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Territori, tra città dinamiche e paesi da sostenere

Ildegarda Ferraro, ABI

Cambiamenti climatici, inverno demografico e ricerca della sostenibilità incidono sulla crescita delle dinamiche delle città e sulle prospettive da reinventare dei paesi. C’è una connessione costante, storica, imprenditoriale e antropologica tra banca e città, banca e paese, banca e territorio. L’Istat certifica che in Italia si consolida la fuga dalle città, ma l’urbanizzazione negli agglomerati urbani avanza, perché le metropoli comunque crescono con l’arrivo di nuovi abitanti. Le grandi città cambiano pelle e guardano avanti tra prospettive di smart city e aspirazioni verdi, di boschi urbani e aree per abbassare la pressione del grande caldo. Le città medie nel cerchio urbano si raf-forzano. I borghi e i paesi in alcuni casi acquistano spazi, in altri perdono residenti e anche attività imprenditoriali, presidi medici e di sicurezza. Le banche seguono il flusso concreto di quanto avviene. Per il Presidente dell’ABI Antonio Patuelli «va ampliata la Zona economica speciale a comuni spopolati di Appennini e Alpi Lo spopolamento è una realtà, ma le banche lasciano per ultime».

Fuga dalla città che comunque cresce

Come nella formula «il re è morto, viva il re», anche per «la città è morta, viva la città» tocca avere ben chiaro come vanno e soprattutto come andranno le cose. Perché la città spesso non è più la stessa, cambia, ma resta e cresce il peso di polo di aggregazione importante. L’Istat nelle sue analisi lo racconta chiaramente. E la stampa, come Il Sole 24 Ore e il Corriere della Sera, lo evidenziano.
Per ogni 100 residenti che vanno via alla ricerca di migliore qualità della vita ne arrivano quasi 600 da fuori. Al Sud però l’immigrazione internazionale non basta a compensare le partenze interne. Naturalmente ci sono punte diverse. Milano recupera ampiamente con gli arrivi dall’estero rispetto a chi va nell’hinterland. Napoli invece riduce la presenza di abitanti, nel senso che anche gli arrivi non compensano le uscite.
Il punto è non solo se la popolazione cresce o meno, ma come cambia. A Milano, per esempio, a fine 2025 i residenti si attestano a 1.399.079, +4% rispetto al 2014, ma con una popolazione diversa. Entrano soprattutto giovani adulti tra i 19 e i 34 anni mentre una parte della popolazione tra i 35 e i 64 anni punta ad andare fuori città. Gli italiani che arri-vano si spostano, gli stranieri a Milano restano. Non ne arrivano di più ma se ne vanno di meno. La tendenza demografica dice che tra dieci anni la popolazione milanese sarà composta per quasi il 25% di giovani tra il 18 e i 35 anni. Un sistema molto mobile, «una piattaforma urbana ad alto turn over» come l’ha definita Il Sole 24 Ore.
Roma registra un saldo interno negativo di -3.784 residenti, può contare su +10.238 persone provenienti dalle altre regioni e cresce l’immigrazione dall’estero con +38.718 residenti nel triennio. Questo flusso consente alla capitale di avere un saldo complessivo positivo di 34.934 persone. Da oltre confine arrivano dall’Asia, più che dall’Africa. E anche da Bangladesh, Pakistan, India, Sri Lanka, Cina. Si contraggono i flussi dall’Europa. Si riducono gli arrivi dall’America, sia del Nord che del Sud.

Le metropoli crescono

La prospettiva dell’urbanizzazione in qualche modo avanza. Le città cambiano pelle, cambiano abitanti e non sono nemmeno più solo città ma agglomerati morfologici urbani (Amu). Come dice l’Istat, nel 2021 Milano è l’agglomerato più grande sia per estensione territoriale (1217 km2) che per abitanti con circa 5 milioni di persone. Napoli è il terzo agglomerato urbano per estensione (630, 3 km2) dopo Padova e secondo per dimensione demografica con circa 3,6 milioni di persone. L’agglomerato di Roma è quarto per superficie (539,1 km2) con una popolazione complessiva di 2,7 milioni.
«Cresce – rileva l’Istat – il numero delle località coinvolte nella definizione degli Amu, confermando la tendenza alla conurbazione delle località, cioè all’unione fisica di località abitate vicine». La «grande Milano» arriva fino ai comuni del Bustese in provincia di Varese, a quelli della Provincia di Monza e della Briaza, oltre a parte delle Provincie di Lecco e Como. La «grande Napoli» arriva alla penisola sorrentina, a Nord alla Provincia di Caserta e include parte della Provincia di Salerno e di Avellino. L’agglomerato di Roma ar-riva ai Castelli romani e sulle vie Tiburtina e Salaria fino ai comuni di Fonte Nuova, Guidonia Montecelio, Sant’An-gelo Romano e Mentana.
Le città si rinnovano e le banche partecipano alle dinamiche di sviluppo con iniziative specifiche.

