{"id":58117,"date":"2026-05-20T10:21:32","date_gmt":"2026-05-20T08:21:32","guid":{"rendered":"https:\/\/abi-newsite.azurewebsites.net\/?p=58117"},"modified":"2026-05-20T10:33:47","modified_gmt":"2026-05-20T08:33:47","slug":"capacita-capitale-umano-attivita-economica-nellitalia-dei-giovani-anziani-di-ignazio-visco","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.abi.it\/en\/capacita-capitale-umano-attivita-economica-nellitalia-dei-giovani-anziani-di-ignazio-visco\/","title":{"rendered":"Capacit\u00e0, capitale umano, attivit\u00e0 economica nell\u2019Italia dei \u00abgiovani anziani\u00bb di Ignazio Visco"},"content":{"rendered":"<div data-elementor-type=\"wp-post\" data-elementor-id=\"58117\" class=\"elementor elementor-58117\" data-elementor-post-type=\"post\">\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-element elementor-element-5a8a5f1 e-flex e-con-boxed e-con e-parent\" data-id=\"5a8a5f1\" data-element_type=\"container\" data-e-type=\"container\">\n\t\t\t\t\t<div class=\"e-con-inner\">\n\t\t<div class=\"elementor-element elementor-element-8a36526 e-con-full elementor-hidden-tablet_extra elementor-hidden-tablet elementor-hidden-mobile_extra elementor-hidden-mobile e-flex e-con e-child\" data-id=\"8a36526\" data-element_type=\"container\" data-e-type=\"container\">\n\t\t\t\t<\/div>\n\t\t<div class=\"elementor-element elementor-element-ff9fd06 e-con-full e-flex e-con e-child\" data-id=\"ff9fd06\" data-element_type=\"container\" data-e-type=\"container\">\n\t\t<article class=\"elementor-element elementor-element-6f09580 section e-con-full e-flex e-con e-child\" data-id=\"6f09580\" data-element_type=\"container\" data-e-type=\"container\" data-settings=\"{&quot;background_background&quot;:&quot;classic&quot;}\">\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-element elementor-element-589e382 elementor-widget elementor-widget-heading\" data-id=\"589e382\" data-element_type=\"widget\" data-e-type=\"widget\" data-widget_type=\"heading.default\">\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-widget-container\">\n\t\t\t\t\t<h1 class=\"elementor-heading-title elementor-size-default\">Capacit\u00e0, capitale umano, attivit\u00e0 economica nell\u2019Italia dei \u00abgiovani anziani\u00bb<\/h1>\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-element elementor-element-d5991dc elementor-widget elementor-widget-pxl_text_editor\" data-id=\"d5991dc\" data-element_type=\"widget\" data-e-type=\"widget\" data-widget_type=\"pxl_text_editor.default\">\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-widget-container\">\n\t\t\t\t\t<div class=\"pxl-text-editor\">\n\t<div class=\"pxl-item--inner\" data-wow-delay=\"ms\">\n\t\t<p class=\"xmsonormal\" style=\"margin: 0cm\"><strong>Ignazio Visco<\/strong>, Governatore onorario della Banca d\u2019Italia<\/p>\t\t\n\t<\/div>\n<\/div>\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<\/article>\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-element elementor-element-d32b19c elementor-widget elementor-widget-pxl_text_editor\" data-id=\"d32b19c\" data-element_type=\"widget\" data-e-type=\"widget\" data-widget_type=\"pxl_text_editor.default\">\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-widget-container\">\n\t\t\t\t\t<div class=\"pxl-text-editor\">\n\t<div class=\"pxl-item--inner\" data-wow-delay=\"ms\">\n\t\t<p>Dell\u2019invecchiamento della popolazione, e delle sue conseguenze per le economie non solo dei paesi avanzati, si discute ormai da molti decenni. Per l\u2019Italia, dove la speranza di vita \u00e8 ormai tra le massime al mondo e la natalit\u00e0 sui livelli pi\u00f9 bassi, demografi ed economisti sottolineano la necessit\u00e0 di mettere in moto interventi e riforme che evitino conseguenze, economiche e sociali, negative. Occorre accrescere la partecipazione al lavoro dei giovani, delle donne e anche dei \u00abgiovani anziani\u00bb (tra i 65 e i 74 anni), senza trascurare la necessit\u00e0 di accrescere rapidamente produttivit\u00e0 e competenze cognitive, proprie della societ\u00e0 digitale. In ogni caso sar\u00e0 necessario per tutti aumentare la sensibilit\u00e0 nei confronti di una formazione permanente, lungo l\u2019intero arco di vita.<\/p>\t\t\n\t<\/div>\n<\/div>\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-element elementor-element-9ad7ea0 elementor-widget elementor-widget-heading\" data-id=\"9ad7ea0\" data-element_type=\"widget\" data-e-type=\"widget\" data-widget_type=\"heading.default\">\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-widget-container\">\n\t\t\t\t\t<h3 class=\"elementor-heading-title elementor-size-default\">1. Invecchiamento e diminuzione della\npopolazione<\/h3>\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-element elementor-element-59d40aa elementor-widget elementor-widget-pxl_text_editor\" data-id=\"59d40aa\" data-element_type=\"widget\" data-e-type=\"widget\" data-widget_type=\"pxl_text_editor.default\">\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-widget-container\">\n\t\t\t\t\t<div class=\"pxl-text-editor\">\n\t<div class=\"pxl-item--inner\" data-wow-delay=\"ms\">\n\t\t<p>Quasi trent\u2019anni fa Massimo Livi Bacci, nella sua Lettura del Mulino, parlava del \u00abpassaggio da un\u2019epoca di abbondanza a una di scarsit\u00e0\u00bb (Livi Bacci, 1997, p. 993), dove la scarsit\u00e0 si riferiva alla riduzione prospettica di risorse umane: in Italia, a parit\u00e0 di condizioni (natalit\u00e0 ferma ai minimi della met\u00e0 degli anni Novanta e mortalit\u00e0 ancora in diminuzione), da allora a oggi la popolazione di oltre 60 anni di et\u00e0 sarebbe aumentata di circa cinque milioni, quella sotto i 60 diminuita di quasi undici. Ex post, rispetto ad allora gli ultrasessantenni sono aumentati di oltre sei milioni, mentre i residenti di et\u00e0 inferiore ai 60 sono diminuiti di solo quattro: la differenza \u00e8 dovuta, oltre alla temporanea risalita del tasso di fecondit\u00e0 totale (passato dal minimo di 1,19 del 1995 a 1,44 nel 2010, per poi riprendere a ridursi, riportandosi ancora al di sotto di 1,2 negli ultimi anni), all\u2019immigrazione nel nostro Paese di quasi cinque milioni di stranieri. In effetti, dell\u2019invecchiamento della popolazione, e delle