{"id":58148,"date":"2026-05-20T11:34:46","date_gmt":"2026-05-20T09:34:46","guid":{"rendered":"https:\/\/abi-newsite.azurewebsites.net\/?p=58148"},"modified":"2026-05-20T11:55:12","modified_gmt":"2026-05-20T09:55:12","slug":"investire-nel-futuro-giovani-innovazione-e-capitale-umano-di-fabio-panetta","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.abi.it\/en\/investire-nel-futuro-giovani-innovazione-e-capitale-umano-di-fabio-panetta\/","title":{"rendered":"Investire nel futuro: giovani, innovazione e capitale umano di Fabio Panetta"},"content":{"rendered":"<div data-elementor-type=\"wp-post\" data-elementor-id=\"58148\" class=\"elementor elementor-58148\" data-elementor-post-type=\"post\">\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-element elementor-element-5a8a5f1 e-flex e-con-boxed e-con e-parent\" data-id=\"5a8a5f1\" data-element_type=\"container\" data-e-type=\"container\">\n\t\t\t\t\t<div class=\"e-con-inner\">\n\t\t<div class=\"elementor-element elementor-element-8a36526 e-con-full elementor-hidden-tablet_extra elementor-hidden-tablet elementor-hidden-mobile_extra elementor-hidden-mobile e-flex e-con e-child\" data-id=\"8a36526\" data-element_type=\"container\" data-e-type=\"container\">\n\t\t\t\t<\/div>\n\t\t<div class=\"elementor-element elementor-element-ff9fd06 e-con-full e-flex e-con e-child\" data-id=\"ff9fd06\" data-element_type=\"container\" data-e-type=\"container\">\n\t\t<article class=\"elementor-element elementor-element-6f09580 section e-con-full e-flex e-con e-child\" data-id=\"6f09580\" data-element_type=\"container\" data-e-type=\"container\" data-settings=\"{&quot;background_background&quot;:&quot;classic&quot;}\">\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-element elementor-element-589e382 elementor-widget elementor-widget-heading\" data-id=\"589e382\" data-element_type=\"widget\" data-e-type=\"widget\" data-widget_type=\"heading.default\">\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-widget-container\">\n\t\t\t\t\t<h1 class=\"elementor-heading-title elementor-size-default\">Investire nel futuro: giovani, innovazione\ne capitale umano<\/h1>\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-element elementor-element-d5991dc elementor-widget elementor-widget-pxl_text_editor\" data-id=\"d5991dc\" data-element_type=\"widget\" data-e-type=\"widget\" data-widget_type=\"pxl_text_editor.default\">\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-widget-container\">\n\t\t\t\t\t<div class=\"pxl-text-editor\">\n\t<div class=\"pxl-item--inner\" data-wow-delay=\"ms\">\n\t\t<p class=\"xmsonormal\" style=\"margin: 0cm\"><strong>Fabio Panetta<\/strong>, Governatore della Banca d\u2019Italia<\/p>\t\t\n\t<\/div>\n<\/div>\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<\/article>\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-element elementor-element-d32b19c elementor-widget elementor-widget-pxl_text_editor\" data-id=\"d32b19c\" data-element_type=\"widget\" data-e-type=\"widget\" data-widget_type=\"pxl_text_editor.default\">\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-widget-container\">\n\t\t\t\t\t<div class=\"pxl-text-editor\">\n\t<div class=\"pxl-item--inner\" data-wow-delay=\"ms\">\n\t\t<p>L\u2019economia italiana mostra elementi di solidit\u00e0, ma resta frenata da debolezze strutturali, tra cui la stagnazione della produttivit\u00e0. Il calo della natalit\u00e0 e la riduzione della popolazione in et\u00e0 lavorativa rappresentano fattori critici. In questo contesto, l\u2019investimento in capitale umano \u00e8 decisivo. Le universit\u00e0 hanno un ruolo centrale nella formazione, nella ricerca e nel trasferimento tecnologico, quest\u2019ultimo ancora limitato. Persistono ritardi nel numero di laureati e bassi rendimenti dell\u2019istruzione, mentre si ampliano i divari salariali con l\u2019Europa. Ci\u00f2 alimenta l\u2019emigrazione dei giovani qualificati e rende difficile attrarre talenti. Rafforzare istruzione, innovazione e natalit\u00e0 \u00e8 essenziale per sostenere crescita e coesione.<\/p>\t\t\n\t<\/div>\n<\/div>\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-element elementor-element-9ad7ea0 elementor-widget elementor-widget-heading\" data-id=\"9ad7ea0\" data-element_type=\"widget\" data-e-type=\"widget\" data-widget_type=\"heading.default\">\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-widget-container\">\n\t\t\t\t\t<h3 class=\"elementor-heading-title elementor-size-default\">1. Introduzione<\/h3>\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-element elementor-element-59d40aa elementor-widget elementor-widget-pxl_text_editor\" data-id=\"59d40aa\" data-element_type=\"widget\" data-e-type=\"widget\" data-widget_type=\"pxl_text_editor.default\">\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-widget-container\">\n\t\t\t\t\t<div class=\"pxl-text-editor\">\n\t<div class=\"pxl-item--inner\" data-wow-delay=\"ms\">\n\t\t<p>Le universit\u00e0 sono tra le istituzioni pi\u00f9 longeve e preziose della nostra societ\u00e0. Gaetano Salvemini, che in questo ateneo ha insegnato a lungo, ne sottolineava il ruolo fondamentale non solo come comunit\u00e0 di insegnamento e ricerca, ma anche come luogo di confronto libero e di formazione alla responsabilit\u00e0 civile, elementi essenziali della vita democratica1. La loro funzione non si esaurisce, dunque, nella produzione del sapere: consiste anche nel renderlo utile al progresso economico e sociale. Oggi questa funzione \u00e8 pi\u00f9 importante che mai. Viviamo una fase segnata da profonde trasformazioni tecnologiche, geopolitiche e demografiche, che richiedono capacit\u00e0 di interpretazione e di governo del cambiamento. Non conta solo crescere. Conta anche come si cresce. La sfida \u00e8 promuovere uno sviluppo sostenibile, capace di coniugare il progresso scientifico ed economico con la coesione civile, la libert\u00e0 individuale e la giustizia sociale. L\u2019universit\u00e0 \u00e8 chiamata a dare un contributo essenziale, innanzitutto attraverso la formazione di capitale umano di elevata qualit\u00e0. Ho scelto di affrontare questi temi a Messina, in Sicilia. Per la sua storia e la sua collocazione geografica, quest\u2019area \u00e8 da sempre un crocevia di civilt\u00e0, culture e scambi nel Mediterraneo. \u00c8 anche un territorio in cui emergono con evidenza alcune difficolt\u00e0 di crescita che riguardano l\u2019intero Paese. Da qui muoveranno le mie considerazioni.