nomina, la mafia sferra la sua sfida pi\u00f9 cruenta allo Stato. Giovanni Falcone, magistrato protagonista della lotta alle cosche, cade vittima di un attentato sullo svincolo di Capaci, nel tragitto tra l\u2019Aeroporto di Punta Raisi e il centro di Palermo, in cui sono uccisi anche la moglie e la scorta. Poche settimane dopo, una bomba in via d\u2019Amelio, presso l\u2019abitazione della madre, uccide anche il giudice Paolo Borsellino con la sua scorta. \u00c8 forte l\u2019impressione non solo in Italia, ma in tutta Europa. Gli attentati trasmettono l\u2019immagine di uno Stato fragile, impotente, incapace di proteggere i suoi rappresentanti. Per Barucci, vi \u00e8 una ragione in pi\u00f9 per essere colpito nel profondo: il ricordo della barbara uccisione, nel 1980 a Palermo, di Piersanti Mattarella, Presidente della Regione Siciliana, ma soprattutto, per lui, amico, consigliere e suo primario referente politico. In un clima acceso, il Governo Amato nasce con lo scopo di gestire lo scenario economico deteriorato e le pressioni sulla valuta. Il finanziamento del debito pubblico \u00e8 reso difficile dal crollo di fiducia nei confronti dell\u2019Italia; insomma, quanto basta per agitare anche l\u2019animo pi\u00f9 imperturbabile, per far perdere colore al viso. Per citare un altro fiorentino trovatosi di fronte a visioni infernali \u2013 \u00abe diventa\u2019 ismorto, come fa l\u2019uom che, spaventato, agghiaccia\u00bb<strong>19 <\/strong>\u2013 Barucci, appena assunto il ruolo di ministro, \u00e8 posto davanti a uno scenario da spavento: \u00abIl fabbisogno statale apparve subito assai maggiore di quello che ci si attendeva e che era dato per conosciuto. \u2026 Il formarsi del Governo Amato non pot\u00e9 che frenare una evoluzione dei mercati che era tutta contro la nostra valuta. Ricordo i dati che ci fece conoscere il Governatore il giorno stesso in cui il Governo ebbe la fiducia. Essi riguardavano gli interventi effettuati il giorno avanti sulla lira e quelli sul mercato dei titoli: c\u2019era da impallidire\u00bb<strong>20<\/strong>. La svalutazione della lira \u2013 a lungo caparbiamente contrastata dalle Autorit\u00e0 \u2013 avviene nel settembre del 1992. La lira, con la sterlina, vengono espulse dal Sistema monetario europeo. Il Governo deve correre ai ripari ed \u00e8 costretto a introdurre un\u2019imponente stretta fiscale; la manovra correttiva per il 1993 \u2013 approvata nell\u2019autunno dell\u2019anno precedente \u2013 tra tagli ed entrate, ammonta a 93.000 miliardi, oltre il 6% del Pil, ed \u00e8 la pi\u00f9 imponente dal dopoguerra<strong>21<\/strong>. Particolarmente controverso risulta il prelievo forzoso sui depositi bancari: una scelta impopolare, controversa, che segner\u00e0 in parte l\u2019eredit\u00e0 di Barucci ministro, ma che va letta nella assoluta drammaticit\u00e0, e pericolosit\u00e0 per l\u2019Italia, delle circostanze in cui \u00e8 avvenuta. In contemporanea, il 1992 registra importanti sconvolgimenti politici: con l\u2019allargarsi dello scandalo che prender\u00e0 il nome di Tangentopoli, ha inizio un\u2019azione giudiziaria di contrasto ai finanziamenti illeciti ottenuti dai partiti politici e da singoli politici. \u00abC\u2019\u00e8 da sperare, anzi fino a oggi \u00e8 lecito pensare, che dal grande crocicchio delle illegalit\u00e0 che si \u00e8 scoperto esistere e prosperare in Italia, il mondo bancario sia stato solo toccato, e marginalmente\u00bb<strong>22<\/strong>, commenta Barucci di fronte ai banchieri, auspicando che tale ipotesi si confermi nel tempo. Le vicende giudiziarie accompagnano quelle economiche e, nel giro di pochi mesi, si assiste alla scomparsa elettorale dei partiti che, come la Dc e il Partito socialista, avevano dominato le compagini governative dal dopoguerra.