sue conseguenze per le economie non solo dei paesi avanzati dell\u2019area dell\u2019Ocse, si discute ormai da molti decenni. Ricordando le parole, quasi vent\u2019anni fa, di Antonio Golini, esso \u00e8 il risultato di una duplice vittoria: \u00abla vittoria sulle nascite indesiderate e quella sulla morte prematura\u00bb (Golini, 2007). Nel nostro Paese la speranza di vita \u00e8 ormai tra le massime al mondo e la natalit\u00e0 \u00e8 sui livelli pi\u00f9 bassi. Demografi ed economisti non mancano quindi di sottolineare quanto sia necessario per l\u2019Italia, cos\u00ec come per altri paesi, mettere in moto interventi e riforme che evitino che quella vittoria si trasformi nel tempo in una dolorosa sconfitta. Nonostante quanto fatto finora sul fronte delle riforme pensionistiche, il rischio continua a riguardare la stessa sostenibilit\u00e0 del nostro stato sociale nei prossimi decenni. Secondo le ultime proiezioni, la popolazione residente diminuir\u00e0, nello scenario \u00abmediano\u00bb dell\u2019Istat (base 1\u00b0 gennaio 2024), dai 59 milioni circa di oggi a meno di 55 milioni nel 2050, e addirittura 46 nel 2080 (Istat, 2025a). In un intervallo di confidenza del 90% la diminuzione al 2050 sarebbe compresa tra i 2,1 e i 6,5 milioni (figura 1a). Anche se quanto pi\u00f9 ci si spinge in l\u00e0 con le previsioni tanto pi\u00f9 lo scenario diventa incerto, alla luce degli andamenti degli ultimi decenni esso sconta un aumento della speranza di vita di circa 4 anni, fino a quasi 90 per le donne e 86 per gli uomini nel 2080, un rialzo della fecondit\u00e0 totale, dal minimo storico di 1,18 figli per donna del 2024 all\u20191,46 nel 2080, e ancora un contributo medio annuo dell\u2019immigrazione netta pari a circa 200.000 unit\u00e0 fino al 2040 e 165.000 nei successivi quarant\u2019anni. Se ci limitiamo a considerare l\u2019evoluzione nel prossimo quarto di secolo, sar\u00e0 soprattutto forte la diminuzione delle persone in et\u00e0 lavorativa (convenzionalmente definita dai 15 ai 64 anni): da oggi al 2050 esse scenderebbero di oltre 7 milioni, portandosi al di sotto di 30 milioni (figura 1b). Se non vi fossero variazioni nella produttivit\u00e0 del lavoro e nei tassi di occupazione, il prodotto pro capite sarebbe destinato a ridursi nei prossimi 25 anni dello 0,6% all\u2019anno. Nel 2050 esso sarebbe quindi inferiore di quasi un settimo rispetto al livello attuale; il Pil aggregato di un quinto (con una riduzione media annua di circa l\u20191%). Un\u2019evoluzione, questa, che metterebbe chiaramente a rischio la sostenibilit\u00e0 dello stato sociale, quale si \u00e8 andato definendo negli ultimi decenni per la spesa pubblica previdenziale e sanitaria, la cui domanda sar\u00e0 anzi spinta al rialzo in conseguenza dell\u2019invecchiamento della popolazione (cfr. anche Visco, 2025).<\/p>\t\t\n\t<\/div>\n<\/div>\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-element elementor-element-740699a elementor-widget elementor-widget-image\" data-id=\"740699a\" data-element_type=\"widget\" data-e-type=\"widget\" data-widget_type=\"image.default\">\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-widget-container\">\n\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t<img fetchpriority=\"high\" decoding=\"async\" width=\"1024\" height=\"463\" src=\"\/wp-content\/uploads\/2026\/05\/Fig.-visco-1024x463.png\" class=\"attachment-large size-large wp-image-58127\" alt=\"\" srcset=\"\/wp-content\/uploads\/2026\/05\/Fig.-visco-1024x463.png 1024w, \/wp-content\/uploads\/2026\/05\/Fig.-visco-300x136.png 300w, \/wp-content\/uploads\/2026\/05\/Fig.-visco-768x348.png 768w, \/wp-content\/uploads\/2026\/05\/Fig.-visco-18x8.png 18w, \/wp-content\/uploads\/2026\/05\/Fig.-visco-1170x529.png 1170w, \/wp-content\/uploads\/2026\/05\/Fig.-visco.png 1222w\" sizes=\"(max-width: 1024px) 100vw, 1024px\" \/>\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-element elementor-element-ca6be88 elementor-widget elementor-widget-heading\" data-id=\"ca6be88\" data-element_type=\"widget\" data-e-type=\"widget\" data-widget_type=\"heading.default\">\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-widget-container\">\n\t\t\t\t\t<h3 class=\"elementor-heading-title elementor-size-default\">2. Tassi di occupazione e produttivit\u00e0<\/h3>\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-element elementor-element-a3e3494 elementor-widget elementor-widget-pxl_text_editor\" data-id=\"a3e3494\" data-element_type=\"widget\" data-e-type=\"widget\" data-widget_type=\"pxl_text_editor.default\">\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-widget-container\">\n\t\t\t\t\t<div class=\"pxl-text-editor\">\n\t<div class=\"pxl-item--inner\" data-wow-delay=\"ms\">\n\t\t<p>Ci sono ovviamente margini per compensare l\u2019effetto meccanico dovuto al saldo naturale negativo. Anzitutto, come osservato dalla Banca d\u2019Italia in un\u2019audizione parlamentare nell\u2019aprile dello scorso anno (cfr. Brandolini, 2025a), l\u2019aumento dei tassi di attivit\u00e0 e di occupazione registrato, in particolare per le fasce di et\u00e0 pi\u00f9 elevate, negli ultimi anni pu\u00f2 proseguire (figura 2); si tratta infatti di tassi che sono ancora notevolmente distanti da quelli medi europei e in particolare da quelli prevalenti nei paesi nordici. Il tasso di partecipazione al lavoro per la fascia di et\u00e0 \u00ab15-64 anni\u00bb, pari in Italia a circa il 67%, \u00e8 infatti il pi\u00f9 basso nell\u2019Unione europea, dieci punti percentuali in meno della media degli altri paesi; lo stesso vale per il tasso di occupazione, che supera di poco il 62%. Di particolare rilievo sono il divario di genere (con un tasso di occupazione del 53% per le donne e del 71% per gli uomini) e la bassa partecipazione al lavoro dei giovani (intorno al 40% nella fascia di et\u00e0 15-29, a fronte di oltre il 55% nella media europea), dei quali oltre il 15% non studiano, non lavorano e non frequentano corsi di formazione. Questi divari risentono in modo cruciale dei gravi ritardi del Mezzogiorno, dove il tasso di occupazione femminile \u00e8 pari a circa il 36% (25 punti percentuali meno di quella maschile) e dove poco meno di uno su quattro giovani \u00e8 non solo inattivo