Salta al contenuto

Risparmio motore degli investimenti

Antonio Patuelli, Presidente dell’ABI

1. L’Unione dei risparmi e degli investimenti

La Presidente della Commissione europea, Ursula Von der Leyen, sta giustamente sostenendo che occorre raggiungere un accordo sull’Unione dei risparmi e degli investimenti entro la fine del 2026, anche procedendo solo con gli Stati membri che sono disponibili a farlo, con cooperazioni rafforzate come quella che, con successo, ha dato vita all’euro, che ha evitato la paralisi decisionale del diritto di veto anche di un solo Stato dell’Unione europea. Con il completamento degli investimenti pubblici europei previsti dal Pnrr è, infatti, ancor più urgente rafforzare gli investimenti innanzitutto privati per incoraggiare lo sviluppo e l’occupazione. Il risparmio è motore essenziale per gli investimenti: è indispensabile che le libere e responsabili scelte di ciascuno di allocazione del risparmio siano incoraggiate innanzitutto dalle Istituzioni europee con idonee misure vantaggiose per i risparmiatori, come quelle ora previste nella proposta europea di Unione dei risparmi e degli investimenti.

2. Una strategia etica che viene da lontano: Luzzatti, Siglienti, Carli

Si tratta di una strategia innanzitutto etica, come emerge anche dagli scritti di alcuni dei principali artefici della crescita economica e sociale dell’Italia fra fine Ottocento e inizio del Novecento e della ricostruzione dopo la seconda guerra mondiale1. Per Stefano Siglienti, rifondatore nel 1945 e primo Presidente dell’Associazione Bancaria Italiana, Luigi Luzzatti ebbe una valutazione innanzitutto etica del risparmio quale «insostituibile mezzo di sviluppo economico e sociale», per la stretta connessione fra risparmio e sviluppo, perché il risparmio è la base per edificare l’avvenire. Il risparmio è indispensabile presupposto economico e sociale e l’attuale proposta della Commissione europea per l’Unione dei risparmi e degli investimenti è proprio indirizzata a incoraggiare i risparmiatori a investire per lo sviluppo economico e sociale in Europa. Molto importante è anche l’indirizzo strategico di Guido Carli, Governatore della Banca d’Italia dal 1960 al 1975 e poi anche il Ministro del Tesoro che firmò per l’Italia il Trattato di Maastricht. Guido Carli, infatti, considerava molto importante la collaborazione delle Banche Centrali sia per continui scambi di informazioni, sia nei momenti di difficoltà. La collaborazione economica è anche uno degli impegni sottoscritti dai paesi fondatori (fra cui gli Usa, Canada, Francia, Italia e Regno Unito) del Trattato del Nord Atlantico, cioè della Nato, sottoscritto il 4 aprile 1949 a Washington. Infatti l’articolo 2 prescrive che gli aderenti alla Nato «contribuiranno al futuro sviluppo di relazioni internazionali pacifiche e amichevoli rafforzando le proprie istituzioni libere, diffondendo i principi sui quali tali istituzioni si basano e promuovendo stabilità e benessere» e «cercheranno di eliminare i conflitti nelle rispettive politiche economiche internazionali e incoraggeranno le reciproche relazioni economiche». In questi attuali anni, invece, la collaborazione economica fra gli Alleati della Nato non è certo favorita dai dazi. È, quindi, ancor più importante che il risparmio possa essere maggiormente attratto da investimenti produttivi in Europa, e in particolare in Italia, innanzitutto per infrastrutture materiali e immateriali, quanto mai indispensabili in un’epoca di intensa competizione tecnologica, anche con le sempre più nuove forme di Intelligenza artificiale.

Note

1 Luigi Luzzatti visto da vicino, a cura di Giuseppe De Lucia Lumeno, con prefazione di Vito Antonio Primiceri.

Versione PDF