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Maurizio Sella, italiano europeo di visioni internazionali

Antonio Patuelli, Presidente dell’ABI

Prima di tutto una commozione, perché bisogna essere consapevoli pienamente di dove si è per capire tutte le connessioni dei significati che si vanno ad analizzare. Un’emozione forte l’abbiamo avuta quando, alla presenza del Presidente della Repubblica, abbiamo insieme in ABI inaugurato, il 29 maggio scorso, la sala principale del nostro complesso convegnistico di Palazzo Altieri, che era stata ristrutturata da Gae Aulenti e che oggi si chiama Sala Maurizio Sella. E dalla sala Maurizio Sella venire ai Lincei è un percorso di grande rilievo.

1. Consapevole della storia per progettare il futuro

Maurizio era consapevole fortemente della storia, a cominciare da quella della sua famiglia e delle imprese al plurale e, al tempo stesso, era molto lungimirante. Lui sapeva da dove veniva, sapeva dov’era e aveva una grande apertura culturale e anche di frequentazioni, innanzitutto bancarie internazionali, che gli davano la possibilità di contribuire a progettare il futuro. E quindi il tessile della famiglia Sella, l’azienda agricola che sentiva fortemente, le iniziative di carattere culturale della medesima famiglia e Fondazione Sella si fondevano con le attività molto innovative ma molto anche caratteristiche di Maurizio.

2. L’associazionismo costruttivo e trasparente

Maurizio veniva da una famiglia innanzitutto consapevole dell’associazionismo. Non era il primo nella famiglia che si occupava di associazionismo. Anzi, Quintino Sella, oltre che per la storia delle istituzioni, è ancor più ricordato paradossalmente come fondatore del Club Alpino Italiano. Maurizio e i suoi progenitori non avevano bisogno del Club Alpino Italiano per salire dalle loro case biellesi in su per le colline e le montagne, ma il Club Alpino significava un momento di coinvolgimento collettivo, di partecipazione, di educazione civile e di spinta per una crescita diffusa, un sogno per una Italia di qualità, un’Italia che guardasse avanti. Ebbene, per queste premesse, Maurizio era molto solidale con i principi dell’associazionismo e guardava anche al domani, cercando di mettere insieme quelli che non si conoscevano e quelli che erano più giovani. E io ricordo che quando entrai negli organi dell’ABI nel 1998, l’anno dell’elezione di Maurizio per la prima volta a Presidente dell’ABI, lui costituì un comitato delle medie e piccole banche in cui mise insieme il compianto Giovanni De Censi per le Popolari, i quasi coetanei Camillo Venesio, Alessandro Azzi e chi vi parla. Non a caso, nel senso che vedeva una nuova generazione poliedrica che cercava in questa maniera di stimolare e di mettere alla prova. Maurizio sicuramente aveva letto Tocqueville, e in particolare La democrazia in America, perché era intriso di uno dei principi di Tocqueville, ovverosia che un associazionismo sano, dinamico, vivo, aperto e pluralista è uno dei punti di forza di una democrazia complessa. Viveva questa esperienza nella quotidianità. L’associazionismo costruttivo e trasparente era il suo modo di essere nella quotidianità, non ristretto al lavoro bancario, ma anche – e Pietro Sella lo dirà da grande protagonista e al tempo stesso testimone di una storia che ha vissuto, vive e porta avanti insieme a Federico e ai loro parenti – nella famiglia, per quello che mi ha raccontato Maurizio negli anni. Anche nella famiglia Maurizio aveva uno spirito di coagulo che era in quel caso societario, uno spirito di vita comune, di spirito associativo. Tanto che quando lo andai a trovare a Biella per la prima volta fui avvertito cautamente da Camillo Venesio, il quale mi disse che mi sarei stupito del modo in cui lavorava Maurizio. In effetti venni accolto e invece che essere portato nella stanza del Presidente, venni portato alla scrivania del Presidente; ma la scrivania del Presidente non era in una stanza, era in uno stanzone grande dove oltre alla scrivania, alla postazione, al lavoro del Presidente c’era il Vicepresidente, c’era il Direttore Generale, c’erano altre postazioni in gran parte degli esponenti della famiglia, dei soci più rilevanti della famiglia medesima. Tra tutti, quindi, c’era un confronto assolutamente continuativo e quindi una forte coesione, non una delega in bianco a uno, ma una partecipazione intensa. La partecipazione associativa, che per essere veramente tale deve avere un’intensità culturale, metodologica, trovava societariamente Maurizio nello stesso coerente parallelismo.