ma anche non impegnato in attivit\u00e0 di formazione e di studio. Anche con riferimento al saldo migratorio con l\u2019estero vi sono margini importanti. Se dall\u2019inizio del secolo agli anni precedenti la crisi del 2011- 2013 l\u2019afflusso di cittadini stranieri, anche se con bassi livelli di istruzione, ha interamente sostenuto l\u2019aumento della popolazione residente, dalla met\u00e0 dello scorso decennio si sono abbassati i flussi in entrata e sono salite le uscite di cittadini italiani. Inoltre, come \u00e8 stato osservato, le proiezioni relative al saldo migratorio con l\u2019estero possono rivelarsi molto imprecise, \u00abin entrambe le direzioni\u00bb (ibid., p. 9), e l\u2019intervallo di confidenza nelle proiezioni dell\u2019Istat \u00e8 in effetti particolarmente ampio (figura 3). Anche in questo caso, per\u00f2, vi sono margini per rendere pi\u00f9 stabili gli afflussi di lavoratori stranieri, cos\u00ec come per contenere il deflusso dei nostri giovani, spesso con livelli di istruzione piuttosto elevati. Inoltre, pur salito notevolmente nell\u2019ultimo decennio, fino a collocarsi oggi intorno all\u201911%, il tasso di attivit\u00e0 dei \u00abgiovani anziani\u00bb (nella fascia di et\u00e0 compresa tra i 65 e i 74 anni) \u00e8 ancora di oltre un punto inferiore a quello prevalente in media negli altri paesi dell\u2019Unione (figura 4b). Soprattutto \u00e8 particolarmente elevata la distanza dai livelli prevalenti in Germania (16%), in Svezia (19%) e in altri paesi del Nord Europa, anche se la quota di attivi in questa fascia di et\u00e0, che ancora supera il limite, ormai puramente convenzionale, dell\u2019et\u00e0 \u00ablavorativa\u00bb, supera non di poco la quota che oggi si registra in Francia (tra il 7 e l\u20198%). Prima di considerare, sia pur brevemente, alcune possibili tendenze della partecipazione al lavoro nei prossimi decenni, con particolare attenzione ai \u00abgiovani anziani\u00bb (e ai seniores, la popolazione di 65 anni e pi\u00f9), va ricordato l\u2019altro fattore, cruciale per compensare non solo la riduzione meccanica del prodotto pro-capite ma anche quella, ancor pi\u00f9 forte, del Pil aggregato: la produttivit\u00e0 del lavoro, che ristagna da oltre un quarto di secolo (figura 5). Al riguardo, la principale conclusione dell\u2019ultimo esercizio della Banca d\u2019Italia \u00e8 chiara: \u00abSe nel 2050 i tassi di partecipazione dei giovani e delle donne raggiungessero quelli che si osservano attualmente nella media dell\u2019Ue, senza un aumento della produttivit\u00e0 del lavoro, il Pil pro-capite rimarrebbe sostanzialmente stabile, ma quello complessivo si ridurrebbe del 6,7%. (\u2026) Una sostanziale ripresa della produttivit\u00e0 \u00e8 quindi una condizione necessaria per la crescita economica del Paese\u00bb (ibid., p. 14). \u00c8 utile, peraltro, richiamare brevemente i risultati di un analogo esercizio effettuato, sempre in Banca d\u2019Italia, nel 2008 a partire dalle previsioni demografiche con base 1\u00b0 gennaio 2007, prima della doppia recessione originata, tra il 2008 e il 2013, dalla crisi finanziaria globale e dalla successiva crisi dei debiti sovrani nell\u2019area dell\u2019euro (Visco, 2008). Anche da quell\u2019esercizio risultava, date le proiezioni dell\u2019Istat e a parit\u00e0 di tassi di occupazione e di produttivit\u00e0, una caduta del Pil pro-capite, dall\u2019inizio del 2007 al 2050, pari allo 0,5- 0,6% all\u2019anno, ma dello 0,4%, anzich\u00e9 di circa l\u20191%, per il Pil aggregato. Lo scenario demografico (Istat, 2008) era infatti allora molto pi\u00f9 favorevole di quello odierno: nel 2050, la popolazione complessiva sarebbe risultata pi\u00f9 elevata, tra i 61 e i 62 milioni, di quella di inizio 2007 (59 milioni), cos\u00ec come di quella oggi prevista (55 milioni). In particolare, secondo le proiezioni del 2007 la popolazione in et\u00e0 lavorativa sarebbe calata tra il 2007 e il 2050 da 40 a 35 milioni (dal 69 al 57% del totale) a fronte dei 30 milioni (il 54%) oggi previsti. Le differenze tra i due scenari demografici, con base rispettivamente 2007 e 2024, sono efficacemente riassunte dall\u2019indice di vecchiaia, il rapporto tra le persone con pi\u00f9 di 65 anni e i giovani al disotto dei 15, previsto per il 2050: 2,5 nello scenario del 2007, 3,1 in quello pi\u00f9 recente. L\u2019evoluzione del Pil pro-capite degli ultimi venti anni e quella prevista oggi per i prossimi decenni risente di tassi di natalit\u00e0 e afflussi dall\u2019estero pi\u00f9 contenuti di quelli ipotizzati nelle previsioni del 2007, compensati da tassi di occupazione che hanno fino a oggi largamente superato quelli allora ipotizzati, sia per le persone in et\u00e0 lavorativa tra i 50 e i 64 anni, sia per i giovani anziani (tra i 65 e i 74 anni): riflesso, questo, dell\u2019effetto delle riforme pensionistiche \u2013 l\u2019allungamento dell\u2019et\u00e0 effettiva di pensionamento (un fenomeno visibile in particolare, anche se non solo, nell\u2019aumento dei tassi di occupazione femminile) \u2013 e del progressivo miglioramento delle condizioni di salute. Secondo le stime e le valutazioni di allora, per compensare il calo meccanico del prodotto per abitante la produttivit\u00e0 del lavoro avrebbe dovuto aumentare in media dello 0,6% lungo l\u2019orizzonte di previsione. Abbandonando, per\u00f2, l\u2019ipotesi di invarianza della partecipazione al lavoro, imputando i tassi di occupazione futuri sulla base degli obiettivi occupazionali definiti nell\u2019ambito della strategia di sviluppo fissata con l\u2019Agenda di Lisbona o estrapolandoli sulla base delle tendenze pi\u00f9 recenti, gi\u00e0 si finiva per ottenere una sostanziale stabilizzazione della quota di occupati rispetto alla popolazione residente. Si osservava che particolare importanza avrebbe rivestito la partecipazione al lavoro dei pi\u00f9 anziani, rilevando, anche sulla base dell\u2019esercizio quantitativo, il ruolo giocato dagli incentivi offerti dal particolare sistema pensionistico, volti a \u00abdistorcere la decisione tra occupazione e pensione in direzioni non socialmente ottimali perch\u00e9 il costo privato della scelta (la riduzione di reddito) non \u00e8 commisurato a quello