<\/p>\t\t\n\t<\/div>\n<\/div>\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-element elementor-element-ca6be88 elementor-widget elementor-widget-heading\" data-id=\"ca6be88\" data-element_type=\"widget\" data-e-type=\"widget\" data-widget_type=\"heading.default\">\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-widget-container\">\n\t\t\t\t\t<h3 class=\"elementor-heading-title elementor-size-default\">2. Un\u2019economia in miglioramento ma con nodi strutturali<\/h3>\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-element elementor-element-a3e3494 elementor-widget elementor-widget-pxl_text_editor\" data-id=\"a3e3494\" data-element_type=\"widget\" data-e-type=\"widget\" data-widget_type=\"pxl_text_editor.default\">\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-widget-container\">\n\t\t\t\t\t<div class=\"pxl-text-editor\">\n\t<div class=\"pxl-item--inner\" data-wow-delay=\"ms\">\n\t\t<p>Negli ultimi anni l\u2019economia italiana ha mostrato una capacit\u00e0 di adattamento che ha sorpreso molti osservatori. Questo risultato \u00e8 maturato al termine di una fase lunga e complessa. Dall\u2019inizio degli anni duemila, il sistema produttivo italiano ha dovuto confrontarsi con trasformazioni radicali \u2013 dalla crescente concorrenza internazionale alla rivoluzione digitale \u2013 attraversando, al contempo, shock di portata eccezionale. La doppia recessione del 2008 e del 2011, la pandemia e la crisi energetica hanno messo a dura prova le imprese, i lavoratori e le finanze pubbliche. Queste tensioni hanno avviato un processo di ristrutturazione da cui sono emerse imprese pi\u00f9 solide, pi\u00f9 capitalizzate e pi\u00f9 redditizie2. Puntando sulla qualit\u00e0 dei prodotti e beneficiando di una dinamica contenuta del costo del lavoro, il sistema produttivo \u00e8 rimasto competitivo a livello globale; in diversi casi, le aziende hanno rafforzato la propria presenza sui mercati internazionali dei beni (figura 1). Nel quinquennio 2020-2024, anche con il sostegno della politica fiscale, l\u2019economia italiana ha registrato ritmi di crescita superiori a quelli del decennio precedente e in linea con la media dell\u2019Area dell\u2019euro3. L\u2019occupazione ha oggi raggiunto i livelli pi\u00f9 alti di sempre e il tasso di partecipazione al mercato del lavoro \u00e8 aumentato in misura significativa. Il sistema bancario, che solo dieci anni fa rappresentava un fattore di vulnerabilit\u00e0, oggi \u00e8 nel complesso solido, ben capitalizzato e redditizio. La sorpresa pi\u00f9 significativa \u00e8 venuta dal Mezzogiorno. Dopo la pandemia, il Pil delle regioni meridionali \u00e8 cresciuto di quasi l\u20198%, oltre 2 punti in pi\u00f9 rispetto al Centro- Nord. In termini pro.capite, l\u2019espansione ha superato il 10%, quasi il doppio del resto del Paese. L\u2019occupazione \u00e8 aumentata del 6%, oltre due volte l\u2019incremento osservato nelle regioni centro-settentrionali. Sono segnali importanti, che lasciano sperare nella possibile ripresa del processo di convergenza interrottosi ormai da mezzo secolo. Questi progressi non vanno sottovalutati. Tuttavia, non sono sufficienti a superare le fragilit\u00e0 strutturali accumulate nel tempo e a garantire il ritorno su un sentiero di sviluppo duraturo, per il Mezzogiorno e per l\u2019Italia nel suo insieme. La crescita si \u00e8 recentemente indebolita, come in altri paesi europei. Le esportazioni sono frenate dalle tensioni geopolitiche e dalla frammentazione del commercio mondiale, mentre la domanda interna fatica a trainare il Pil. Le previsioni per il medio termine \u2013 incluse quelle del Governo e dei principali analisti \u2013 prefigurano una crescita modesta nei prossimi anni e riportano in primo piano le debolezze strutturali dell\u2019economia italiana. La produttivit\u00e0 ristagna da un quarto di secolo; la capacit\u00e0 di innovare resta distante dai paesi alla frontiera tecnologica. Questi freni alla crescita si traducono in una dinamica dei redditi e dei salari persistentemente debole, che da tempo limita le scelte e le prospettive delle persone, soprattutto delle donne e dei giovani. Dal 2000, i salari orari in Italia sono rimasti pressoch\u00e9 fermi in termini reali, contro una crescita del 21% in Germania e del 14 in Francia4. Su questo andamento ha inciso in modo rilevante lo shock inflazionistico conseguente alla crisi energetica. Oggi in Italia i prezzi al consumo sono pi\u00f9 alti del 20% rispetto al 2019. Le retribuzioni nominali di fatto sono cresciute del 12, con una riduzione in termini reali di 8 punti percentuali. Negli altri principali paesi europei la perdita iniziale \u00e8 stata invece riassorbita. Da noi, tuttavia, la politica fiscale e la crescita dell\u2019occupazione hanno compensato la perdita di potere d\u2019acquisto delle famiglie. Dal 2021, gli sgravi fiscali \u2013 soprattutto a favore dei redditi medio-bassi \u2013 hanno aumentato le retribuzioni nette di 5 punti percentuali, riducendo la perdita in termini reali a 3 punti. In parallelo, \u00e8 cresciuto il numero dei percettori di reddito da lavoro, in particolare tra i nuclei familiari pi\u00f9 fragili5; tenendo conto di questo effetto e dei trasferimenti pubblici, il reddito reale disponibile delle famiglie \u00e8 tornato sui livelli precedenti lo shock inflazionistico, compensando l\u2019erosione del potere d\u2019acquisto e il drenaggio fiscale6. Guardando avanti, la crescita dei redditi non potr\u00e0 per\u00f2 poggiare in modo permanente sulla politica fiscale. I margini di bilancio sono limitati e gli interventi pubblici possono fornire solo un sostegno temporaneo in situazioni eccezionali. Aumenti duraturi dei salari richiedono che la produttivit\u00e0 torni a crescere a ritmi sostenuti e che i suoi benefici siano adeguatamente ripartiti tra capitale e lavoro. Occorre uno sviluppo basato su investimenti, innovazione e produttivit\u00e0, in grado di sostenere salari pi\u00f9 elevati e migliori prospettive di lavoro. Lo impongono le trasformazioni dell\u2019economia mondiale. Lo rende necessario il vincolo demografico di un paese che invecchia rapidamente e in cui i giovani che entrano nel mercato del lavoro saranno sempre meno numerosi. Secondo le ultime proiezioni demografiche, entro il 2050 l\u2019Italia perder\u00e0 oltre 7 milioni di persone in et\u00e0 lavorativa7. Anche ipotizzando un ulteriore aumento della partecipazione al mercato del lavoro, l\u2019Istat stima una riduzione delle forze di lavoro di oltre 3 milioni. Come ho ricordato in passato8, senza un\u2019adeguata crescita della produttivit\u00e0 lo squilibrio demografico si tradurr\u00e0 inevitabilmente in una riduzione del Pil e del benessere complessivo9. Il vincolo demografico \u00e8, dunque, cruciale. \u00c8 una questione complessa, che va affrontata su pi\u00f9 piani. Richiede anzitutto di accrescere la partecipazione alla forza lavoro, in particolare di donne e giovani: nonostante i progressi compiuti dall\u2019inizio del secolo, rimangono ampi margini di miglioramento. Richiede inoltre un\u2019attenta politica nei confronti dell\u2019immigrazione regolare. Richiede poi di gestire le conseguenze economiche e sociali di una popolazione che invecchia. Chiama infine in causa la bassa natalit\u00e0 che, come ricordato di recente dal Presidente della Repubblica, solleva interrogativi sull\u2019idea di societ\u00e0 e di economia che vogliamo costruire nel lungo periodo10. In questo contesto, l\u2019investimento in capitale umano diventa decisivo per affrontare le sfide del futuro e rafforza ulteriormente il ruolo dell\u2019universit\u00e0. Per la sede in cui mi trovo oggi e per la presenza di molti giovani, mi soffermer\u00f2 sui temi della natalit\u00e0 e della formazione, senza per questo sminuire la rilevanza degli altri, che ho peraltro trattato in precedenti occasioni11.