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Regole e biodiversità

Camillo Venesio, Vice Presidente ABI, Ad e Dg Banca del Piemonte

1. Premessa

È ormai evidente e riconosciuto anche dai legislatori che in Europa – come indicato dal Rapporto Draghi – tutte le imprese si trovano ad affrontare tre principali ostacoli derivanti dal crescente peso della regolamentazione.
Esse devono conformarsi all’accumulo o ai frequenti cambiamenti della legislazione Ue nel tempo, il che si traduce in sovrapposizioni e incoerenze; subiscono un ulteriore aggravio a causa del recepimento nazionale, ad esempio quando gli Stati membri «irrobustiscono» la legislazione Ue o applicano leggi con requisiti e standard divergenti (gold plating). Inoltre, la regolamentazione Ue impone un onere proporzionalmente più elevato alle Pmi e alle piccole medie imprese rispetto alle aziende più grandi, mentre l’Unione manca di un sistema per valutare questi costi.
È una descrizione che rispecchia fedelmente l’attuale quadro normativo anche nel settore bancario e assicurativo europeo.

2. Non deregolamentazione ma semplificazione

Deve subito essere chiaro che qui non si auspica una deregolamentazione: ora che il settore bancario europeo è nuovamente solido e liquido, una tale scelta sarebbe poco saggia. Piuttosto, ci si riferisce alla necessità di una semplificazione sostanziale e di una reale applicazione del principio di proporzionalità: la semplificazione dovrebbe puntare a razionalizzare le normative, eliminando (questa è la parola chiave) gli elementi superflui invece di aggiungerne altri. È quindi necessaria una forte razionalizzazione selettiva.
Si riconosce e apprezza il processo di semplificazione in corso in Europa, avviato con il Competitiveness Compass, la Comunicazione della Commissione europea Un’Europa più semplice e più rapida e le raccomandazioni della Banca Centrale Europea. Tuttavia, l’attuazione appare in ritardo e continuiamo a operare entro il quadro normativo esistente. Quando viene introdotta una piccola semplificazione, essa è spesso accompagnata dall’imposizione di due o più nuove regole, relazioni o indagini. Talvolta, consapevoli degli obiettivi di semplificazione ripetuti a tutti i livelli, restiamo increduli; bisognerebbe lavorare nei settori Compliance, Risk Management o Legale di una banca per avere contezza di cosa succede: è un continuo, inarrestabile flusso di nuove e ulteriori richieste, approfondimenti, indagini, ecc.
Il tempo è prezioso, è una questione di competitività dell’industria bancaria europea, sappiamo cosa fare, ora dobbiamo abbattere il muro e passare ai fatti: l’ecosistema finanziario – ma anche industriale – è sempre più globale: per il mio mestiere incontro i vertici di imprese medie e medio-grandi piemontesi e lombarde, in molti settori: tutti indistintamente si lamentano del carico di adempimenti burocratici.
L’effetto cumulativo delle norme Ue rischia infatti di indebolire in modo sostanziale la competitività e modificare le condizioni di parità in un momento in cui la concorrenza globale si sta intensificando rapidamente. Per ora, l’unica differenza rispetto a due anni fa è che tutti parlano di semplificazioni e proporzionalità, ma non si vedono sostanziali attuazioni.