sociale (la tassazione necessaria a finanziare il flusso di pensioni)\u00bb (ibid., p. 221), un\u2019antica questione in buona parte risolta negli anni seguenti. Allo stesso tempo, non si mancava di osservare che per gli \u00abanziani\u00bb dei primi anni 2000 il pi\u00f9 alto tenore medio di vita e la disponibilit\u00e0 di una migliore assistenza medica davano la possibilit\u00e0 di raggiungere et\u00e0 avanzate in migliori condizioni di salute rispetto agli anziani dei precedenti decenni. Il considerevole aumento della speranza di vita a 65 anni rendeva inoltre socialmente pi\u00f9 onerosa la riduzione dell\u2019occupazione dei pi\u00f9 anziani fino ad allora osservata. Infine, per mantenere e accrescere negli anni il livello di benessere economico allora raggiunto si sottolineava l\u2019importanza dei due principali elementi della crescita economica, tra loro non indipendenti: la qualit\u00e0 dei fattori della produzione, da accrescere con l\u2019accumulazione di capitale umano, e la capacit\u00e0 del sistema di estendere le frontiere di produzione, di innalzare cio\u00e8 la produttivit\u00e0 totale dei fattori, due elementi da ricercare \u00abinvestendo in conoscenza\u00bb (cfr. Visco, 2009). A questo riguardo ci si pu\u00f2 limitare a osservare quanto il nostro Paese si trovi ancora molto indietro: la spesa pubblica e privata in ricerca e sviluppo (R&amp;S), inferiore all\u20191,5% del Pil, \u00e8 oltre un punto percentuale al di sotto della media dei paesi dell\u2019Ocse e della Cina, meno della met\u00e0 del livello di Stati Uniti e Germania; a fronte di una media del 40% tra i paesi dell\u2019Ocse, solo il 20% della popolazione tra i 25 e i 64 anni \u00e8 in possesso di un titolo di studio di livello terziario, mentre la quota del 30% per i giovani di et\u00e0 compresa tra i 25 e i 34 anni \u00e8 ben lontana dal 45% della media europea e da valori che superano il 65% in Canada, Corea del Sud e Giappone. Anche la dimensione qualitativa del problema dell\u2019istruzione e dell\u2019apprendimento risalta negativamente nel confronto internazionale, come emerge dai risultati dei programmi internazionali di valutazione degli studenti della scuola secondaria (Pisa: Oecd, 2023) e delle competenze degli adulti (Piaac: Oecd, 2024), particolarmente scarsi per chi risiede nelle nostre regioni meridionali.<\/p>\t\t\n\t<\/div>\n<\/div>\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-element elementor-element-f5099d3 elementor-widget elementor-widget-image\" data-id=\"f5099d3\" data-element_type=\"widget\" data-e-type=\"widget\" data-widget_type=\"image.default\">\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-widget-container\">\n\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t<img decoding=\"async\" width=\"748\" height=\"489\" src=\"\/wp-content\/uploads\/2026\/05\/Fig.-2-visco.png\" class=\"attachment-large size-large wp-image-58128\" alt=\"\" srcset=\"\/wp-content\/uploads\/2026\/05\/Fig.-2-visco.png 748w, \/wp-content\/uploads\/2026\/05\/Fig.-2-visco-300x196.png 300w, \/wp-content\/uploads\/2026\/05\/Fig.-2-visco-18x12.png 18w\" sizes=\"(max-width: 748px) 100vw, 748px\" \/>\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-element elementor-element-4e21bf0 elementor-widget elementor-widget-image\" data-id=\"4e21bf0\" data-element_type=\"widget\" data-e-type=\"widget\" data-widget_type=\"image.default\">\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-widget-container\">\n\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t<img decoding=\"async\" width=\"748\" height=\"489\" src=\"\/wp-content\/uploads\/2026\/05\/Fig.-2-visco.png\" class=\"attachment-large size-large wp-image-58128\" alt=\"\" srcset=\"\/wp-content\/uploads\/2026\/05\/Fig.-2-visco.png 748w, \/wp-content\/uploads\/2026\/05\/Fig.-2-visco-300x196.png 300w, \/wp-content\/uploads\/2026\/05\/Fig.-2-visco-18x12.png 18w\" sizes=\"(max-width: 748px) 100vw, 748px\" \/>\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-element elementor-element-6309be2 elementor-widget elementor-widget-image\" data-id=\"6309be2\" data-element_type=\"widget\" data-e-type=\"widget\" data-widget_type=\"image.default\">\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-widget-container\">\n\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t<img decoding=\"async\" width=\"750\" height=\"501\" src=\"\/wp-content\/uploads\/2026\/05\/Fig.-3-visco.png\" class=\"attachment-large size-large wp-image-58129\" alt=\"\" srcset=\"\/wp-content\/uploads\/2026\/05\/Fig.-3-visco.png 750w, \/wp-content\/uploads\/2026\/05\/Fig.-3-visco-300x200.png 300w, \/wp-content\/uploads\/2026\/05\/Fig.-3-visco-18x12.png 18w\" sizes=\"(max-width: 750px) 100vw, 750px\" \/>\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-element elementor-element-6ef1211 elementor-widget elementor-widget-image\" data-id=\"6ef1211\" data-element_type=\"widget\" data-e-type=\"widget\" data-widget_type=\"image.default\">\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-widget-container\">\n\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t<img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"1012\" height=\"1024\" src=\"\/wp-content\/uploads\/2026\/05\/Fig.-4-5-visco-1012x1024.png\" class=\"attachment-large size-large wp-image-58130\" alt=\"\" srcset=\"\/wp-content\/uploads\/2026\/05\/Fig.-4-5-visco-1012x1024.png 1012w, \/wp-content\/uploads\/2026\/05\/Fig.-4-5-visco-297x300.png 297w, \/wp-content\/uploads\/2026\/05\/Fig.-4-5-visco-768x777.png 768w, \/wp-content\/uploads\/2026\/05\/Fig.-4-5-visco-12x12.png 12w, \/wp-content\/uploads\/2026\/05\/Fig.-4-5-visco-702x710.png 702w, \/wp-content\/uploads\/2026\/05\/Fig.