Gli alberi ci sosterranno

Il caldo torrido di questa estate 2026 ha mostrato i suoi pe-santi effetti sulle persone e sul territorio. Anche il Vaticano è intervenuto evidenziando che l’emergenza ecologica è un peccato e provoca molti morti. La Commissione teologica internazionale è intervenuta sulla crisi climatica globale. Da tempo il neuroscienziato e saggista Stefano Mancuso sottolinea che le piante possono essere un aiuto sostanziale all’emergenza. Mancuso parla di verde come infrastruttura climatica, strade di alberi, boschi urbani, il mondo vegetale come fondamentale per la rigenerazione urbana. Insieme a iniziative singole si rilevano i primi dati di cam-biamento. L’Istat ha registrato «nel decennio un graduale aumento del verde pubblico, progressi nella forestazione ur-bana (+6,2% sul 2023)».

Borghi e paesi

Mentre le città crescono ferve il dibattito sul senso di un paese. Emergono prospettive di accorpamento di comuni e iniziative dirette a reinventare il luogo di vita in una dimensione più umana. Tanti piccoli comuni, quelli sotto i 5.000 abitanti, che rappresentano circa il 70% dei municipi del Paese, sono a un bivio tra il rischio di spopolamento e l’opportunità di trovare una strada per il rilancio.
Le questioni aperte sono molte, il declino demografico pesa sensibilmente, tra il crollo delle nascite, l’invecchiamento progressivo della popolazione e la fuga verso le grandi città. A tutto ciò si accompagna il taglio dei servizi: chiudono scuole, presidi sanitari, imprese. Spesso la carenza di servizi di trasporto pubblici e le difficoltà di digitalizzazione fanno il resto.
Le prospettive positive vedono in primo piano smart working e possibilità di lasciare le grandi città per aree più tranquille. A patto che la digitalizzazione funzioni e la banda larga faccia la differenza. Il turismo lento, sostenibile, enogastronomico può dare risposte, sempre che non si trasformi in overtourism. Alberghi diffusi, cammini storici, contatto con la natura, sono vie per rivitalizzare aree. E ancora si fanno strada la ri generazione urbana, anche con politiche per cedere a prezzi molto bassi immobili abbandonati, i cosiddetti progetti «case a 1 euro» o i bonus per i trasferimenti. Emergono incentivi alla residenzialità con agevolazioni fiscali o contributi a fondo perduto per chi compra casa o apre un’attività nei comuni svantaggiati; agricoltura di territorio e artigianato locale, come il rilancio di prodotti Dop e Igp.
Grande attenzione per le comunità energetiche rinnovabili, i piccoli comuni possono essere il territorio ideale per sperimentare l’autoproduzione e la condivisione dell’energia pulita.
I paesi e i borghi si stanno ripensando. Mettere insieme ser-vizi essenziali, come polizia locale, gestione dei rifiuti, messa a punto di risposte a bandi, uffici tecnici, scuolabus, condividere personale possono essere vie per superare la frammentazione. La prospettiva più concreta passa attraverso l’Unione dei Comuni e la gestione associata dei servizi. L’obiettivo è raggiungere la massa critica necessaria a intercettare i fondi europei e garantire servizi efficienti.

Gli Stati Generali dei piccoli comuni

Gli Stati Generali dei Piccoli Comuni 2026 sono stati de-dicati proprio al tema del rafforzamento amministrativo e alla valorizzazione dei comuni con meno di 5.000 abitanti, concludendosi con il progetto P.I.C.C.O.L.I. (Piani di Intervento per le Competenze, la Capacità Organizzativa e l’Innovazione Locale) promosso dal Dipartimento della Funzione Pubblica e attuato da Anci, l’Associazione nazio-nale dei comuni italiani.
Il progetto, che ha coinvolto oltre 1.500 comuni italiani, è diretto a fornire supporto specialistico, strumenti digitali e modelli operativi su appalti pubblici, gestione del personale, bilancio, reclutamento e accesso ai fondi europei, dimostrando che la dimensione ridotta dei comuni può essere valorizzata con strumenti moderni.

Idee per salvare i paesi

Che il dibattito ferva è nelle cose. Anche i poeti, come Franco Arminio se ne occupano. Arminio ha proposto sul quotidiano la Repubblica 30 idee per salvare i paesi. Arminio dice che «è una delle grandi questioni dell’Italia, una sua caratteristica peculiare. Rigenerare i piccoli comuni è rigenerare l’Italia». Trenta modi di ripensare i paesi. «Ognuna di queste idee – aggiunge Arminio – va precisata, definita nei dettagli: occorrono un ministro, assessori regionali, consiglieri comunali che siano preposti all’attuazione di un nuovo Piano nazionale per salvare i paesi. I comuni devono avere più diritti, ma anche maggiori doveri. Le risorse de-dicate all’assistenza devono essere maggiori nel primo pe-riodo, una parte cospicua e crescente delle risorse deve essere destinata a ridurre le ragioni dell’assistenza. I paesi devono essere stimolati a produrre, ben oltre le fabbriche storiche della sfiducia e del lamento. In ogni territorio opera un gruppo interdisciplinare formato da esperti di progetta-zione europea, economia, agronomia, urbanistica, innova-zione digitale, creazione d’impresa: un gruppo che interagisce coi singoli comuni e fa da cerniera tra i progetti nazionali e la loro attuazione locale». E Arminio parla anche di reddito di premura e di reddito di comunità. Le 30 proposte sono un modo per focalizzare la questione. Possono essere queste o altre.