<\/p>\t\t\n\t<\/div>\n<\/div>\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-element elementor-element-a6ed498 elementor-widget elementor-widget-image\" data-id=\"a6ed498\" data-element_type=\"widget\" data-e-type=\"widget\" data-widget_type=\"image.default\">\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-widget-container\">\n\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t<img fetchpriority=\"high\" decoding=\"async\" width=\"581\" height=\"1024\" src=\"\/wp-content\/uploads\/2026\/05\/fig-1-panetta-581x1024.png\" class=\"attachment-large size-large wp-image-58160\" alt=\"\" srcset=\"\/wp-content\/uploads\/2026\/05\/fig-1-panetta-581x1024.png 581w, \/wp-content\/uploads\/2026\/05\/fig-1-panetta-170x300.png 170w, \/wp-content\/uploads\/2026\/05\/fig-1-panetta-7x12.png 7w, \/wp-content\/uploads\/2026\/05\/fig-1-panetta-403x710.png 403w, \/wp-content\/uploads\/2026\/05\/fig-1-panetta.png 595w\" sizes=\"(max-width: 581px) 100vw, 581px\" \/>\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-element elementor-element-a932923 elementor-widget elementor-widget-heading\" data-id=\"a932923\" data-element_type=\"widget\" data-e-type=\"widget\" data-widget_type=\"heading.default\">\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-widget-container\">\n\t\t\t\t\t<h3 class=\"elementor-heading-title elementor-size-default\">3. Il vincolo demografico e la bassa\nnatalit\u00e0<\/h3>\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-element elementor-element-5d9367a elementor-widget elementor-widget-pxl_text_editor\" data-id=\"5d9367a\" data-element_type=\"widget\" data-e-type=\"widget\" data-widget_type=\"pxl_text_editor.default\">\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-widget-container\">\n\t\t\t\t\t<div class=\"pxl-text-editor\">\n\t<div class=\"pxl-item--inner\" data-wow-delay=\"ms\">\n\t\t<p>Il miglioramento delle condizioni di salute, l\u2019aumento della speranza di vita e il rapido calo della natalit\u00e0 stanno determinando un invecchiamento della popolazione non solo nei paesi avanzati, ma anche in molte economie emergenti dell\u2019Asia e in America latina. L\u2019Italia \u00e8 tra i paesi che invecchiano pi\u00f9 rapidamente, seconda solo al Giappone (figura 2). Le pressioni sul mercato del lavoro, sulla sostenibilit\u00e0 del sistema di welfare e sulle reti familiari sono gi\u00e0 visibili e destinate ad aumentare. Particolarmente colpite sono le aree interne del Paese, soprattutto nel Mezzogiorno (figura 3). In questi territori l\u2019invecchiamento della popolazione \u00e8 amplificato dalla mobilit\u00e0 dei giovani, che sempre pi\u00f9 spesso si trasferiscono nelle grandi aree urbane \u2013 in Italia e all\u2019estero \u2013 alla ricerca di migliori opportunit\u00e0 economiche, di contesti sociali pi\u00f9 dinamici e di servizi pubblici pi\u00f9 adeguati12. Se vivere pi\u00f9 a lungo e in salute \u00e8 certamente una conquista, la bassa natalit\u00e0 rappresenta una criticit\u00e0 rilevante13. Nel 2024 il numero di nuovi nati in Italia \u00e8 sceso a 370.000 unit\u00e0, il livello pi\u00f9 basso dal dopoguerra; dati preliminari indicano che il 2025 potrebbe chiudersi su valori ancora inferiori (figura 4). Nel nostro Paese, il tasso di fecondit\u00e0 nel 2024 \u00e8 sceso al minimo storico di 1,18 figli per donna; valori simili erano stati osservati a met\u00e0 degli anni Novanta (figura 5)14. La drastica riduzione del numero di donne nate in quegli anni \u2013 e oggi in et\u00e0 riproduttiva \u2013 rappresenta la principale causa del recente calo delle nascite, che risultano attualmente circa 170.000 in meno rispetto a trent\u2019anni fa. Le scelte di genitorialit\u00e0 sono influenzate da fattori di natura sia culturale sia economica. Tra di essi vi sono la maggiore attenzione all\u2019autonomia personale e all\u2019autorealizzazione15, la percezione che avere figli possa nuocere alla carriera e le difficolt\u00e0 nel trovare soluzioni abitative adeguate16. Sono elementi comuni a molte economie. Da noi, tuttavia, la situazione \u00e8 complicata dalla carenza di adeguati servizi e politiche per l\u2019infanzia, dall\u2019instabilit\u00e0 lavorativa dei giovani e dalla persistente disparit\u00e0 nella divisione dei compiti di cura, che continuano a gravare prevalentemente sulle donne17. Le politiche pubbliche possono attenuare il declino della natalit\u00e0, pur sapendo che i loro effetti si manifesteranno solo nel medio e lungo periodo. Gli interventi in questa direzione costituiscono investimenti ad alto rendimento sociale. \u00c8 il caso dei servizi educativi per la prima infanzia, che migliorano il percorso formativo dei bambini18 e facilitano la partecipazione di entrambi i genitori al mercato del lavoro. Occupazione femminile e fecondit\u00e0 non sono in contraddizione. Al contrario, possono rafforzarsi reciprocamente, come mostra l\u2019esperienza dei paesi con i pi\u00f9 alti tassi di partecipazione delle donne al mercato del lavoro. In Francia, ad esempio, i livelli di fecondit\u00e0 sono da anni superiori ai nostri, pur a fronte di una partecipazione femminile pi\u00f9 elevata di 13 punti19. Un legame positivo emerge anche in Italia: le regioni in cui la partecipazione delle donne \u00e8 pi\u00f9 alta sono anche quelle con i livelli di fecondit\u00e0 pi\u00f9 elevati20. Anche gli interventi monetari di sostegno al reddito contribuiscono ad alleviare i costi legati alla crescita dei figli, soprattutto per le famiglie meno abbienti, pur avendo in media un impatto pi\u00f9 contenuto sulla fecondit\u00e021. Negli ultimi anni in Italia sono state adottate misure significative in tal senso: dal bonus asili nido alla riforma dell\u2019assegno unico universale, che ha aumentato le risorse disponibili per le famiglie con figli e semplificato il sistema. Pi\u00f9 di recente sono stati effettuati ulteriori interventi, tra cui una decontribuzione per le donne con pi\u00f9 figli e l\u2019estensione dei congedi parentali22. Altro resta da fare, in particolare per rafforzare gli strumenti esistenti e potenziare la rete degli asili nido, mantenendo scelte di bilancio che non compromettano il percorso di riduzione del disavanzo gi\u00e0 avviato. Si tratta di interventi complessi, che richiedono tempo \u2013 almeno due decenni \u2013 per produrre effetti visibili. Ma questo non deve scoraggiarne l\u2019avvio: le politiche di lungo periodo determinano benefici significativi, se attuate con continuit\u00e0. Se dagli anni novanta, grazie a misure adeguate per la natalit\u00e0, la fecondit\u00e0 italiana fosse rimasta su livelli simili a quelli francesi, oggi avremmo 75.000 nascite in pi\u00f9 ogni anno23. In Francia, proprio per assicurare continuit\u00e0 e coerenza a politiche di cos\u00ec lungo periodo, \u00e8 attivo da decenni un istituto pubblico dedicato allo studio della popolazione, che fornisce sostegno analitico stabile alle decisioni del governo24. In Italia \u00e8 stata di recente istituita una Commissione parlamentare incaricata di esaminare gli effetti economici e sociali della transizione demografica e di avanzare proposte. \u00c8 importante che questo lavoro di analisi si sviluppi nel tempo e contribuisca al dibattito e alle scelte di politica economica e sociale.