-4-5-visco.png 1207w\" sizes=\"(max-width: 1012px) 100vw, 1012px\" \/>\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-element elementor-element-a932923 elementor-widget elementor-widget-heading\" data-id=\"a932923\" data-element_type=\"widget\" data-e-type=\"widget\" data-widget_type=\"heading.default\">\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-widget-container\">\n\t\t\t\t\t<h3 class=\"elementor-heading-title elementor-size-default\">3. Tassi di attivit\u00e0 e produttivit\u00e0 del\nlavoro<\/h3>\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-element elementor-element-5d9367a elementor-widget elementor-widget-pxl_text_editor\" data-id=\"5d9367a\" data-element_type=\"widget\" data-e-type=\"widget\" data-widget_type=\"pxl_text_editor.default\">\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-widget-container\">\n\t\t\t\t\t<div class=\"pxl-text-editor\">\n\t<div class=\"pxl-item--inner\" data-wow-delay=\"ms\">\n\t\t<p>Oggi, per contrastare le dinamiche demografiche negative, occorre proseguire nell\u2019aumento dei tassi di attivit\u00e0 e occupazione delle fasce pi\u00f9 anziane e accompagnarle con una decisa ripresa della partecipazione al lavoro di giovani e donne, in primo luogo nel Mezzogiorno. Rinviando al riguardo alle considerazioni avanzate nella citata audizione della Banca d\u2019Italia e a un precedente contributo (Brandolini, 2024), se non ci si pu\u00f2 aspettare che un pure auspicato incremento della natalit\u00e0, oltre quanto ipotizzato nello scenario dell\u2019Istat, possa dare frutti gi\u00e0 entro il 2050, la rimozione degli ostacoli che impediscono alle donne di continuare a lavorare dopo la maternit\u00e0, consentirebbe di colmare nei prossimi venti anni una parte significativa del divario di genere nell\u2019occupazione. I bassi livelli di attivit\u00e0 sembrano infatti dipendere, ancora in particolare nel Mezzogiorno, soprattutto dalla carenza nell\u2019accessibilit\u00e0 di servizi per l\u2019infanzia di buona qualit\u00e0 (cfr. Carta et al., 2023). Pi\u00f9 difficile \u00e8 probabilmente accrescere la partecipazione giovanile al lavoro. Tuttavia, si osserva che se la percentuale dei giovani tra i 25 e i 34 anni con un titolo di livello terziario \u00e8 troppo bassa, essi non solo tendono a impiegare pi\u00f9 tempo dei loro coetanei europei per conseguirlo ma incontrano anche maggiori difficolt\u00e0 nel trovare un lavoro, due fenomeni sui quali sarebbe necessario intervenire con rapidit\u00e0 e con appropriati interventi. Quanto al contributo dell\u2019immigrazione netta, non solo vanno definite politiche volte a garantire la regolarit\u00e0 dei flussi migratori in entrata, per soddisfare la domanda proveniente dalle imprese, ma va anche promossa la piena integrazione dei nuovi residenti e delle loro famiglie, incluse la loro salute e una buona istruzione dei figli. Infine, con riferimento all\u2019uscita di molti giovani, spesso con livelli di istruzione elevati, dal nostro Paese, se da un lato \u00e8 paradossale un deflusso di cos\u00ec ampia portata (con oltre mezzo milione che ha lasciato ufficialmente l\u2019Italia tra il 2011 e il 2023, due terzi a titolo definitivo) quando si riduce la popolazione in et\u00e0 lavorativa, dall\u2019altro si tratta di un potenziale su cui impegnare a fondo le politiche pubbliche e le risposte del settore privato. Infine, per quanto riguarda la partecipazione al lavoro e l\u2019occupazione della popolazione pi\u00f9 anziana, le riforme pensionistiche stanno indubbiamente avendo successo. Senza entrare in particolari, il tasso di partecipazione delle persone tra i 55 e i 64 anni di et\u00e0, oggi superiore al 60% a fronte di una media Ue vicina al 70%, \u00e8 pressoch\u00e9 raddoppiato negli ultimi 20 anni (figura 4a). \u00c8 anche pi\u00f9 che raddoppiato il tasso di attivit\u00e0 delle persone nella fascia di et\u00e0 65-74 anni, non lontano ormai dalla media europea del 12%, anche se ancora di 5 punti inferiore al dato tedesco (figura 4b). Mentre il tasso di dipendenza delle persone con pi\u00f9 di 65 anni, in rapporto a quelle convenzionalmente definite in et\u00e0 lavorativa (15-64) \u00e8, in Italia come in altri paesi, inevitabilmente destinato ad aumentare, \u00e8 ormai il caso di abbandonare la convenzione per la quale si definiscono \u00abanziani \u00bb, ovvero non \u00abin et\u00e0 lavorativa\u00bb, tutti coloro che hanno superato i 65 anni di et\u00e0. Andrebbero cio\u00e8 riconsiderati i limiti di et\u00e0 convenzionali, almeno portando i \u00abconfini dell\u2019et\u00e0 da lavoro\u00bb dai 15 ai 20 anni e dai 65 ai 70 anni (Brandolini, 2024, pp.137-139), anche se a questo riguardo la questione \u00e8 \u00abpoliticamente sensibile\u00bb (ibid., p. 138). Andrebbe poi riconosciuto che il prolungamento della vita lavorativa non deriva solo da norme di legge connesse con la previdenza sociale e la speranza di vita, ma anche dal miglioramento delle condizioni di salute in et\u00e0 avanzata (cfr. Scott, 2021). Un miglioramento che deve ovviamente proseguire, con la prevenzione volta a promuovere una vita pi\u00f9 lunga e di buona qualit\u00e0 e contribuire ad accrescere le capacit\u00e0 di vivere una vita attiva anche da parte della popolazione pi\u00f9 anziana (cfr. Garattini, 2023). A tale proposito, secondo i dati pi\u00f9 recenti dell\u2019Istat la speranza di vita a 65 anni senza limitazioni nelle attivit\u00e0 supera i dieci anni (Istat, 2025b), anche se sia i dati Eurostat (Hly) sia quelli dell\u2019Oms (Hale) indicano una speranza di vita in buona salute alla nascita di diversi anni inferiore. Bisogna quindi spingere sull\u2019educazione \u00abper garantire la salute degli adulti e promuovere una vita pi\u00f9 lunga e di buona qualit\u00e0\u00bb (De Curtis e Garattini, 2025, p. 102), partendo fin dall\u2019infanzia, con particolare attenzione alla riduzione delle disparit\u00e0 geografiche nell\u2019assistenza sanitaria e alla definizione di un accesso pi\u00f9 equo alle cure per tutti i cittadini (ibid., pp. 102-103).