3. Libertà, responsabilità, sensibilità sociali

Abbiamo visto in Maurizio non molte teorizzazioni, ma molta concretezza. Una concretezza che aveva sempre degli insegnamenti di libertà, di responsabilità e di sensibilità sociali nello sfondo. E di conseguenza mi permetterei di dire che, fra i tanti studi e letture di Maurizio, io penso che quelle che dovrebbero averlo più caratterizzato dovrebbero essere la coniugazione recente fra Tocqueville e Dahrendorf. Con il Dahrendorf delle «chances di vita» come elementi di libertà: più chances di vita si offrono alle persone, più possibilità di crescita nelle libertà e nelle scelte libere di ognuno si creano. Perché que sti elementi non erano teorizzati, erano praticati da Maurizio. Ebbene, l’associazionismo. Ho tanto imparato da Maurizio dal 1998 in poi, perché egli è stato prima Presidente, ma poi è stato sempre membro di grande prestigio e l’unico che veniva designato dai Presidenti di ABI come banchiere di particolare prestigio che non aveva bisogno di essere eletto, ma aveva medesimi titoli, diritti e doveri, essendo nominato per chiara fama. Dopo Maurizio abbiamo pensato al professor Cesare Mirabelli, che oltre alle tante cose che ha fatto e che fa è anche banchiere illustre. Ebbene, l’associazionismo oggi, innanzitutto non deve essere collateralismo camuffato. Perché se vogliamo ragionare secondo i principi di Tocqueville deve essere fornito di un’autonomia di pensiero, di una indipendenza di elaborazione e di rappresentanza, e di una capacità di promozione in positivo – è anche quello spirito critico che invoca il nostro nuovo pontefice Leone XIV, con una spinta propulsiva sia economica sia sociale sia culturale per un equo progresso in una economia che non può trascurare mai le sensibilità civili e sociali.

4. L’unificazione del contratto dei bancari

Una delle realizzazioni più importanti di Maurizio in ABI è stata l’unificazione del contratto dei bancari delle società per azioni e delle banche popolari, chiaramente non del credito cooperativo che ha una normativa tutta sua particolare. Ma, prima della Presidenza di Maurizio, vi erano contratti diversi fra grandi banche, piccole o medie società per azioni e casse di risparmio. E dopo aver visto le riforme, prima di Amato e poi di Ciampi, di trasformazione in società per azioni dei monti e delle casse, con le popolari concordammo questo nuovo contratto. Maurizio allora aveva una preoccupazione che così simboleggiava. Non è che finiamo come allo stadio quando viene fatto un gol, perché quando viene fatto un gol poi tutti si alzano in piedi e non vede più nessuno? Di conseguenza la sua preoccupazione era che, dato che c’era qualche contratto che aveva la manica un pochettino più larga, facendo un unico contratto delle imprese bancarie spa e popolari, invece che andare su un minimo comune denominatore si andasse sul massimo comune multiplo. Alla fine di questo sforzo ci si accorse che il contratto che lui aveva stipulato antecedentemente come Presidente di ABI per un solo settore era diventato poi la base della nuova contrattualistica.

5. Concorrenza europea con regole identiche e competitive

Associazioni non come soli cartelli di interessi ancorché legittimi. Gli interessi legittimi sono fondamentali, ma anche nel rispetto del pluralismo altrui e non in conflitto economico e sociale. Perché se l’associazionismo è in conflitto intrinseco fra i vari settori, questo conflitto intrinseco poi si sviluppa nelle sedi territoriali fra gli esponenti delle varie merceologie, mentre noi dobbiamo lavorare non per il consociativismo, ma per l’incontro dialettico nelle varie merceologie di impresa, la tutela di interessi legittimi, per una concorrenza europea con regole identiche e competitive. E Sella ci ha insegnato anche questo, occupandosi molto di istituzioni bancarie europee, di innovazione dei sistemi di pagamento e contribuendo ad allargare molto negli anni gli orizzonti che poi vengono sviluppati da tanti autorevoli colleghi.

6. Indipendenza del settore bancario

Infine, una caratteristica fondamentale che Maurizio ci sollecita è l’assoluta indipendenza del settore bancario, di ogni organismo bancario come impresa distinta e distante da quelle che sono le dinamiche invece sociopolitiche. Ebbene, Maurizio ha portato in sé stesso, senza tante volte enunciarlo, buona parte dei principi di Einaudi che ha incarnato vivendoli, insegnandoli con il suo esempio, non in una logica di un Piemonte chiuso, ma di un Piemonte fortemente italiano, europeo che sempre ragiona per costruire il meglio del possibile.

7. Un nuovo umanesimo

L’intermediazione delle associazioni può avere una crisi, ma non si estingue, perché se non vi fosse ci sarebbe la dissociazione assoluta di tutto, dei rapporti interpersonali e di tutto ciò che ne consegue. La risposta l’ha data Papa Leone XIV, un signore che è arrivato da Chicago qui un anno fa e che ha scritto una enciclica, che è tutta assolutamente da leggere e che dà anche queste risposte. Perché l’enciclica è basata sulla valorizzazione di un nuovo umanesimo, sulle persone che quindi debbono prevalere e utilizzare le nuove tecnologie e l’Intelligenza artificiale, che non deve rompere e travalicare quella che è stata la maturazione plurisecolare, che è andata dall’Illuminismo al costituzionalismo moderno. Quindi bisogna reagire e a mio avviso la prima cosa da fare è leggere tutta l’enciclica, perché è un nuovo stimolo per un dialogo che non ripete luoghi comuni, ma che innova e apre nuove speranze alla costruzione.

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