<\/p>\t\t\n\t<\/div>\n<\/div>\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-element elementor-element-3fdcbc3 elementor-widget elementor-widget-heading\" data-id=\"3fdcbc3\" data-element_type=\"widget\" data-e-type=\"widget\" data-widget_type=\"heading.default\">\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-widget-container\">\n\t\t\t\t\t<h3 class=\"elementor-heading-title elementor-size-default\">6. Le privatizzazioni<\/h3>\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-element elementor-element-3fbb2c7 elementor-widget elementor-widget-pxl_text_editor\" data-id=\"3fbb2c7\" data-element_type=\"widget\" data-e-type=\"widget\" data-widget_type=\"pxl_text_editor.default\">\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-widget-container\">\n\t\t\t\t\t<div class=\"pxl-text-editor\">\n\t<div class=\"pxl-item--inner\" data-wow-delay=\"ms\">\n\t\t<p>\u00c8 in questo clima che maturano le privatizzazioni italiane. Inghilterra e Francia hanno gi\u00e0 dismesso una larga parte dell\u2019industria pubblica. In Italia si \u00e8 ancora ai blocchi di partenza; si tratta quindi di un test di credibilit\u00e0: le discussioni interminabili su modalit\u00e0, approcci e strutture di governo cominciano a sembrare pure e semplici tattiche dilatorie. I politici di area governativa esprimono sostegno a parole, ma si percepisce che lo fanno controvoglia. A dover rompere gli indugi \u00e8 il ministro del Tesoro Barucci, che ritiene imprescindibile imporre un\u2019accelerazione. In un intervento presso la Commissione Finanze del Senato, nell\u2019ottobre del 1992, Barucci ne elenca le ragioni (lo fa all\u2019interno di un dettagliato <em>excursus <\/em>storico sull\u2019intervento pubblico nell\u2019economia \u2013 che, come si \u00e8 menzionato, \u00e8 parte della sua storia personale \u2013 che gli vale l\u2019invito a concentrarsi su temi pi\u00f9 immediati); innanzitutto, la scelta \u00abera ed \u00e8 obbligata, e riguarda il fatto che nel Trattato di Maastricht, che il Parlamento italiano sta ratificando, c\u2019\u00e8 scritto con chiarezza che ormai ogni forma di attivit\u00e0 economica deve trovare la sua ragione di essere nel mercato e che l\u2019unico criterio di sopravvivenza delle imprese economiche \u00e8 nel vincolo di bilancio \u00bb. Un\u2019altra ragione \u00e8 che le condizioni del bilancio pubblico non erano pi\u00f9 tali da poter offrire risorse, \u00abnon solo per le imprese a partecipazione statale, ma anche per quelle pubbliche\u00bb. Un\u2019ultima ragione sta nel fatto che \u00absi \u00e8 affermata l\u2019aspettativa per cui le dismissioni della ricchezza nazionale pubblica \u2013 la chiamerei cos\u00ec in senso lato \u2013 debbano andare anche a ridurre il debito pubblico che grava sul bilancio dello Stato\u00bb<strong>23<\/strong>. Se sulle privatizzazioni si era ormai creato, almeno in teoria, un ampio consenso, non cos\u00ec su modalit\u00e0 e tempistiche. Le ostilit\u00e0 sono ancora diffuse e ben rappresentate nei luoghi dove di assumono le decisioni. A met\u00e0 strada tra la salvaguardia della parte migliore dell\u2019industria pubblica e la dilazione a data da destinarsi, vi \u00e8 una proposta avanzata da Giuseppe Guarino, giurista, ministro dell\u2019Industria dello stesso Governo Amato. Guarino propone di far precedere alla privatizzazione