Arminio, vivendo a Bisaccia, un comune irpino della provincia di Avellino che non ha mai lasciato, non demorde, propone di «creare piccoli poli produttivi senza costruire nuovi capannoni. Si possono usare scuole abbandonate, palazzi signorili, opifici dismessi. È importante che i palazzi storici dei paesi siano riempiti di nuove funzioni, compresa quella abitativa. Serve un piano specifico per i palazzi storici».

L’abbandono di aree, l’allargamento della Zes: l’opinione del Presidente Patuelli

Da tempo il Presidente dell’ABI Antonio Patuelli affronta il tema: «lo spopolamento di alcune aree è una realtà. Allargare la Zona economica speciale, la Zes, a comuni spopolati di Appennini e Alpi può essere una risposta». «Ampie aree territoriali nel Centro Nord d’Italia, nell’Appennino e nelle Alpi – aggiunge Patuelli – hanno visto chiudere tante attività economiche, soffrono per vetuste linee di comunica-zione, hanno subito e continuano a subire gravi livelli di spopolamento. Queste aree, soprattutto montane, debbono ora essere analizzate e prese in attenta considerazione per un realistico ampliamento anche a esse della Zes italiana». «Quando lo spopolamento è una realtà – evidenzia Pa-tuelli – le banche lasciano per ultime. E alcune aprono nuovi sportelli. Prima delle agenzie chiudono i negozi, i bar, persino gli alimentari. Bisogna mettere i fatti nella giusta prospettiva. È vero che sono stati chiusi molti sportelli ma i numeri complessivi riflettono fattori diversi tra loro, come la diffusione dei servizi online, che porta molte persone a non recarsi quasi mai in banca. Va considerato inoltre che, nelle aree oggetto di spopolamento del territorio, e penso a tutta l’area degli Appennini e ad alcune zone delle Alpi, le banche non sono mai state i primi esercizi commerciali a chiudere». «Il fenomeno è indubbio – aggiunge Patuelli –anche se non riguarda tutte le banche, perché alcune stanno ampliando il numero degli sportelli. Le banche sono im-prese e, se c’è un territorio da servire, difficilmente lo abbandonano. Però lo spopolamento di molte aree è un fatto, molti negozi hanno chiuso, e lo Stato ha consentito ai Co-muni più piccoli di affidare i servizi di tesoreria in maniera diretta alle Poste, senza gara pubblica, togliendo un’ulteriore possibile attività alle banche. Per fortuna esistono gli Atm innovativi, che consentono nuovi servizi. Molte persone oggi si recano in banca solo per la gestione del contante. I nuovi Atm permettono non soltanto di ricaricare il telefono e ritirare il contante, ma anche di depositare e incassare gli assegni. In un mondo fortemente cambiato, rispondono alle esigenze della maggior parte dei clienti».
«Lo spopolamento di intere aree è importante – sottolinea Patuelli – e richiede la partecipazione di tutti per collabo-rare con risposte efficaci».

Bibliografia

Arminio F. (2026). «Dall’allenatore al “reddito di premura”: le trenta idee di Arminio per salvare i paesi», in la Repubblica, 4 settembre.

Corriere della Sera (2026), «Fuga dalla città, a Milano il record di uscite (ma boom di arrivi dall’estero): nei 106 capoluoghi persi 97 mila residenti», Redazione economia, www.corriere.it, 24 agosto.

Finizio M. (2026), «Fuga dalle città verso l’hinterland, ma 328mila residenti arrivano dall’estero», in Il Sole 24 Ore, 24 agosto, pp 1-2.

– (24 agosto 2026), «Un milanese su tre è “nuovo”: ricambio per 400mila dal 2014», in Il Sole 24 Ore, 24 agosto, p. 2.

Istat (2026), Rapporto annuale 2026, capitolo 2, «La situazione del Paese».

– (2026), Gli agglomerati morfologici urbani (Amu) – Anni 2001, 2011, 2021, Statistiche Focus, 22 luglio.

– (2026), Migrazioni interne e internazionali della popolazione residente anni 2024-2025 – Mobilità interna in ripresa, saldo estero sostenuto dell’ingresso di stranieri, Statistiche report, 3 agosto.

– (2026), Previsioni della popolazione residente, delle famiglie e delle forze lavoro base 1/1/2025 – Calo e invecchiamento della popolazione proseguono, ma cresce la partecipazione al lavoro. Più famiglie di anziani soli e di dimensioni ridotte, Statistiche report, 31 agosto.

– (2026), Ambiente urbano anno 2024 – Più fotovoltaico e autobus a basse emissioni nei Comuni capoluogo, tornano a crescere i rifiuti urbani, Statistiche report, 9 settembre.

Scaramuzzi I. (2026), «Il Vaticano: “L’emergenza ecologica è un peccato e provoca molti morti”», in lsa Repubblica, 4 settembre.

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