<\/p>\t\t\n\t<\/div>\n<\/div>\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-element elementor-element-9136792 elementor-widget elementor-widget-heading\" data-id=\"9136792\" data-element_type=\"widget\" data-e-type=\"widget\" data-widget_type=\"heading.default\">\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-widget-container\">\n\t\t\t\t\t<h3 class=\"elementor-heading-title elementor-size-default\">4. Sostenibilit\u00e0, produttivit\u00e0 e\nIntelligenza artificiale<\/h3>\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-element elementor-element-4315c03 elementor-widget elementor-widget-pxl_text_editor\" data-id=\"4315c03\" data-element_type=\"widget\" data-e-type=\"widget\" data-widget_type=\"pxl_text_editor.default\">\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-widget-container\">\n\t\t\t\t\t<div class=\"pxl-text-editor\">\n\t<div class=\"pxl-item--inner\" data-wow-delay=\"ms\">\n\t\t<p>Recentemente l\u2019Istat ha pubblicato previsioni delle forze di lavoro al 2050 (Istat, 2025c). Senza scendere in dettagli, sulla base di un modello statistico che tiene conto della normativa pensionistica e delle tendenze dei tassi di scolarizzazione, i tassi di attivit\u00e0 salirebbero per la popolazione di 15-64 anni dal 66,6% del 2024 al 73,2% nel 2050, e per la classe dei giovani anziani (65-74) dall\u201911% al 16%, lungo un trend comune ad altri paesi ma ancora distante da quelli dei paesi del Nord Europa. In complesso, la forza di lavoro si ridurrebbe di circa 2,7 milioni, a fronte della riduzione di 7,5 milioni della popolazione in et\u00e0 lavorativa (15-64), un risultato analogo a quello ottenuto con un diverso modello in Banca d\u2019Italia (cfr. De Philippis e Lo Bello, 2026). Questo porterebbe a compensare in misura notevole il calo \u00abmeccanico\u00bb del reddito pro-capite, dal 6% a meno di 1,5% in media annua, calo che sarebbe pi\u00f9 che annullato se si ipotizzasse, come nell\u2019esercizio della Banca d\u2019Italia, una riduzione stabile del tasso di disoccupazione dall\u2019attuale 6,5% al 4%, nonch\u00e9, possiamo aggiungere, con un pi\u00f9 sostanzioso aumento dei tassi di attivit\u00e0 dei giovani anziani. In ogni caso, per la sostenibilit\u00e0 della spesa sociale non sembra che si possa fare a meno di puntare a una crescita sostenuta della produttivit\u00e0 del lavoro, che, sia in termini di occupati che di ore lavorate, ristagna da oltre due decenni (figura 6). Con l\u2019invecchiamento della popolazione cresceranno infatti anche i costi dell\u2019assistenza pubblica a lungo termine, il numero dei pensionati continuer\u00e0 a salire nei prossimi trent\u2019anni e la transizione dal regime pensionistico retributivo al regime contributivo durer\u00e0 ancora a lungo, con la maggior parte delle pensioni calcolata per molti anni sulla base di una combinazione dei due regimi. Nelle valutazioni presentate nell\u2019Ageing Report della Commissione europea (European Commission, 2024) per il periodo 2022-2070, la dinamica della spesa legata all\u2019invecchiamento della popolazione salirebbe ancora, in rapporto al Pil, nel corso di questo decennio per stabilizzarsi nel successivo e quindi scendere dal 2040 in poi, con un andamento decisamente migliore di quello di Francia, Spagna e, nel lungo periodo, anche Germania (figura 7). Va per\u00f2 rilevato quanto queste proiezioni si basino su una crescita media annua del Pil potenziale superiore all\u20191% per tutto il prossimo cinquantennio. \u00c8 quindi evidente il contributo richiesto alla crescita della produttivit\u00e0, per la quale due variabili \u2013 investimenti e innovazione \u2013 sono ovviamente cruciali. L\u2019investimento in capitale umano \u00e8 certamente decisivo; la sfida \u00e8 infatti quella di combinare al meglio le potenzialit\u00e0 offerte dal progresso tecnologico con un adeguato sviluppo delle capacit\u00e0 individuali (cfr. Brandolini, 2025b). A questo riguardo non possiamo non richiamare i risultati del secondo ciclo dell\u2019indagine Piaac dell\u2019Ocse, gi\u00e0 menzionata. Essi confermano la collocazione dell\u2019Italia agli ultimi posti tra i paesi partecipanti per le competenze degli adulti (16- 65 anni) in lettura e matematica e per le competenze di problem solving adattivo (necessarie, in particolare, per rispondere adeguatamente alle sfide del \u00abdigitale\u00bb). Un adulto su tre presenta livelli di competenza minimi o insufficienti, mentre i pi\u00f9 giovani (16-24 anni) registrano punteggi pi\u00f9 elevati rispetto alle altre fasce di et\u00e0, anche di quelli di coloro che si trovano nella fascia 25-34 anni e dovrebbero aver maturato competenze aggiuntive oltre a quelle acquisite nella scuola o nell\u2019universit\u00e0. Se pensiamo poi che buona parte degli aumenti di produttivit\u00e0 dovrebbe discendere dall\u2019investimento in R&amp;S e dalla diffusione, quindi, delle nuove tecnologie, si apre la questione, che in questa sede pu\u00f2 solo essere accennata, del rapporto tra occupazione e utilizzo dell\u2019Intelligenza artificiale (in particolare nelle sue applicazioni di tipo generativo). Molto dipender\u00e0 dal grado di sostituzione o di complementarit\u00e0 con il lavoro, con effetti positivi, e probabilmente notevoli nel lungo periodo, sulla produttivit\u00e0, ma con incertezze rilevanti per gli effetti sull\u2019occupazione e soprattutto sulla distribuzione del reddito (cfr., tra gli altri, Acemoglu, 2025; Aghion e Bunel, 2024; Dalla Zuanna et al., 2024; Filippucci et al., 2024). L\u2019interazione riguarder\u00e0 sia il rapporto tra innovazione tecnologica e demografia \u2013 con la compensazione della riduzione di lavoro manuale per motivi demografici prodotta da un maggiore ricorso all\u2019automazione (cfr. Acemoglu e Restrepo, 2022) \u2013 sia le implicazioni per il capitale umano, in particolare gli aspetti qualitativi connessi con una formazione continua e la riqualificazione professionale. Da un lato, possiamo richiamare le considerazioni di Acemoglu, Autor e Johnson (2026), che sottolineano l\u2019importanza di un utilizzo dell\u2019Intelligenza artificiale favorevole, non contrapposto, al lavoro. Dall\u2019altro, occorrer\u00e0 valutare come far s\u00ec che i rendimenti dell\u2019istruzione continuino a essere cos\u00ec alti come ampiamente mostrato in letteratura (Psacharopoulos e Patrinos, 2018). Per i giovani anziani si potranno avere risultati contrapposti e sar\u00e0 necessario definire le implicazioni e le strategie per preparare anche le persone pi\u00f9 anziane a un\u2019interazione fruttuosa con l\u2019intelligenza artificiale nei loro specifici settori di lavoro (cfr. Briggs, Butrica e D\u2019Elia, 2026). Occorrer\u00e0 quindi accrescere rapidamente competenze cognitive e proprie della societ\u00e0 digitale; proprio grazie all\u2019innovazione scientifica e tecnologica potranno per\u00f2 esservi ancora miglioramenti di rilievo sul piano della salute e la possibilit\u00e0 di utilizzi complementari