<\/p>\t\t\n\t<\/div>\n<\/div>\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-element elementor-element-c020f4e elementor-widget elementor-widget-image\" data-id=\"c020f4e\" data-element_type=\"widget\" data-e-type=\"widget\" data-widget_type=\"image.default\">\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-widget-container\">\n\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t<img decoding=\"async\" width=\"757\" height=\"922\" src=\"\/wp-content\/uploads\/2026\/05\/fig-2-3-panetta.png\" class=\"attachment-large size-large wp-image-58161\" alt=\"\" srcset=\"\/wp-content\/uploads\/2026\/05\/fig-2-3-panetta.png 757w, \/wp-content\/uploads\/2026\/05\/fig-2-3-panetta-246x300.png 246w, \/wp-content\/uploads\/2026\/05\/fig-2-3-panetta-10x12.png 10w, \/wp-content\/uploads\/2026\/05\/fig-2-3-panetta-583x710.png 583w\" sizes=\"(max-width: 757px) 100vw, 757px\" \/>\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-element elementor-element-6ab7a08 elementor-widget elementor-widget-image\" data-id=\"6ab7a08\" data-element_type=\"widget\" data-e-type=\"widget\" data-widget_type=\"image.default\">\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-widget-container\">\n\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t<img decoding=\"async\" width=\"754\" height=\"418\" src=\"\/wp-content\/uploads\/2026\/05\/fig-4-panetta.png\" class=\"attachment-large size-large wp-image-58162\" alt=\"\" srcset=\"\/wp-content\/uploads\/2026\/05\/fig-4-panetta.png 754w, \/wp-content\/uploads\/2026\/05\/fig-4-panetta-300x166.png 300w, \/wp-content\/uploads\/2026\/05\/fig-4-panetta-18x10.png 18w\" sizes=\"(max-width: 754px) 100vw, 754px\" \/>\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-element elementor-element-d52a9fe elementor-widget elementor-widget-image\" data-id=\"d52a9fe\" data-element_type=\"widget\" data-e-type=\"widget\" data-widget_type=\"image.default\">\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-widget-container\">\n\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t<img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"753\" height=\"478\" src=\"\/wp-content\/uploads\/2026\/05\/fig-5-panetta.png\" class=\"attachment-large size-large wp-image-58163\" alt=\"\" srcset=\"\/wp-content\/uploads\/2026\/05\/fig-5-panetta.png 753w, \/wp-content\/uploads\/2026\/05\/fig-5-panetta-300x190.png 300w, \/wp-content\/uploads\/2026\/05\/fig-5-panetta-18x12.png 18w\" sizes=\"(max-width: 753px) 100vw, 753px\" \/>\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-element elementor-element-5d0e41e elementor-widget elementor-widget-heading\" data-id=\"5d0e41e\" data-element_type=\"widget\" data-e-type=\"widget\" data-widget_type=\"heading.default\">\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-widget-container\">\n\t\t\t\t\t<h3 class=\"elementor-heading-title elementor-size-default\">4. Innovazione e capitale umano: il ruolo dell\u2019universit\u00e0<\/h3>\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-element elementor-element-8400e32 elementor-widget elementor-widget-pxl_text_editor\" data-id=\"8400e32\" data-element_type=\"widget\" data-e-type=\"widget\" data-widget_type=\"pxl_text_editor.default\">\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-widget-container\">\n\t\t\t\t\t<div class=\"pxl-text-editor\">\n\t<div class=\"pxl-item--inner\" data-wow-delay=\"ms\">\n\t\t<p>Alla luce dei vincoli demografici, una crescita stabile deve poggiare su un innalzamento della produttivit\u00e0. Ci\u00f2 richiede investimenti in innovazione e capitale umano, due ambiti in cui l\u2019universit\u00e0 svolge un ruolo centrale. L\u2019innovazione si alimenta innanzitutto con la ricerca di base. In questo campo le universit\u00e0 e gli altri enti di ricerca italiani conseguono gi\u00e0 oggi risultati eccellenti. Negli ultimi quindici anni la produzione scientifica nazionale25 \u00e8 aumentata in modo considerevole; quella di qualit\u00e0 pi\u00f9 elevata, misurata dal numero di citazioni nelle pubblicazioni internazionali, \u00e8 oggi superiore a quella della Francia e non distante da quella della Germania (figura 6). Pi\u00f9 debole risulta invece la capacit\u00e0 di trasferimento tecnologico, ossia l\u2019insieme di attivit\u00e0 che trasformano i risultati della ricerca in processi innovativi, brevetti, beni e servizi competitivi sui mercati globali26. Come ha ricordato il pre mio Nobel per l\u2019economia, Joel Mokyr, l\u2019innovazione nasce dall\u2019incontro tra conoscenza scientifica e competenze tecniche: rafforzare questo legame consentirebbe alla ricerca italiana di tradursi pi\u00f9 efficacemente in crescita e creazione di valore per il nostro Paese. L\u2019innovazione richiede quindi una base ampia di capitale umano di alta qualit\u00e0. La ricerca di frontiera, il trasferimento tecnologico e l\u2019adozione delle nuove tecnologie nei processi produttivi dipendono dalla capacit\u00e0 di tradurre il sapere scientifico in applicazioni concrete. Solo in presenza di una forza lavoro adeguatamente preparata il progresso tecnologico pu\u00f2 tradursi in un aumento duraturo della produttivit\u00e027. Formare i giovani \u00e8 un investimento ad alto rendimento per la societ\u00e0. Un\u2019ampia letteratura teorica indica che livelli pi\u00f9 elevati di capitale umano accrescono il potenziale di sviluppo di un\u2019economia28. Le evidenze empiriche confermano che i paesi in cuil\u2019istruzione della popolazione progredisce pi\u00f9 rapidamente registrano tassi di crescita pi\u00f9 elevati29. Inoltre, una formazione universitaria di alto livello stimola lo sviluppo locale. Nelle scelte di insediamento, le imprese di successo tendono a privilegiare territori dotati di un sistema universitario di qualit\u00e0, che facilita il reperimento di laureati da inserire nei processi produttivi. Questo \u00e8 quanto si osserva sempre pi\u00f9 spesso anche in Italia, soprattutto in alcune aree urbane del Mezzogiorno. La disponibilit\u00e0 di capitale umano qualificato, la possibilit\u00e0 di interagire con gli atenei e l\u2019accelerazione della digitalizzazione nel periodo post-pandemico hanno indotto imprese attive nei servizi tecnologici avanzati ad aprire sedi nel Mezzogiorno. Ci\u00f2 ha generato occupazione anche in altri comparti e ha innalzato la produttivit\u00e0 nei territori interessati, favorendo l\u2019adozione di tecnologie innovative e la diffusione della conoscenza30. L\u2019esperienza mostra che, quando un\u2019economia non dispone di professionalit\u00e0 