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Il senso dell’arte per la cura

Ildegarda Ferraro, ABI

Arte e cultura sono alla base della crescita personale e sociale. Le ultime ricerche confermano anche che sono una via per la salute, per mantenersi in buona forma, ma anche proprio per rimettersi e rendere più efficace la ripresa psico fisica in caso di malattie. Insomma, sostengono e aiutano la cura. Si parla di «art cure» e di «art therapy». La cultura sostiene la salute e la salute a sua volta spinge l’arte. Il tema è ampiamente affrontato in ambito internazionale dall’Organizzazione mondiale della sanità (Oms), ma anche in Italia ci sono esperienze significative, tenute in ampia considerazione dal Ministero della Cultura (Mic). Molti i casi concreti, a partire dai musei, che non sono solo musei, ma centri di aggregazione e di iniziative di educazione e di salute anche per malattie invalidanti. E poi ovviamente agli ospedali, come il Sant’Andrea di Roma o anche in centri minori, che riconoscono nell’arte una forza se non proprio salvifica sicuramente di aiuto. In molti paesi è ormai accreditata la «prescrizione sociale» per venire incontro a bisogni specifici. Intanto is culture!, il Festival promosso da ABI e Acri, con le iniziative delle banche e fondazioni, sotto l’alto patronato del Presidente della Repubblica, anche quest’anno mette a disposizione un ricco palinsesto per tutti in tutta Italia.

«Art cure» e Rapporto Oms

Se ne parla da molto. Una nuova spinta scientifica viene dal libro Art cure: The Science of How the Art Transform Our Health di Daisy Fancourt, direttrice del Collaborating Centre for Arts & Health dell’Organizzazione mondiale della sanità, e professoressa di psicobiologia e epidemiologia allo University College di Londra. Fancourt ha curato il Rapporto dell’Oms «Quali sono le evidenze sul ruolo delle arti nel miglioramento della salute e del benessere?» con i risultati di 3.000 studi che, come riporta il documento, «hanno messo in evidenza il ruolo determinante delle arti per quanto riguarda la prevenzione delle malattie, la promozione della salute e il trattamento e la gestione delle patologie che si manifestano nel corso della vita». L’arte e la cultura in termini più generali aiutano la cura, ma sono anche una efficace cassetta degli attrezzi di benessere e prevenzione. Alla base un concetto di salute che non è solo assenza di malattia, ma pienezza di vita.
I risultati del Rapporto sottolineano un potenziale impatto delle arti sia sulla salute mentale che su quella fisica. Due le categorie tematiche: prevenzione e promozione, gestione e trattamento.
Per quanto riguarda il primo ambito, l’indagine riporta che «le arti possono: influenzare i determinanti sociali della salute; sostenere lo sviluppo del bambino; incoraggiare comportamenti che promuovono la salute; aiutare a prevenire le malattie; supportare l’assistenza e la cura». Per gestione e trattamento, invece, «possono: aiutare le persone che soffrono di malattie mentali; sostenere le cure per le persone in condizioni acute; sostenere le persone con disturbi neuroevolutivi e neurologici; contribuire al trattamento di malattie croniche degenerative; concorrere all’assistenza nel fine vita».
Il Rapporto Oms si occupa di cinque ampie categorie:
«- le arti performative (ad esempio teatro,
danza, canto, musica, film);
– le arti visive, il design e l’artigianato (pittura, fotografia, scultura, tessile e altri prodotti di design e dell’artigianato);
– la letteratura (scrittura, lettura, partecipazione a festival letterari);
– la cultura (musei, gallerie, mostre d’arte, concerti, teatro, eventi comunitari, festival
e fiere culturali);
– le arti online, digitali ed elettroniche (animazioni, film-making, computer grafica).
Queste categorie combinano sia un coinvolgimento attivo che uno ricettivo e, soprattutto, trascendono i confini culturali e racchiudono in sé la flessibilità necessaria per consentire lo sviluppo di nuove forme d’arte, come dimostrato dallo sviluppo delle arti online, digitali ed elettroniche».
Alla base, come si diceva un concetto di salute molto ampio, inteso come «uno stato di completo benessere fisico, mentale e sociale, e non la mera assenza di malattia o infermità», tanto da renderla radicata profondamente nella società e nella cultura. Inoltre, l’Oms pone l’accento sull’importanza della prevenzione delle malattie e, di conseguenza, su quanto è determinante per salute.