delle esperienze individuali, tanto nei settori meno esposti agli sviluppi dell\u2019Intelligenza artificiale quanto dove le potenzialit\u00e0 di quest\u2019ultima possano essere accresciute dall\u2019esperienza e dalle conoscenze generali delle persone. In ogni caso sar\u00e0 necessario per tutti accrescere la sensibilit\u00e0 nei confronti di una formazione permanente, lungo l\u2019intero arco di vita. Vi sar\u00e0 certo bisogno di nuove competenze, ma sar\u00e0 utile distinguere tra specializzazione e apprendimento. Occorrer\u00e0 continuare ad apprendere come imparare, ma non tutti dovranno essere \u00abspecialisti\u00bb di Intelligenza artificiale e relativi sviluppi; poich\u00e9 tecnologie e applicazioni sono destinate a variare ancor pi\u00f9 che in passato e in direzioni non ovvie, bisogner\u00e0, pi\u00f9 in generale, acquisire competenze e cono- FONTE: BRANDOLINI (2025a), ELABORAZIONI SU DATI DEL 2024 AGEING REPORT, EUROPEAN COMMISSION (2024) scenze a pi\u00f9 ampio spettro (cfr. Pissarides, 2025). Questo sar\u00e0 necessario per affrontare anche il cambiamento demografico in corso, atteso e sperimentato da molti decenni e con ritardo sempre, nelle sue diverse dimensioni, affrontato a livello pubblico come a livello privato. Se \u00abdi doman non v\u2019\u00e8 certezza\u00bb, oggi pi\u00f9 che mai per \u00abesser lieti\u00bb non ci si pu\u00f2 affidare a una inutile e vaga rassegnazione.<\/p>\t\t\n\t<\/div>\n<\/div>\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-element elementor-element-7fcebd6 elementor-widget elementor-widget-image\" data-id=\"7fcebd6\" data-element_type=\"widget\" data-e-type=\"widget\" data-widget_type=\"image.default\">\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-widget-container\">\n\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t<img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"756\" height=\"495\" src=\"\/wp-content\/uploads\/2026\/05\/Fig.-6-visco.png\" class=\"attachment-large size-large wp-image-58131\" alt=\"\" srcset=\"\/wp-content\/uploads\/2026\/05\/Fig.-6-visco.png 756w, \/wp-content\/uploads\/2026\/05\/Fig.-6-visco-300x196.png 300w, \/wp-content\/uploads\/2026\/05\/Fig.-6-visco-18x12.png 18w\" sizes=\"(max-width: 756px) 100vw, 756px\" \/>\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-element elementor-element-b7ae60d elementor-widget elementor-widget-image\" data-id=\"b7ae60d\" data-element_type=\"widget\" data-e-type=\"widget\" data-widget_type=\"image.default\">\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-widget-container\">\n\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t<img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"583\" height=\"472\" src=\"\/wp-content\/uploads\/2026\/05\/Fig.-7-visco.png\" class=\"attachment-large size-large wp-image-58132\" alt=\"\" srcset=\"\/wp-content\/uploads\/2026\/05\/Fig.-7-visco.png 583w, \/wp-content\/uploads\/2026\/05\/Fig.-7-visco-300x243.png 300w, \/wp-content\/uploads\/2026\/05\/Fig.-7-visco-15x12.png 15w\" sizes=\"(max-width: 583px) 100vw, 583px\" \/>\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-element elementor-element-5d0e41e elementor-widget elementor-widget-heading\" data-id=\"5d0e41e\" data-element_type=\"widget\" data-e-type=\"widget\" data-widget_type=\"heading.default\">\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-widget-container\">\n\t\t\t\t\t<h3 class=\"elementor-heading-title elementor-size-default\">Bibliografia<\/h3>\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-element elementor-element-8400e32 elementor-widget elementor-widget-pxl_text_editor\" data-id=\"8400e32\" data-element_type=\"widget\" data-e-type=\"widget\" data-widget_type=\"pxl_text_editor.default\">\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-widget-container\">\n\t\t\t\t\t<div class=\"pxl-text-editor\">\n\t<div class=\"pxl-item--inner\" data-wow-delay=\"ms\">\n\t\t<p>Acemoglu D. (2025), \u00abThe Simple Macroeconomics of AI\u00bb, in Economic Policy, 40, 121, pp. 13-58.<br \/>Acemoglu D., Autor D., Johnson S. (2026), Building Pro-Worker Artificial Intelligence, Nber Working Paper 34854, February.<br \/>Acemoglu D., Restrepo P. (2022), \u00abDemographics and Automation\u00bb, in Review of Economic Studies, 89, 1, pp. 1-44.<br \/>Aghion P., Bunel S. (2024), AI and Growth: Where Do We Stand?, mimeo, June.<br \/>Brandolini A. (2024), \u00abDeclino demografico, lavoro e crescita economica in Italia\u00bb, in S. Usai, F. Zollino (a cura di), Vecchi e nuovi progressi della statistica per l\u2019economia, Unicapress, Cagliari, pp. 131-165.<br \/>&#8211; (2025a), Testimonianza, Commissione parlamentare di inchiesta sugli effetti economici e sociali derivanti dalla transizione demografica in atto, Camera dei deputati, Roma, 15 aprile.<br \/>&#8211; (2025b), Italy\u2019s Demographic Decline and Prospects for Economic Growth, mimeo, June.<br \/>Briggs A., Butrica B., D\u2019Elia H. (2026), AI and Older Workers. Implications and Strategies for Preparing Older Adults for AI in the Workplace, Urban Institute, January.<br \/>Carta F., De Philippis M., Rizzica L., Viviano E. (2023), Women, Labour Markets and Economic Growth, Banca d\u2019Italia, Workshops and Conferences, June.<br \/>Dalla Zuanna A., Dottori D., Gentili E., Lattanzi S. (2024), An Assessment of Occupational Exposure to Artificial Intelligence in Italy, Banca d\u2019Italia, Questioni di economia e finanza, 878.<br \/>De Curtis M., Garattini S. (2025), La salute dei bambini. Migliorarla si pu\u00f2, Baldini e Castoldi, Milano.<br \/>De Philippis M., Lo Bello S. (2026), Previsioni delle forze di lavoro al 2050 e analisi delle recenti dinamiche di pensionamento, mimeo, febbraio.<br \/>European Commission (2024), Ageing Report. Economic And Budgetary Projections for the EU Member States (2022-2070), Institutional Paper, 279.<br \/>Filippucci F., Gal P., Jona-Lasinio, C., Leandro A., Nicoletti G. (2024), The Impact of Artificial Intelligence on Productivity, Distribution and Growth: Key Mechanisms, Initial Evidence and Policy Challenges, Oecd Artificial Intelligence Papers, 15 April.<br \/>Garattini S. (2023), Prevenzione \u00e8 rivoluzione. Per vivere meglio e pi\u00f9 a lungo, il Mulino. Bologna.