adeguate, il progresso tecnologico tende ad ampliare le disuguaglianze: i lavoratori con competenze pi\u00f9 elevate ne traggono beneficio, mentre quelli con livelli di istruzione pi\u00f9 bassi rischiano di rimanere indietro. La tecnologia diventa quindi un fattore di inclusione solo se incontra una forza lavoro preparata a utilizzarla31. Da noi, tuttavia, le risorse pubbliche destinate all\u2019istruzione sono meno del 4% del Pil, quasi un punto in meno della media dell\u2019Unione europea e il livello pi\u00f9 basso tra le principali economie dell\u2019area dell\u2019euro. Met\u00e0 del divario rispetto al resto della Ue riflette il minore investimento nell\u2019istruzione universitaria. L\u2019Italia \u00e8 l\u2019unico grande paese europeo in cui la spesa pubblica per studente universitario risulta significativamente inferiore a quella destinata alla scuola superiore; negli altri paesi, al contrario, l\u2019investimento per studente cresce con il livello di istruzione32. Un adeguamento della spesa per la formazione universitaria rafforzerebbe la qualit\u00e0 del sistema, valorizzando le elevate competenze gi\u00e0 presenti negli atenei, potenziando il trasferimento tecnologico e creando condizioni pi\u00f9 favorevoli allo sviluppo di imprese innovative e all\u2019attrazione di ricercatori e docenti di profilo internazionale.<\/p>\t\t\n\t<\/div>\n<\/div>\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-element elementor-element-d34bbb1 elementor-widget elementor-widget-image\" data-id=\"d34bbb1\" data-element_type=\"widget\" data-e-type=\"widget\" data-widget_type=\"image.default\">\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-widget-container\">\n\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t<img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"738\" height=\"529\" src=\"\/wp-content\/uploads\/2026\/05\/fig-6-panetta.png\" class=\"attachment-large size-large wp-image-58164\" alt=\"\" srcset=\"\/wp-content\/uploads\/2026\/05\/fig-6-panetta.png 738w, \/wp-content\/uploads\/2026\/05\/fig-6-panetta-300x215.png 300w, \/wp-content\/uploads\/2026\/05\/fig-6-panetta-18x12.png 18w\" sizes=\"(max-width: 738px) 100vw, 738px\" \/>\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-element elementor-element-babe31d elementor-widget elementor-widget-heading\" data-id=\"babe31d\" data-element_type=\"widget\" data-e-type=\"widget\" data-widget_type=\"heading.default\">\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-widget-container\">\n\t\t\t\t\t<h3 class=\"elementor-heading-title elementor-size-default\">5. La domanda di istruzione universitaria\ne il suo rendimento<\/h3>\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-element elementor-element-829d495 elementor-widget elementor-widget-pxl_text_editor\" data-id=\"829d495\" data-element_type=\"widget\" data-e-type=\"widget\" data-widget_type=\"pxl_text_editor.default\">\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-widget-container\">\n\t\t\t\t\t<div class=\"pxl-text-editor\">\n\t<div class=\"pxl-item--inner\" data-wow-delay=\"ms\">\n\t\t<p>Un sistema universitario pi\u00f9 solido e competitivo attrarrebbe un numero maggiore di studenti, contribuendo nel tempo a ridurre il ritardo nel numero di laureati che separa l\u2019Italia dagli altri principali paesi europei. Negli ultimi due decenni, la quota di giovani con un titolo universitario \u00e8 cresciuta in modo significativo, fino a raggiungere il 30%; resta tuttavia inferiore di 10 punti rispetto alla Germania e di 20 rispetto alla Francia. A questo divario contribuisce l\u2019elevata incidenza degli abbandoni: un diplomato su due intraprende studi universitari, ma tra gli iscritti uno studente su quattro interrompe il percorso prima della laurea. \u00c8 una quota troppo elevata, sebbene in forte calo rispetto a vent\u2019anni fa. Tra i fattori che scoraggiano il proseguimento degli studi vi \u00e8 la lunga durata dei percorsi universitari: in Italia la laurea viene ottenuta in media a 24 anni e mezzo33, un\u2019et\u00e0 tra le pi\u00f9 elevate nei paesi avanzati34. Pi\u00f9 in generale, la decisione di compiere un percorso di studi universitari \u00e8 fortemente influenzata dalle prospettive di reddito e di carriera. Da noi, l\u2019ingresso nel mondo del lavoro dopo la laurea richiede tempi lunghi e, rispetto agli altri paesi europei, i giovani laureati faticano a trovare un lavoro stabile, coerente con le proprie competenze e adeguatamente remunerato. Ne risente il rendimento dell\u2019istruzione universitaria: un laureato trentenne guadagna oggi solo il 20% in pi\u00f9 di un coetaneo diplomato, un differenziale nettamente inferiore a quello degli altri principali paesi europei. Questa debolezza dei rendimenti riflette in parte le limitate opportunit\u00e0 che il sistema produttivo offre ai lavoratori altamente istruiti35. Come venticinque anni fa, la maggior parte delle assunzioni di laureati continua a concentrarsi nel settore pubblico, soprattutto nella scuola e, dopo la pandemia, nella sanit\u00e0 (figura 7). Alla base di questi problemi vi sono la bassa intensit\u00e0 tecnologica e la peculiare specializzazione settoriale della nostra economia, che continuano a riflettersi in una dinamica deludente della produttivit\u00e0 e dei salari.<\/p>\t\t\n\t<\/div>\n<\/div>\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-element elementor-element-8b753cd elementor-widget elementor-widget-image\" data-id=\"8b753cd\" data-element_type=\"widget\" data-e-type=\"widget\" data-widget_type=\"image.default\">\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-widget-container\">\n\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t<img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"739\" height=\"483\" src=\"\/wp-content\/uploads\/2026\/05\/fig-7-panetta.png\" class=\"attachment-large size-large wp-image-58165\" alt=\"\" srcset=\"\/wp-content\/uploads\/2026\/05\/fig-7-panetta.png 739w, \/wp-content\/uploads\/2026\/05\/fig-7-panetta-300x196.png 300w, \/wp-content\/uploads\/2026\/05\/fig-7-panetta-18x12.png 18w\" sizes=\"(max-width: 739px) 100vw, 739px\" \/>\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-element elementor-element-c2c2457 elementor-widget elementor-widget-image\" data-id=\"c2c2457\" data-element_type=\"widget\" data-e-type=\"widget\" data-widget_type=\"image.default\">\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-widget-container\">\n\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t<img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"754\" height=\"613\" src=\"\/wp-content\/uploads\/2026\/05\/fig-8-panetta.png\" class=\"attachment-large size-large wp-image-58166\" alt=\"\" srcset=\"\/wp-content\/uploads\/2026\/05\/fig-8-panetta.png 754w, \/wp-content\/uploads\/2026\/05\/fig-8-panetta-300x244.png 300w, \/wp-content\/uploads\/2026\/05\/fig-8-panetta-15x12.png 15w\" sizes=\"(max-width: 754px) 100vw, 754px\" \/>\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-element elementor-element-dee2a66 