Manuale di «prescrizione sociale»

Quello che conta è attivare procedure che inneschino benessere. Non solo quindi farmaci e cure, ma «prescrizioni sociali», che possono agire profondamente sul quadro generale. Sempre l’Organizzazione mondiale della sanità ha pubblicato un vero e proprio manuale in questo campo. Le indicazioni sono chiare: «La prescrizione sociale si basa sulle evidenze dell’impatto dei fattori socioeconomici sulla salute e sulla rilevanza dei
determinanti sociali, cruciali per migliorare gli esiti di salute. L’obiettivo è favorire la promozione del benessere dei cittadini da parte dei professionisti sanitari anche attraverso le risorse di carattere sociale, culturale, sportive presenti e attive nella comunità locale».
L’idea è che insieme a indicazioni fisiche, come regime alimentare e movimento, componenti culturali e artistiche possano innescare reazioni benefiche sostanziali. Va da sé che tutto ciò può essere positivo per tutti, ma le persone più fragili sono quelle che possono averne maggiori benefici(1).
Tra i percorsi pilota in Italia citati dal manuale
– la rete di Mta (Musei Toscana per l’Alzheimer);
– il progetto nazionale «Nati per Leggere»;
– il programma nazionale «Dance Well» per le persone con il Parkinson;
– la rete «Archivi e salute» che ha avviato una sperimentazione di prescrizione sociale creativa per anziani con demenza e Alzheimer;
– lo studio multinazionale coordinato dall’Oms, «Music and Motherhood», per il sostegno alla depressione post partum.
Sono partner di Cultural Welfare Center in questo percorso la Fondazione Compagnia di San Paolo (Obiettivo Cultura, progetto Well Impact) e la Fondazione Monte dei Paschi di Siena (C-Hub Culture ibride).

Il Ministero della Cultura e l’arte che cura

Il tema è ormai parte dei percorsi istituzionali accreditati. Il Mic ha dedicato a questo nuovo approccio ampio spazio e un convegno specifico per fare il punto e declinare con esperti del mondo artistico, medico scientifico ed economico le esperienze già in campo in Italia e all’estero. La prospettiva è di strutturare e normare le pratiche terapeutiche legate all’arte, trasformandole in politiche intersettoriali fondate su evidenze scientifiche.
Di grande interesse anche la formazione, con figure professionali da affiancare a medici e studiosi di arte, per esempio psicologi, terapisti e sociologhi, e personale specializzato per creare contesti utili tra cultura e salute.

Musei non solo musei

Va da sé che i primi centri strutturati da cui si parte sono i musei, che assumono la forma sostanziale di centri di aggregazione, di presidio civico, di sviluppo culturale e educativo, di sostegno sanitario anche per i più fragili.
Moltissime le esperienze in campo: gli Uffizi, Galleria Borghese, il Parco del Colosseo, il Museo etrusco di Villa Giulia, le Residenze sabaude hanno progetti specifici e sono parte di un movimento che sta cambiando l’identità dei musei. Si va da iniziative per il Parkinson, per l’Alzheimer, fino a progetti per disabilità grave. Musei quindi non solo quindi luoghi di conservazione e di bellezza, ma anche aggregazione e di cura. Le esperienze sono bellissime, basti pensare a «Dance Well» per il Parkinson del Museo etrusco di Villa Giulia con movimenti ispirati alla ceramica antica, oppure a Salus per Artem del parco Archeologico del Colosseo, che rende accessibile luoghi bellissimi a chi per disabilità o vulnerabilità sociale non può normalmente esserci.