la creazione di due holding pubbliche, a cui riallocare le societ\u00e0 appartenenti al perimetro Iri ed Eni su base settoriale. Le due super-holding dovrebbero emettere obbligazioni convertibili in azioni, in modo da ge nerare proventi immediati per ridurre l\u2019indebitamento, ma trasferire solo gradualmente la propriet\u00e0 azionaria. Il meccanismo prevede, almeno nella prima fase, che il controllo delle due holding rimanga in mano pubblica. Il piano Guarino diviene oggetto di un duro scontro tra il suo promotore e il ministro del Tesoro Barucci, che propende invece per un piano di dismissioni accelerato, che trasferisca anche il controllo delle societ\u00e0 coinvolte. La proposta di Guarino appare ai suoi detrattori, tra cui in primis Barucci, difensiva, di retroguardia, non rispondente ai canoni di una privatizzazione vera e propria, che \u00e8 invece reclamata a gran voce dai mercati come test per restituire fiducia al paese. La diatriba diviene presto di dominio pubblico, una diversit\u00e0 di approccio che \u2013 fomentano i quotidiani \u2013 dilania la compagine governativa e provoca immobilismo. L\u2019aggravarsi della situazione finanziaria chiarisce le idee e costringe a prendere posizione. Alla fine del 1992, il Presidente del Consiglio Amato si schiera: le privatizzazioni vanno fatte, e rapidamente. In realt\u00e0, la decisione era gi\u00e0 stata presa durante le fasi convulse della crisi valutaria, ma, per ragioni di opportunit\u00e0 politica, era stata tenuta nascosta per qualche settimana. E, viene riportato, gi\u00e0 a met\u00e0 estate Barucci era stato rassicurato da Amato, con una telefonata avvenuta 45 minuti dopo la mezzanotte<strong>24<\/strong>. Le privatizzazioni \u2013 \u00e8 ormai la posizione ufficiale del Governo \u2013 andranno portate avanti con vigore e dovranno seguire logiche di mercato e procedure internazionali. La Repubblica commenta: \u00abII \u201cmatch\u201d \u00e8 entrato nella zona calda la scorsa settimana: dopo gli scontri nel governo, tra il ministro del Tesoro, Piero Barucci, assertore di un piano radicale di dismissioni, e quello dell\u2019Industria, Giuseppe Guarino, gran conservatore degli attuali assetti proprietari dell\u2019industria pubblica, Giuliano Amato ha deciso di rompere gli indugi. Con una mossa a sorpresa ha affidato a Barucci il compito di tirare le fila del difficile e controverso dibattito parlamentare domani alla Camera, facendo una inequivocabile scelta di campo\u00bb<strong>25<\/strong>. I rivolgimenti politici causano crescenti tensioni che sfociano nella formazione di un nuovo governo, che, almeno in teoria, avr\u00e0 il supporto di un pi\u00f9 ampio spettro di forze politiche, in uno sforzo di unit\u00e0 nazionale per gestire la crisi finanziaria. A guidarlo viene chiamato il governatore della Banca d\u2019Italia Carlo Azeglio Ciampi, che assume il ruolo nell\u2019aprile del 1993. Si tratta, questa volta esplicitamente, di un governo tecnico. In una scelta di continuit\u00e0, Barucci viene confermato nel ruolo di Ministro del Tesoro. Intervenendo all\u2019ABI, questa volta in veste di ministro, ancora un understatement da parte di Barucci: fra gli accadimenti dell\u2019anno che volge al termine, dice, vi \u00e8 quello \u00abdel tutto casuale di un ex Presidente dell\u2019ABI, di uno che si sente solo e soltanto un collega, e che cos\u00ec sempre si sentir\u00e0, che diviene Ministro del Tesoro\u00bb. E poi: \u00abspicca l\u2019altro, dal significato storico tutto da decifrare, di un Governatore della Banca d\u2019Italia che diviene Presidente del Consiglio. Il Governatore con il quale, con affetto e stima, abbiamo compiuto tante comuni esperienze, che diviene capo dell\u2019esecutivo; par di sognare!