elementor-widget elementor-widget-image\" data-id=\"dee2a66\" data-element_type=\"widget\" data-e-type=\"widget\" data-widget_type=\"image.default\">\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-widget-container\">\n\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t<img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"741\" height=\"484\" src=\"\/wp-content\/uploads\/2026\/05\/fig-9-panetta.png\" class=\"attachment-large size-large wp-image-58167\" alt=\"\" srcset=\"\/wp-content\/uploads\/2026\/05\/fig-9-panetta.png 741w, \/wp-content\/uploads\/2026\/05\/fig-9-panetta-300x196.png 300w, \/wp-content\/uploads\/2026\/05\/fig-9-panetta-18x12.png 18w\" sizes=\"(max-width: 741px) 100vw, 741px\" \/>\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-element elementor-element-5e7c0e5 elementor-widget elementor-widget-heading\" data-id=\"5e7c0e5\" data-element_type=\"widget\" data-e-type=\"widget\" data-widget_type=\"heading.default\">\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-widget-container\">\n\t\t\t\t\t<h3 class=\"elementor-heading-title elementor-size-default\">6. Trattenere e attrarre giovani talenti<\/h3>\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-element elementor-element-7d4680c elementor-widget elementor-widget-pxl_text_editor\" data-id=\"7d4680c\" data-element_type=\"widget\" data-e-type=\"widget\" data-widget_type=\"pxl_text_editor.default\">\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-widget-container\">\n\t\t\t\t\t<div class=\"pxl-text-editor\">\n\t<div class=\"pxl-item--inner\" data-wow-delay=\"ms\">\n\t\t<p>Il basso rendimento della formazione universitaria in Italia spinge un numero crescente di giovani laureati a emigrare all\u2019estero, un fenomeno che interessa anche il Nord del Paese. Negli anni pi\u00f9 recenti, circa un decimo dei giovani laureati italiani si \u00e8 trasferito all\u2019estero36, con incidenze pi\u00f9 elevate tra ingegneri e informatici, figure professionali per le quali le imprese italiane segnalano una crescente carenza. Questo andamento non sorprende. Un giovane laureato in Germania guadagna in media l\u201980% in pi\u00f9 di un coetaneo italiano, mentre il differenziale rispetto alla Francia \u00e8 del 30% (figura 8). Si tratta di divari che si sono ampliati nel corso degli anni. Ma le differenze retributive non sono l\u2019unica determinante della scelta di lasciare l\u2019Italia. I giovani laureati si spostano alla ricerca di ambienti di lavoro in cui il merito sia pienamente riconosciuto attraverso contratti stabili, impieghi coerenti con le competenze e percorsi di carriera pi\u00f9 dinamici. A queste motivazioni si aggiungono spesso preferenze per contesti sociali ritenuti pi\u00f9 attrattivi, cos\u00ec come la na turale curiosit\u00e0 verso mondi e stili di vita diversi da quelli di origine37. Questa mobilit\u00e0 favorisce l\u2019accumulazione di esperienze e arricchisce il bagaglio culturale individuale. Quando, per\u00f2, l\u2019emigrazione riflette le carenze del contesto di partenza, essa si trasforma in una scelta onerosa per chi la compie. E quando i giovani formati nelle nostre universit\u00e0 non fanno ritorno nel Paese, la perdita riguarda l\u2019intera collettivit\u00e0. Vengono cos\u00ec a mancare risorse altamente qualificate, che potrebbero contribuire in modo decisivo al balzo tecnologico richiesto al nostro sistema produttivo, anche attraverso l\u2019avvio di iniziative imprenditoriali innovative38. Questa perdita non \u00e8 compensata dall\u2019arrivo di giovani stranieri con un analogo livello di qualificazione. Tra i principali paesi, l\u2019Italia \u00e8 quello con la quota pi\u00f9 bassa di immigrati laureati. In un contesto in cui la competizione globale per attrarre talenti \u00e8 divenuta intensa, questo rappresenta un ulteriore elemento di fragilit\u00e0 (figura 9). Le universit\u00e0 possono svolgere un ruolo importante anche su questo fronte, attraendo studenti dall\u2019estero. Le ricadute positive possono essere rilevanti nel lungo periodo, soprattutto se una parte significativa di questi studenti sceglie di rimanere in Italia dopo la laurea, contribuendo anche alla dinamica demografica. \u00c8 quanto avviene negli altri principali paesi europei. In Francia e in Germania gli studenti stranieri rappresentano oltre il 10% del totale; nei Paesi Bassi il 18, nel Regno Unito il 23. In Italia la quota \u00e8 inferiore al 5%. In questo contesto, il fatto che all\u2019Universit\u00e0 di Messina gli studenti internazionali raggiungano il 10% degli iscritti rappresenta un segnale significativo e un\u2019esperienza da valorizzare.<\/p>\t\t\n\t<\/div>\n<\/div>\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-element elementor-element-c02a9fd elementor-widget elementor-widget-heading\" data-id=\"c02a9fd\" data-element_type=\"widget\" data-e-type=\"widget\" data-widget_type=\"heading.default\">\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-widget-container\">\n\t\t\t\t\t<h3 class=\"elementor-heading-title elementor-size-default\">7. Conclusioni<\/h3>\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-element elementor-element-e5185bc elementor-widget elementor-widget-pxl_text_editor\" data-id=\"e5185bc\" data-element_type=\"widget\" data-e-type=\"widget\" data-widget_type=\"pxl_text_editor.default\">\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-widget-container\">\n\t\t\t\t\t<div class=\"pxl-text-editor\">\n\t<div class=\"pxl-item--inner\" data-wow-delay=\"ms\">\n\t\t<p>Un sostegno mirato alle famiglie e all\u2019istruzione genera elevati ritorni economici e sociali. Gli interventi possono essere attuati gradualmente, preservando una gestione prudente delle finanze pubbliche e i progressi compiuti nella riduzione del costo del debito. Il premio Nobel Theodore Schultz fu tra i primi a formulare il concetto di capitale umano nel dibattito sulla crescita economica. Nel suo discorso da Presidente dell\u2019American Economic Association, nel 196039, lo defin\u00ec il risultato degli investimenti che ciascuno di noi compie su s\u00e9 stesso per sviluppare le proprie capacit\u00e0 e realizzare la propria libert\u00e0. Lo studio, l\u2019impegno, la tutela della salute sono espressioni fondamentali di questa libert\u00e0 individuale. Ma i loro rendimenti economici e sociali dipendono anche dal contesto istituzionale ed economico nel quale ciascuno di noi vive. In questo senso,la valorizzazione del capitale umano non \u00e8 soltanto una scelta individuale, ma una responsabilit\u00e0 collettiva. Investire in istruzione, ricerca e formazione significa allora investire a un tempo nelle potenzialit\u00e0 del Paese e nelle aspirazioni dei singoli: nella capacit\u00e0 dei giovani di scegliere, di crescere, di contribuire a un\u2019economia pi\u00f9 dinamica e a una societ\u00e0 pi\u00f9 giusta. \u00c8 su questa combinazione di conoscenza e innovazione, di impegno individuale e qualit\u00e0 delle istituzioni che si fonda il progresso delle nostre societ\u00e0 nell\u2019era contemporanea.