3. Proporzionalità e biodiversità

L’ABI ha recentemente prodotto un documento, ora all’attenzione delle Autorità italiane ed europee, con proposte per semplificare e ridurre la complessità del quadro normativo. In dettaglio, si tratta di 87 proposte concrete, operative, per raggiungere gli obiettivi di semplificazione, crescita di competitività, miglioramento dei gold plating e proporzionalità.
La proporzionalità è un principio giuridico fondamentale sancito dal Trattato sull’Unione europea, che implica che i requisiti non dovrebbero essere eccessivi o sproporzionati. La normativa bancaria europea ha inizialmente adottato un approccio uguale per tutti (one size fits all) e successivamente ha tentato di esentare da alcune (poche) parti della legislazione le banche più piccole. Dopo molti anni di esperienza, si può affermare che questo approccio non ha dimostrato particolare efficacia; in Europa nel mondo delle Lsi gira una battuta in ordine alla proporzionalità, dal libretto di Da Ponte dell’opera Così Fan Tutte di Mozart: è come l’araba fenice, che vi sia ciascun lo dice, ove sia nessun
lo sa.
Al momento, in Europa, riguardo al tema della proporzionalità – molto sentito – si registrano due orientamenti distinti.
Da un lato, la Germania sostiene l’introduzione di un regime speciale e separato per le banche di più piccole dimensioni (fino a 10 miliardi di totale attivo), modellato sull’approccio statunitense, che preveda il solo requisito di leva finanziaria (leverage ratio) in sostituzione dei requisiti basati sul rischio (con conseguente eliminazione dei P2R e P2G e dell’impianto risk-based). Tale posizione viene portata avanti da Bafin e Bundesbank su entrambi i tavoli rilevanti: sia in sede Bce sia nei confronti della Commissione europea, che il prossimo 15 luglio dovrebbe pubblicare il rapporto sulla competitività del settore bancario europeo.
Dall’altro lato, la Bce e la maggioranza delle altre Banche centrali dell’Eurosistema propendono per un approccio di semplificazione nell’ambito del quadro regolamentare esistente, mediante adattamento alle specificità delle banche più piccole. In concreto, ciò si tradurrebbe in misure quali, ad esempio, la trasmissione dei dati solo ove strettamente necessario, nonché la revisione e la semplificazione delle disposizioni in materia di governance e di remunerazione.
La sostanziale scarsa applicazione della proporzionalità, insieme alla regolamentazione troppo complessa, rischia di
compromettere l’essenziale biodiversità nel panorama bancario domestico. Biodiversità significa fare affidamento su banche di varie dimensioni, con funzioni diverse e rivolte a differenti necessità, il che è particolarmente importante in Italia, dove la maggior parte delle imprese è piccola o molto piccola.
Un certo grado di biodiversità bancaria contribuisce a sostenere in modo più efficiente le economie locali e a evitare rilevanti problemi di concorrenza nei mercati locali: un recente  studio di Banca d’Italia, I prestiti alle imprese delle banche
italiane meno significative (Lsi): un’analisi empirica, evidenzia che le banche piccole tendono a servire imprese più piccole e più rischiose, con prezzi applicati sostanzialmente allineati a quelli delle banche più grandi. Risultati che suggeriscono
che le banche piccole possono favorire l’accesso al credito per imprese con opportunità di finanziamento potenzialmente
più limitate.
Un altro studio realizzato da poco dal Comitato Interassociativo che rappresenta le Casse di Risparmio, le Banche Popolari e le Banche Private italiane, Presenza e importanza delle banche medio piccole a livello territoriale, è così commentato dal prof. Mario Comana, ordinario di Economia degli
intermediari finanziari alla Luiss di Roma: «L’importanza della biodiversità dell’industria bancaria sembra ormai diffusamente riconosciuta. Ma non deve essere vista solo come un concetto astrattamente desiderabile, quasi un vezzo nostalgico o romantico. La compresenza di banche diverse, per dimensione, vocazione, orientamento di business, assicura al panorama dell’intermediazione creditizia la completezza necessaria ad assicurare che tutti i segmenti del mercato siano serviti secondo le modalità che assecondano i loro bisogni e il loro modo di accostarsi ai servizi finanziari. Preservare la diversificazione bancaria significa accrescere le opzioni di finanziamento e di servizio alla clientela e per questa via accrescere l’efficacia e l’efficienza del sistema economico e la coesione sociale».

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LUGLIO - AGOSTO 2026 - Regole e biodiversità di Camillo Venesio

LUGLIO - AGOSTO 2026 - Regole e biodiversità di Camillo Venesio

3 Agosto 2026