\u00bb. Per concludere: \u00abA pensarci, non si \u00e8 ancora in grado di dire se \u00e8 un vero e proprio segno dei tempi oppure, e pi\u00f9 semplicemente, dell\u2019occaso di un\u2019epoca che ha bisogno di una mano sapiente per transitare da un passato che stenta ad ammettere di essere tale, verso un futuro dai confini incerti\u00bb<strong>26<\/strong>. Insediato a fine aprile, gi\u00e0 a fine giugno Ciampi emana una direttiva che accelera le procedure di dismissione di partecipazioni pubbliche, a partire dalle banche<strong>27<\/strong>. Viene presentato un programma dettagliato, accompagnato dalla definizione delle procedure di vendita \u2013 tra cui, ad esempio, la nomina degli advisor (come segnale di un cambio di approccio, si vorr\u00e0 evitare di coinvolgere Mediobanca in posizione primaria, affidandosi invece a banche internazionali). Dopo lunghe discussioni, si sceglie l\u2019Opa (la cui legislazione \u00e8 stata introdotta nell\u2019ordinamento italiano da pochissimo tempo) come modalit\u00e0 di vendita, per ragioni di trasparenza e per coinvolgere il pi\u00f9 ampio spettro di possibili investitori<strong>28<\/strong>. Avendo deciso di partire dalle banche, l\u2019Opa presenta altri vantaggi: stanno per entrare in vigore le regole europee che, pur nell\u2019ottica di una sostanziale liberalizzazione, pongono stretti limiti ai rapporti tra banche e imprese. Lo nota, con una certa verve polemica, Barucci rivolgendosi a chi, anche in Parlamento, ritiene desiderabile offrire ai gruppi industriali un ruolo prominente nelle banche in via di privatizzazione: \u00abForse questa Commissione non ha ancora avuto modo di studiare il decreto legislativo di attuazione della seconda direttiva Cee sull\u2019attivit\u00e0 bancaria. \u2026 In tale decreto ho confermato, sottolineandone i vincoli, la separatezza strutturale e i rapporti che intercorrono tra banca e industria, i limiti del capitale non finanziario nella propriet\u00e0 delle banche, le condizioni di salvaguardia che permettono di seguire il formarsi di equilibri in una banca e che presuppongono non naturali rapporti tra banca e industria. Quindi, questa \u00e8 la situazione\u00bb<strong>29 <\/strong>(i fatti mostreranno che gli auspici di Barucci non troveranno sempre un totale riscontro nella realt\u00e0). Da subito come apripista viene scelto il Credito Italiano: dopo aver deciso di iniziare con le banche, il Credit, per dimensione e visibilit\u00e0, appare la pi\u00f9 adatta \u2013 meno blasonata forse della Banca Commerciale, ma proprio per questo un eventuale insuccesso sarebbe meno problematico. Inoltre, il management del Credit, che ha frequenti rapporti con operatori internazionali, appare il pi\u00f9 pronto ad affrontare un\u2019operazione complessa, in un clima ancora molto incerto. A fine settembre 1993, si avvia il processo. Nonostante i timori, la privatizzazione del Credito Italiano si rivela un successo straordinario: \u00abCredit: richieste a valanga\u00bb, titola il <em>Corriere della Sera<\/em>, che aggiunge: \u00abCorsa sfrenata all\u2019acquisto e l\u2019offerta viene superata di sei volte; chiusa in anticipo la sottoscrizione\u00bb. Ciampi, con l\u2019evidente sollievo di chi ha temuto di non riuscire a farcela, commenta: \u00abci voleva una grossa privatizzazione con vendita al pubblico. Ci serviva per mandare un messaggio forte\u00bb<strong>30<\/strong>. Il