<\/p>\t\t\n\t<\/div>\n<\/div>\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-element elementor-element-c1d3cb1 elementor-widget elementor-widget-heading\" data-id=\"c1d3cb1\" data-element_type=\"widget\" data-e-type=\"widget\" data-widget_type=\"heading.default\">\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-widget-container\">\n\t\t\t\t\t<h3 class=\"elementor-heading-title elementor-size-default\">Note<\/h3>\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-element elementor-element-e22804d elementor-widget elementor-widget-pxl_text_editor\" data-id=\"e22804d\" data-element_type=\"widget\" data-e-type=\"widget\" data-widget_type=\"pxl_text_editor.default\">\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-widget-container\">\n\t\t\t\t\t<div class=\"pxl-text-editor\">\n\t<div class=\"pxl-item--inner\" data-wow-delay=\"ms\">\n\t\t<p>Intervento all\u2019inaugurazione dell\u2019anno accademico 2025-26 dell\u2019Universit\u00e0 degli Studi di Messina, 15 gennaio 2026. Ringrazio per gli scambi di vedute e i contributi alla preparazione del testo Andrea Brandolini, Pietro Rizza ed Eliana Viviano. Ringrazio inoltre Valentina Memoli per l\u2019assistenza editoriale.<br \/>1 G. Salvemini, \u00abLe scuole degli Stati Uniti come le vidi io\u00bb, in Id., Scritti sulla scuola, a cura di L. Borghi e B. Finocchiaro, Feltrinelli, Milano, 1966. Dopo le esperienze di insegnamento a Messina, a Pisa e a Firenze, Salvemini prosegu\u00ec la sua attivit\u00e0 accademica a Harvard, dove matur\u00f2 una riflessione critica sul sistema scolastico statunitense, mettendone in luce i punti di forza \u2013 proposti come riferimento anche per l\u2019Europa e l\u2019Italia \u2013 e alcuni aspetti problematici. Si veda anche G. Salvemini, Lettere americane 1927-1949, a cura di R. Camurri, Donzelli, Roma, 2015. <\/p><p>2 F. Panetta, Considerazioni finali del Governatore, Roma, 30 maggio 2025.<br \/>3 Tra il 2009 e il 2019 il Pil italiano \u00e8 cresciuto a un tasso medio annuo dello 0,2% (1,4 nell\u2019area dell\u2019euro). Nei successivi cinque anni a un tasso medio dell\u20191,1% (1 nell\u2019Area dell\u2019euro).<\/p><p>4 Nello stesso periodo, il Pil per abitante in Italia \u00e8 aumentato del 6%, circa 16 punti in meno della media di Germania e Francia.<br \/>5 G. Dachille, M. Paiella, A. Dalla Zuanna, E. Viviano, L\u2019impatto distributivo della crescita occupazionale e dell\u2019inflazione: 2018-2021, Banca d\u2019Italia, Note Covid- 19, 2023.<br \/>6 Fa eccezione il quinto dei redditi pi\u00f9 elevati, per i quali il recupero \u00e8 stato parziale; cfr. Audizione preliminare all\u2019esame della manovra economica per il triennio 2026-2028, testimonianza del Vice Capo del Dipartimento Economia e statistica della Banca d\u2019Italia, Commissioni riunite 5\u00b0 del Senato della Repubblica (Programmazione economica e bilancio) e V della Camera dei deputati (Bilancio, Tesoro e Programmazione), Roma, 6 novembre 2025. Le misure menzionate nel testo sono descritte in N. Curci, A. Tomasi, Fiscal drag, discretionary policy measures and the purchasing power of Italian households in 2022-2025, Banca d\u2019Italia, Questioni di economia e finanza, di prossima pubblicazione.<br \/>7 Nello scenario mediano dal 2025 al 2050 la popolazione si ridurrebbe di 7,6 milioni nella fascia d\u2019et\u00e0 15-64 anni e di 7,1 milioni in quella fino a 74 anni.<br \/>8 F. Panetta, 2025, op. cit.<br \/>9 Nell\u2019ipotesi che la produttivit\u00e0 oraria del lavoro, le ore lavorate per occupato e il tasso di disoccupazione restino sui valori attuali, e che il tasso di attivit\u00e0 e l\u2019evoluzione demografica seguano le pi\u00f9 recenti previsioni dell\u2019Istat, tra il 2025 e il 2050 il Pil pro-capite calerebbe in media dello 0,1% all\u2019anno e il Pil complessivo dello 0,4%. Per mantenere costanti le forze di lavoro sarebbe necessaria una forte accelerazione della partecipazione di uomini e donne, tale da raggiungere i livelli dei paesi del Nord Europa; cfr. Commissione parlamentare di inchiesta sugli effetti economici e sociali derivanti dalla transizione demografica in atto, testimonianza del Vice Capo del Dipartimento Economia e statistica della Banca d\u2019Italia, Roma, Camera dei deputati, 15 aprile 2025.<br \/>10 Intervento del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella alla sessione di apertura della 5a edizione degli Stati generali della Natalit\u00e0, Roma, 27 novembre 2025.<br \/>11 F. Panetta, Se non siamo alla ricerca dell\u2019essenziale, allora cosa cerchiamo?, Intervento alla 45+ edizione del Meeting per l\u2019amicizia tra i popoli, Rimini, 21 agosto 2024.<br \/>12 A. Accetturo, M. Cascarano, G. De Blasio, \u00abDynamics of urban growth: Italy, 1951-2011\u00bb, in Economia Politica, 36, 2, 2019, pp. 373-398; G. Messina, \u00abDeclino demografico e divari nell\u2019offerta di servizi pubblici nel Mezzogiorno: un circolo vizioso da disinnescare\u00bb, in Rivista economica del Mezzogiorno, 1-2, 2024, pp. 149-170.<br \/>13 La relazione positiva tra fecondit\u00e0, popolazione e crescita economica \u00e8 stata analizzata, tra gli altri, da C. Jones, \u00abPaul Romer: ideas, non rivalry, and endogenous growth\u00bb, in Scandinavian Journal of Economics,121, 3, 2019, pp. 859- 883. Tale relazione \u00e8 stata confermata empiricamente da M. Peters, \u00abMarket size and spatial growth &#8211; Evidence from Germany\u2019s post-war population expulsions \u00bb, in Econometrica, 90, 5, 2022, pp. 2357-2369 e da M. Peters, C. Walsh, \u00abPopulation growth and firm dynamics\u00bb, in Journal of Political Economy Macroeconomics, in corso di pubblicazione.<br \/>14 Il tasso di fecondit\u00e0 in Italia \u00e8 calato drasticamente tra la met\u00e0 degli anni sessanta e la met\u00e0 degli anni novanta, scendendo gi\u00e0 alla met\u00e0 degli anni settanta al di sotto del tasso di rimpiazzo, ossia del livello di fecondit\u00e0 necessario a mantenere la popolazione stabile nel lungo periodo (2,1 figli per donna). Il temporaneo rialzo osservato attorno agli anni duemila \u00e8 in larga parte attribuibile alla popolazione immigrata. Nel tempo, tuttavia, la fecondit\u00e0 delle donne straniere si \u00e8 ridotta, allineandosi a quella delle donne italiane.<br \/>15 G. Esping-Andersen, F.C. Billari, \u00abRe-theorizing family demographics\u00bb, in Population and Development Review, 41, 1, 2015, pp. 1-31; L. Mencarini, D. Vignoli, Genitori cercasi. L\u2019Italia nella trappola demografica, Universit\u00e0 Bocconi Editore, Milano, 2018.<br \/>16 Ocse, Society at a Glance 2024. Oecd social indicators. A spotlight on fertility trends, Parigi, 2023.<br \/>17 A. Rosina, R. Impicciatore, Storia demografica d\u2019Italia. Crescita, crisi e sfide, Carocci Editore, Roma, 2022; M. Livi Bacci, A history of Italian fertility during the last two centuries, Princeton, Princeton Legacy Library, 2015.