<br \/>Golini A. (2007), La 40\u00b0 sessione della Commissione delle Nazioni Unite su Popolazione e sviluppo, New York, 9-13 aprile, Neodemos, 9 maggio.<br \/>Istat (2008), Previsioni demografiche: 1\u00b0 gennaio 2007-1\u00b0 gennaio 2051, Nota informativa, 19 giugno.<br \/>&#8211; (2025a), Previsioni della popolazione residente e delle famiglie Italia 2050. Base 1\/1\/2024: Sfide e prospettive di una societ\u00e0 in transizione, Statistiche report, 28 luglio.<br \/>&#8211; (2025b), Rapporto Bes 2025: il benessere equo e sostenibile in Italia, Roma, novembre.<br \/>&#8211; (2025c), Previsioni delle forze di lavoro al 2050. Base 1.1.2024, Statistiche focus, 21 ottobre.<br \/>Livi Bacci M. (1997), Abbondanza e scarsit\u00e0. Le popolazioni d\u2019Italia e d\u2019Europa al passaggio del millennio, il Mulino, 46, 6, pp. 993-1009.<br \/>Oecd (2023), Pisa 2022 Results (Volume I): The State of Learning and Equity in Education, Pisa, Oecd Publishing, Paris.<br \/>&#8211; (2024), Do Adults Have the Skills They Need to Thrive in a Changing World?: Survey of Adult Skills 2023, Oecd Skills Studies, Oecd Publishing, Paris.<br \/>Pissarides C. (2025), \u00abSkills in the Age of Ai\u00bb, in CentrePiece, 30, 3, pp. 6-7.<br \/>Psacharopoulos G., Patrinos H.A. (2018), Returns to Investment in Education: A Decennial Review of the Global Literature, World Bank, Policy Research Working Paper 8402, April.<br \/>Scott A.J. (2021), \u00abThe Longevity Economy\u00bb, in The Lancet Healthy Longevity, 2, 12, pp. e828-e835.<br \/>Visco I. (2008), \u00abInvecchiamento della popolazione, immigrazione, crescita economica\u00bb, in Rivista italiana degli economisti, 13, 2, pp. 209-243.<br \/>&#8211; (2009), Investire in conoscenza. Per la crescita economica, il Mulino, Bologna (2a ed., Investire in conoscenza. Crescita economica e competenze per il XXI secolo, 2014).<br \/>&#8211; (2025), \u00abUn sostenibile \u201clungo periodo\u201d. Sfide e prospettive per l\u2019Italia di domani\u00bb, in Economia italiana, 3, pp. 181-210. <\/p>\t\t\n\t<\/div>\n<\/div>\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-element elementor-element-4f9f169 elementor-widget elementor-widget-heading\" data-id=\"4f9f169\" data-element_type=\"widget\" data-e-type=\"widget\" data-widget_type=\"heading.default\">\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-widget-container\">\n\t\t\t\t\t<h3 class=\"elementor-heading-title elementor-size-default\">Note<\/h3>\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-element elementor-element-25f3473 elementor-widget elementor-widget-pxl_text_editor\" data-id=\"25f3473\" data-element_type=\"widget\" data-e-type=\"widget\" data-widget_type=\"pxl_text_editor.default\">\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-widget-container\">\n\t\t\t\t\t<div class=\"pxl-text-editor\">\n\t<div class=\"pxl-item--inner\" data-wow-delay=\"ms\">\n\t\t<p>Intervento al convegno organizzato dall\u2019Associazione Neodemos e dalla Fondazione Cesifin su Il grande adattamento. L\u2019Italia dei seniores: generare valore, alleviare oneri, Firenze, 13 marzo 2026. Pur restando unico responsabile di questo testo, desidero ringraziare Salvatore Lo Bello e Domenico Depalo per i suggerimenti e gli utili commenti a una precedente versione.<\/p>\t\t\n\t<\/div>\n<\/div>\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-element elementor-element-01a2894 elementor-widget elementor-widget-heading\" data-id=\"01a2894\" data-element_type=\"widget\" data-e-type=\"widget\" data-widget_type=\"heading.default\">\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-widget-container\">\n\t\t\t\t\t<h3 class=\"elementor-heading-title elementor-size-default\">Versione PDF<\/h3>\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-element elementor-element-80caa1c elementor-widget elementor-widget-shortcode\" data-id=\"80caa1c\" data-element_type=\"widget\" data-e-type=\"widget\" data-widget_type=\"shortcode.default\">\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-widget-container\">\n\t\t\t\t\t\t\t<div class=\"elementor-shortcode\"><div class='w3eden'><!-- WPDM Link Template: Call to Action 3 -->\n<div class=\"well c2a3\">\n        <div class=\"media\">\n          <div class=\"mr-3\" align=\"left\">\n            <!-- <a\n              href=\"https:\/\/www.abi.it\/en\/download\/maggio-2026-capacita-capitale-umano-attivita-economica-nellitalia-dei-giovani-anziani-di-ignazio-visco\/?wpdmdl=58116&refresh=6a0e472121dec1779320609\"\n              role=\"button\"\n              aria-label=\"download file\"\n              aria-hidden=\"true\"\n            > -->\n              <svg\n                width=\"56\"\n                height=\"67\"\n                viewbox=\"0 0 56 67\"\n                fill=\"none\"\n                xmlns=\"http:\/\/www.w3.org\/2000\/svg\"\n              >\n                <circle\n                  cx=\"27.5772\"\n                  cy=\"33.4703\"\n                  r=\"19\"\n                  transform=\"rotate(-45 27.5772 33.4703)\"\n                  fill=\"white\"\n                  stroke=\"#1E5580\"\n                \/>\n            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\u00abgiovani anziani\u00bb di Ignazio Visco<\/a>\n            <\/p>\n            \n              \n            <div class=\"counters\">\n                <span\n                    style=\"font-size: 14px !important; font-weight: 400;\"\n                    class=\"text-muted ml-4\"\n                > \n                <\/span>\n              <span\n                style=\"font-size: 13px !important; font-weight: 300\"\n                class=\"text-muted ml-4\"\n              > 20 May 2026\n              <\/span>\n            <\/div>\n \n            <!--...-->\n          <\/div>\n          <!--\n    <div class=\"ml-3\" align=\"right\">\n                <a class='wpdm-download-link download-on-click btn btn-primary ' rel='nofollow' href='#' data-downloadurl=\"https:\/\/www.abi.it\/en\/download\/maggio-2026-capacita-capitale-umano-attivita-economica-nellitalia-dei-giovani-anziani-di-ignazio-visco\/?wpdmdl=58116&refresh=6a0e472121dec1779320609\">Download<\/a>\n    <\/div>\n            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