successo ha risonanza ben oltre il settore bancario, ristabilisce, almeno temporaneamente, la fiducia dei mercati internazionali, rid\u00e0 credibilit\u00e0 finanziaria all\u2019Italia e risulter\u00e0 propedeutico all\u2019ingresso dell\u2019Italia nell\u2019euro qualche anno dopo. Barucci lascia il ruolo di ministro a seguito di nuove elezioni politiche. Torner\u00e0 per un breve periodo al Credito Italiano, ormai in mano privata, per poi intraprendere una carriera da imprenditore bancario e proseguire quella di accademico.<\/p>\t\t\n\t<\/div>\n<\/div>\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-element elementor-element-71de3a9 elementor-widget elementor-widget-heading\" data-id=\"71de3a9\" data-element_type=\"widget\" data-e-type=\"widget\" data-widget_type=\"heading.default\">\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-widget-container\">\n\t\t\t\t\t<h3 class=\"elementor-heading-title elementor-size-default\">7. Conclusioni<\/h3>\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-element elementor-element-0cbeb3a elementor-widget elementor-widget-pxl_text_editor\" data-id=\"0cbeb3a\" data-element_type=\"widget\" data-e-type=\"widget\" data-widget_type=\"pxl_text_editor.default\">\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-widget-container\">\n\t\t\t\t\t<div class=\"pxl-text-editor\">\n\t<div class=\"pxl-item--inner\" data-wow-delay=\"ms\">\n\t\t<p>Per concludere, qualcosa va detto su Barucci oltre l\u2019economista: cultore appassionato della sua materia, come tanti economisti, tuttavia, non si sente del tutto appagato dalla \u00abscienza triste\u00bb. La vivacit\u00e0 intellettuale e i vasti interessi lo portano a tracimare in altri campi, altri settori, a cercare altri approcci. Spazia dalle letture elevate a interessi pi\u00f9 mondani: per dire, patito di sport (pur non essendo affatto sportivo lui stesso), segue i destini, non sempre felici, della sua Fiorentina con smisurata passione. Del resto, non si sono visti molti ex ministri discettare di pallone come Barucci, del tutto a suo agio nel mezzo di quella variegata, quanto irresistibile combriccola che \u00e8 stata la trasmissione Quelli che il calcio\u2026, sulla Rai, sotto la sapiente guida di Fabio Fazio. L\u2019ironia da toscano lo ha sempre contraddistinto. Ed \u00e8 un\u2019ironia tremendamente seria. Dopo il feroce eccidio terroristico alla rivista satirica Charlie Hebdo a Parigi, Barucci scopre che tra i collaboratori della rivista satirica c\u2019era anche un economista, nientemeno che un professore della facolt\u00e0 Paris 8. \u00c8 una notizia che gli provoca un\u2019immediata curiosit\u00e0, forse perch\u00e9 in realt\u00e0 vi si identifica; si chiede: perch\u00e9 un professore avr\u00e0 voluto farlo? E pensa, di certo c\u2019era \u00abla volont\u00e0 di uscire dal ruolo dell\u2019economista per partecipare al confronto civile in una societ\u00e0 della quale voleva contribuire ad affrontare i problemi politico-sociali\u00bb<strong>31<\/strong>. Tra le sue riflessioni pi\u00f9 profonde \u2013 anche per il suo essere un cattolico attento al sociale \u2013 vi \u00e8 il tema dell\u2019etica e del suo rapporto con l\u2019economia; un tema \u00abcomplicato\u00bb, come riconosce lui stesso, che induce \u00absoggezione\u00bb e per questo, con posizioni diversificate, il dibattito va avanti da secoli. Una sintesi tra etica ed economia \u00e8 particolarmente difficile, dice Barucci, ma non per questo si deve rinunziare a cercarla: \u00abIn quel dramma c\u2019\u00e8 forse un pezzo di quello che \u00e8 il dramma di tutti noi che facciamo economia. I testi parlano chiaro: l\u2019economia nasce come una disciplina che si distingue dall\u2019etica; perlomeno che vuole separarsi dall\u2019etica\u00bb<strong>32<\/strong>. Ma tenere distinte etica ed economia non vuole certo dire dare supremazia della seconda sulla prima; o che l\u2019etica non rivesta un peso fondamentale nelle faccende umane. L\u2019agire etico vuol dire considerare anche valori pi\u00f9 alti; e non basta, afferma in un dibattito sul tema con Antonio Patuelli, che l\u2019etica si riduca a \u00abcompassione, benevolenza, mancia, elemosina \u00bb. Neppure che la si possa considerare, come spesso si tende a vedere tra chi opera sui mercati finanziari, il semplice rispetto delle regole formali o il tenersi entro i limiti di ci\u00f2 che \u00e8 permesso dalla legge. Il solo conformarsi alle regole \u00ab\u00e8 cosa completamente diversa dall\u2019avvertire il richiamo dell\u2019etica\u00bb. L\u2019etica \u00e8 \u2013 in una presa di posizione in cui si avverte l\u2019eco del liberalismo progressista che si combina con il cattolicesimo sociale \u2013 \u00abla capacit\u00e0 di far coincidere il giudizio del singolo col giudizio di un altro singolo diverso dal primo\u00bb. Citando una lettera ai Corinzi \u2013 che ha voluto trarre da un intervento di poco precedente di Papa Francesco \u2013 Barucci legge: \u00abtutto \u00e8 lecito, ma non tutto edifica: nessuno cerchi l\u2019utile proprio, ma quello dell\u2019altro\u00bb. Ma, si interroga, ci\u00f2 non \u00e8 forse in contrasto con le regole dell\u2019agire economico? Che l\u2019imprenditore faccia l\u2019imprenditore, che aumenti i prezzi quando l\u2019offerta \u00e8 scarsa, che sbaragli un concorrente indebolito: tutto ci\u00f2 fa parte di ci\u00f2 che ci si aspetta dall\u2019operatore economico, da chi massimizza il profitto, non lo si pu\u00f2, in s\u00e9, biasimare. Una tensione difficile, che va tenuta a mente, riconciliata di continuo, nelle scelte quotidiane, nel proprio lavoro, conclude, per rifuggire da un\u2019economia che sia \u00abvedovata\u00bb dall\u2019etica, come afferma, citando Giuseppe Toniolo, l\u2019autorevole economista cattolico attivo nella seconda met\u00e0 dell\u2019Ottocento. \u00c8 questo, conclude, il filo rosso che lega tutta la \u00abcosiddetta dottrina sociale della chiesa\u00bb. Per Barucci l\u2019agire etico \u2013 che va ricreato ogni volta, con la pratica quotidiana \u2013 \u00e8 anche attenzione all\u2019altro, coltivare relazioni, trasmettere conoscenze, creare comunit\u00e0 che condividono pensieri, approcci e valori in uno scambio continuo, che produce arricchimento reciproco. Lo si vede, naturalmente, nel suo attaccamento alla famiglia, nel legame forte, che si \u00e8 perpetuato nel tempo, con i suoi studenti \u2013 spesso a loro volta diventati i professori di domani \u2013 con i tanti corrispondenti; sono legami saldi, come pu\u00f2 testimoniare l\u2019esperienza di chi scrive. E questa continuit\u00e0 d\u00e0 il senso pi\u00f9 profondo al nostro agire, tanto nelle imprese economiche e nell\u2019azione politica, quanto come individui, nei nostri spazi personali, privati. Nei primi tempi del suo impegno bancario, Barucci fa un\u2019affermazione, con riferimento alle imprese industriali, che possiamo facilmente estendere a un campo pi\u00f9 ampio: \u00abNella vita delle imprese il traguardo \u00e8 \u201csenza tempo\u201d. Si sposta sempre in avanti, come a misurare nell\u2019angoscia la finitezza temporale del nostro impegno. Lavoriamo non solo per noi, ma anche per chi verr\u00e0 dopo di noi\u00bb<strong>33<\/strong>.