<br \/>18 F. Carta, L. Rizzica, \u00abEarly kindergarten, maternal labor supply and children\u2019s outcomes: evidence from Italy\u00bb, in Journal of Public Economics, 158, 2018, pp. 79-102. Anche il tempo pieno nella scuola primaria tende ad avere effetti simili; cfr. ad esempio G. Bovini, N. Cattadori, M. De Philippis, P. Sestito, The short and medium term effects of full-day schooling on learning and maternal labor supply, Banca d\u2019Italia, Temi di discussione, 1423, 2023.<br \/>19 In Francia le politiche per la natalit\u00e0 hanno un peso maggiore nel bilancio pubblico e sono sostenute da una tradizione consolidata di analisi e studi.<br \/>20 Per un\u2019analisi dei fattori di freno dell\u2019occupazione femminile, cfr. F. Carta, M. De Philippis, L. Rizzica, E. Viviano, Women, labour markets and economic growth, Banca d\u2019Italia, Seminari e convegni, 26, 2023.<br \/>21 Ad esempio, M. Doepke, A. Hannusch, F. Kindermann, M. Tertilt, \u00abThe economics of fertility: a new era\u00bb, in S. Lundberg, A. Voena (a cura di), Handbook of the Economics of the Family, vol. 1, North-Holland, 2023.<br \/>22 Nell\u2019ultima legge di bilancio sono state introdotte alcune modifiche al calcolo dell\u2019Isee volte a favorire le famiglie con figli, che comporteranno una maggiore generosit\u00e0 di alcuni trasferimenti quali l\u2019assegno unico universale e il bonus asili nido e un ampliamento della platea del bonus nuovi nati. I congedi parentali facoltativi sono ora fruibili fino ai 14 anni di et\u00e0 del figlio (12 anni, in precedenza) ed \u00e8 stato innalzato da 40 a 60 euro il bonus mensile spettante alle lavoratrici madri di almeno due figli piccoli. \u00c8 stato inoltre introdotto uno sgravio contributivo per le imprese che assumano a tempo indeterminato una donna con almeno tre figli precedentemente disoccupata, per favorire il reingresso delle madri nel mercato del lavoro.<br \/>23 La stima si basa su una simulazione che assume per l\u2019Italia un tasso di fecondit\u00e0 di circa 1,5 negli ultimi trent\u2019anni, mantenendo costante il divario medio di 0,3 punti rispetto alla Francia. Tale differenziale corrisponde alla distanza media tra i tassi di fecondit\u00e0 dei due paesi negli anni sessanta, prima che il divario si ampliasse fino ai livelli osservati negli ultimi decenni. <br \/>24 Si tratta dell\u2019Institut National d\u2019\u00c9tudes D\u00e9mographiques, che sin dal 1945 fornisce analisi regolari su fecondit\u00e0, migrazioni e dinamiche familiari e partecipa all\u2019elaborazione delle politiche pubbliche.<br \/>25 Il riferimento riguarda, in particolare, le discipline delle scienze, della tecnologia, dell\u2019ingegneria e della matematica (Stem nell\u2019acronimo inglese).<br \/>26 M. Andini, F. Bertolotti, L. Citino, F. D\u2019Amuri, A. Linarello, G. Mattei, Ricerca, innovazione e trasferimento tecnologico in Italia, Banca d\u2019Italia, Questioni di economia e finanza, 954, 2025.<br \/>27 J. Mokyr, The Gifts of Athena: Historical Origins of the Knowledge Economy, Princeton, Princeton University Press, 2002; P. Aghion, P. Howitt, Endogenous Growth Theory, Cambridge-Londra, The Mit Press, 1998.<br \/>28 Ad esempio, G.S. Becker, Human capital: a theoretical and empirical analysis, with special reference to education, University of Chicago Press, Chicago, 1964; R.E. Lucas, \u00abOn the mechanics of economic development\u00bb, in Journal of Monetary Economics, 22, 1, 1988, pp. 3-42; P. Aghion, I. Alm\u00e5s, C. Meghir, Human capital and development, Nber Working Paper, 34602, 2025.<br \/>29 Si vedano ad esempio, N.G. Mankiw, D. Romer, D.N. Weil, \u00abA contribution to the empirics of economic growth\u00bb, in Quarterly Journal of Economics, 107, 2, 1992, pp. 407-437; E.A. Hanushek, L. Woessmann, \u00abDo better schools lead to more growth? Cognitive skills, economic outcomes, and causation\u00bb, in Journal of Economic Growth, 17, 2012, pp. 267-321. Questi contributi evidenziano anche l\u2019importanza della qualit\u00e0 dell\u2019istruzione.<br \/>30 A. Accetturo, E. Ciani, S. Mocetti, A. Petrella, Le prospettive di sviluppo dell\u2019economia meridionale, Banca d\u2019Italia, Questioni di economia e finanza, 951, 2025.<br \/>31 C. Goldin, L.F. Katz, The race between education and technology, Harvard University Press, Cambridge, 2008.<br \/>32 Ocse, Education at a Glance 2025, Parigi, 2025.<br \/>33 Almalaurea, Rapporto 2024 sul profilo e sulla condizione occupazionale dei laureati, Bologna, 2024. L\u2019et\u00e0 media sale a 27 anni per i laureati magistrali. In Italia solo il 37% degli studenti consegue una laurea nei tempi previsti dal programma di studi; cfr. Ocse, 2025, op. cit.<br \/>34 Questo dato riflette anche l\u2019organizzazione complessiva dei cicli scolastici. Nei principali paesi europei il titolo di scuola secondaria superiore si ottiene a 18 anni, cio\u00e8 un anno prima che in Italia. Da noi la riforma universitaria del 1999 \u2013 che ha introdotto la struttura 3+2, basata su una laurea triennale seguita da una laurea magistrale di due anni \u2013 \u00e8 stata attuata senza modificare la durata del percorso scolastico precedente. Il tempo complessivo necessario per il conseguimento della laurea si \u00e8 quindi allungato di un anno per buona parte degli studenti universitari.<br \/>35 I. Visco, Investire in conoscenza: crescita economica e competenze per il XXI secolo, il Mulino, Bologna, 2014.<br \/>36 Almalaurea, 2024, op. cit.; \u00e8 un dato che risente delle condizioni cicliche dell\u2019economia ed \u00e8 stato calcolato escludendo i percorsi di studio che forniscono sbocchi lavorativi prevalentemente in ambito nazionale, come ad esempio le lauree in scienze dell\u2019educazione e in materie letterarie.<br \/>37 Cnel, Rapporto. L\u2019attrattivit\u00e0 dell\u2019Italia per i giovani dei paesi avanzati, Roma, 2025.<br \/>38 M. Anelli, G. Basso, G. Ippedico, G. Peri, \u00abEmigration and entrepreneurial drain\u00bb, in American Economic Journal: Applied Economics, 15, 2, 2023, pp. 218- 252.<br \/>39T.W. Schultz, \u00abInvestment in human capital\u00bb, in The American Economic Review, 51, 1, 1961, pp. 1-17.<\/p>\t\t\n\t<\/div>\n<\/div>\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-element elementor-element-01a2894 elementor-widget elementor-widget-heading\" data-id=\"01a2894\" data-element_type=\"widget\" data-e-type=\"widget\" data-widget_type=\"heading.default\">\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-widget-container\">\n\t\t\t\t\t<h3 class=\"elementor-heading-title elementor-size-default\">Versione PDF<\/h3>\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-element elementor-element-80caa1c elementor-widget elementor-widget-shortcode\" data-id=\"80caa1c\" data-element_type=\"widget\" data-e-type=\"widget\" data-widget_type=\"shortcode.default\">\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-widget-container\">\n\t\t\t\t\t\t\t<div class=\"elementor-shortcode\"><div class='w3eden'><!-- WPDM Link Template: Call to Action 3 -->\n<div class=\"well c2a3\">\n        <div 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