<\/p>\t\t\n\t<\/div>\n<\/div>\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-element elementor-element-3366ae9 elementor-widget elementor-widget-heading\" data-id=\"3366ae9\" data-element_type=\"widget\" data-e-type=\"widget\" data-widget_type=\"heading.default\">\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-widget-container\">\n\t\t\t\t\t<h3 class=\"elementor-heading-title elementor-size-default\">Note<\/h3>\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-element elementor-element-bf7b7b2 elementor-widget elementor-widget-pxl_text_editor\" data-id=\"bf7b7b2\" data-element_type=\"widget\" data-e-type=\"widget\" data-widget_type=\"pxl_text_editor.default\">\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-widget-container\">\n\t\t\t\t\t<div class=\"pxl-text-editor\">\n\t<div class=\"pxl-item--inner\" data-wow-delay=\"ms\">\n\t\t<p><strong>1 <\/strong>P. Barucci, <em>Relazione all\u2019Assemblea dell\u2019ABI del 28 giugno 1988<\/em>, ristampata in P. Barucci, <em>La sfida per un sistema bancario europeo. Gli interventi sulla rivista \u00abBancaria \u00bb<\/em>, Laterza, Bari Roma, 2022, p. 46.<\/p><p><strong>2 <\/strong>M. Onado, \u00abPiero Barucci. Tra palazzo Altieri e via XX Settembre\u00bb, in P. Barucci, <em>La sfida<\/em>, cit., p. 46.<\/p><p><strong>3 <\/strong>Versi tratti da <em>Traversando la Maremma toscana <\/em>(Rime Nuove) di Giosu\u00e8 Carducci, scritta nel 1885.<\/p><p><strong>4<\/strong>Tra le opere su questi temi: P. Barucci, <em>Ricostruzione, pianificazione, Mezzogiorno. La politica economica in Italia dal 1943 al 1955<\/em>, pubblicato nel 1978, ed. il Mulino. Vale la pena ricordare la lezione di Piero Barucci a 100 anni dalla nascita di Pasquale Saraceno: \u00abLa condizione del Mezzogiorno \u2013 ieri, oggi e domani \u2013 tra vincoli e opportunit\u00e0\u00bb, Roma, giugno 2003, Quaderno n. 21 di <em>Informazioni Svimez<\/em>, Collana Saraceno n. 6.<\/p><p><strong>5<\/strong>V. Zamagni, <em>L\u2019industria chimica italiana e l\u2019Imi<\/em>, il Mulino, Bologna, 2010.<\/p><p><strong>6 <\/strong>F. Silva, \u00abUn profilo di insieme\u00bb, in F. Silva (a cura di), <em>Storia dell\u2019Iri. 3. I difficili anni \u201970 e i tentativi di rilancio negli anni \u201980, 1973-1989<\/em>, Laterza (Storia e Societ\u00e0), Bari, 2013.<\/p><p><strong>7 <\/strong>F. Giordano, <em>Destinazione euro. Politica e finanza in Italia dal \u00abmiracolo\u00bb a Maastricht, 1957-1992<\/em>, Donzelli, Roma, 2024.<\/p><p><strong>8 <\/strong>P. Barucci, F. Giordano, <em>UniCredit, una storia dell\u2019economia italiana. Dal Credito Italiano a UniCredit 1945-2000<\/em>, 2025, Laterza, Bari-Roma.<\/p><p><strong>9 <\/strong>P. Barucci, <em>Relazione all\u2019Assemblea dell\u2019ABI del 19 luglio 1991<\/em>, in P. Barucci, <em>La sfida<\/em>, cit., p. 191.<\/p><p><strong>10 <\/strong>M. Onado, in P. Barucci, <em>La sfida<\/em>, cit., p. XX.<\/p><p><strong>11 <\/strong>P. Barucci, <em>Relazione all\u2019Assemblea dell\u2019ABI del 19 luglio 1991<\/em>, cit., p. 190.<\/p><p><strong>12 <\/strong>G. Amato, <em>Due anni al Tesoro<\/em>, 1990, il Mulino, Bologna, p. 112.<\/p><p><strong>13 <\/strong>P. Barucci, <em>Relazione all\u2019Assemblea dell\u2019ABI del 4 luglio 1990<\/em>, in P. Barucci, <em>La sfida<\/em>, cit., p. 101.<\/p><p><strong>14 <\/strong>P. Barucci, <em>Relazione all\u2019Assemblea dell\u2019ABI del 27 giugno 1989<\/em>, in P. Barucci, <em>La sfida<\/em>, cit., p. 98.<\/p><p><strong>15 <\/strong>P. Barucci, <em>Relazione all\u2019Assemblea dell\u2019ABI del 28 giugno 1988<\/em>, in P. Barucci, <em>La sfida<\/em>, cit., p. 47.<\/p><p><strong>16 <\/strong>L. n. 218, 20 luglio 1990.<\/p><p><strong>17 <\/strong>P. Barucci, <em>Relazione all\u2019Assemblea dell\u2019ABI del 27 giugno 1989<\/em>, cit., p. 98.<\/p><p><strong>18 <\/strong>P. Barucci, <em>L\u2019isola italiana del Tesoro. Ricordi di un naufragio evitato 1992-1994<\/em>, 1995, Rizzoli, Milano.<\/p><p><strong>19 <\/strong>Canto IX del Purgatorio della <em>Divina Commedia <\/em>di Dante Alighieri (versi 40-42).<\/p><p><strong>20 <\/strong>P. Barucci, I<em>ntervento all\u2019Assemblea dell\u2019ABI del 23 giugno 1993<\/em>, in P. Barucci, <em>La sfida<\/em>, cit., p. 206.<\/p><p><strong>21 <\/strong>S. Battilossi, \u00abAnnali\u00bb, in P. Ciocca, G. Toniolo (a cura di), <em>Storia economica d\u2019Italia<\/em>, Laterza, Bari-Roma, 1999, p. 520.<\/p><p><strong>22 <\/strong>P. Barucci, I<em>ntervento all\u2019Assemblea dell\u2019ABI del 23 giugno 1993<\/em>, cit., p. 203.<\/p><p><strong>23 <\/strong>Intervento del Ministro P. Barucci; Senato della Repubblica, XI Legislatura, X Commissione permanente, <em>Indagine conoscitiva sul processo di privatizzazione delle imprese pubbliche o a partecipazione statale<\/em>, 1\u00b0 ottobre 1992.<\/p><p><strong>24 <\/strong>R. Petrini, \u00abL\u2019Iri nei tre anni fatali: la crisi del paese e la svolta delle privatizzazioni (1990-1992)\u00bb, in R. Artoni (a cura di), <em>Storia dell\u2019Iri. 4. Crisi e privatizzazione<\/em>, Laterza (Storia e Societ\u00e0), Bari-Roma, 2013, p. 175.<\/p><p><strong>25 <\/strong><em>La Repubblica<\/em>, 11 dicembre 1992.<\/p><p><strong>26 <\/strong>P. Barucci, <em>Intervento all\u2019Assemblea dell\u2019ABI del 23 giugno 1993<\/em>, cit., p. 204.<\/p><p><strong>27 <\/strong>Direttiva del Presidente del Consiglio dei Ministri, 30 giugno 1993, <em>G.U. <\/em>n. 155 del 5 luglio 1993.<\/p><p><strong>28 <\/strong>P. Barucci, F. Giordano, <em>UniCredit<\/em>, cit.<\/p><p><strong>29 <\/strong>Intervento del Ministro P. Barucci, <em>Indagine conoscitiva<\/em>, cit.<\/p><p><strong>30 <\/strong><em>Corriere della Sera<\/em>, 9 dicembre 1993.<\/p><p><strong>31 <\/strong>P. Barucci, <em>Etica ed economia, una sintesi difficile, ma possibile<\/em>, Intervento al Convegno Etica e nuovo umanesimo, organizzato dall\u2019ABI e dal Vicariato di Roma, Roma, 14 gennaio 2015.<\/p><p><strong>32 <\/strong>Ibid.<\/p><p><strong>33 <\/strong>P. Barucci, <em>Relazione all\u2019Assemblea dell\u2019ABI del 28 giugno 1988<\/em>, ibid., 2022, p. 47.<\/p>\t\t\n\t<\/div>\n<\/div>\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-element elementor-element-01a2894 elementor-widget elementor-widget-heading\" data-id=\"01a2894\" data-element_type=\"widget\" data-e-type=\"widget\" data-widget_type=\"heading.default\">\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-widget-container\">\n\t\t\t\t\t<h3 class=\"elementor-heading-title elementor-size-default\">Versione PDF<\/h3>\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-element elementor-element-80caa1c elementor-widget elementor-widget-shortcode\" data-id=\"80caa1c\" data-element_type=\"widget\" data-e-type=\"widget\" data-widget_type=\"shortcode.default\">\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-widget-container\">\n\t\t\t\t\t\t\t<div class=\"elementor-shortcode\"><div class='w3eden'><!-- WPDM Link Template: Call to Action 3 -->\n<div class=\"well c2a3\">\n        <div 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