Il welfare culturale

Non solo quindi cura come prevenzione o azione per il recupero, ma anche come crescita personale e sociale. E le risposte sono sostanziali. Le prime stime evidenziano che
si può immaginare una sopravvivenza maggiore dell’80% per chi vive culturalmente pienamente.
Si consolida il welfare culturale, inteso come modello integrato di promozione del benessere e della salute, basato anche sule arti visive, performative e sul patrimonio culturale.
Le esperienze si moltiplicano. A Pistoia «Vitamina T – come Teatro» si occupa di benessere dei bambini e delle famiglie, i biglietti si comprano in farmacia e vengono poi convertiti a teatro. «Sciroppo di teatro» è invece un progetto di welfare culturale in Emilia Romagna con l’idea di fondo che il teatro possa essere prescritto dai pediatri come parte della cura per i bambini.

Ospedali in primo piano

Se da una parte i musei diventano un punto di attenzione non solo artistico, dall’altro gli ospedali cominciano a fare tesoro di queste nuove prospettive. L’arte riduce lo stress e anche nelle situazioni più difficili aiuta in maniera evidente. Di qui esperienze innovative anche in reparti oncologici, iniziative importanti o sezioni pediatriche, ristruttura zioni ambientali per trasformare i centri di cura in luoghi di bellezza.
Le sperimentazioni si moltiplicano in Italia e all’estero. E così l’ospedale Sant’Andrea di Roma utilizza l’arte per migliorare il benessere psicofisico dei pazienti; il Centro oncologico dell’Isola Tiberina-Gemelli a Roma ha attivato iniziative artistiche e ristrutturato aree archeologiche; a Milano il Mapp, il Museo di arte contemporanea nell’ex ospedale psichiatrico, ha iniziative anche per pazienti; l’ospedale di Pagani vicino Salerno segue protocolli specifici sull’arte che cura; gli ospedali di Cosenza e di Salerno hanno chiamato artisti per mettere le loro opere a
disposizione a disposizione. Anche in piccoli centri sono vive esperienze interessanti, come a Vetralla in provincia di Viterbo dove il Centro di salute mentale ha attivato un progetto per trasformare gli spazi in una collezione permanente d’arte.
I casi all’estero sono molto numerosi, Canada e Uk hanno vaste esperienze. E l’arte che cura è una pratica importante anche per i medici e il personale sanitario tutto. Lo stress e il burn out sono spesso una prospettiva tangibile. Di qui iniziative legate all’arte per scaricare la tensione e disattivare queste ipotesi.

Metriche

Va da sé che quello che può fare la differenza è la misurazione. Indagini sul campo in Uk evidenziano che 1 sterlina investita in «art therapy» prevede un ritorno da 2 a 8 sterline.
In Kenia, in situazioni molto disagiate con due psichiatri infantili per 13 milioni di abitanti, esperienze di terapia d’arte anche marginali nelle scuole hanno avuto risultati tangibili. D’altra parte, anche da noi, si stima che 1 su 5 appuntamenti dal medico è collegato a problemi non medici, inclusi isolamento, solitudine, depressione relazioni e stress. L’isolamento sociale e la solitudine hanno impatti negativi sulla speranza di vita e possono influire sulla salute cardiovascolare, e avere effetti in termini di depressione e rischi di demenza. In Italia la naturale socievolezza aiuta, ma anche qui la prospettiva va cambiando, si stima che 1 persona su 5 oltre i 75 anni viva sola e che dai 65 anni il declino è emergente.

Il Festival è cultura!

In questo contesto anche il Festival is culture! può portare il suo contributo. Promosso da ABI e Acri, con la partecipazione di banche e fondazioni, mette a disposizione un panorama di eventi tutto l’anno, con particolare attenzione a una settimana precisa di particolare attenzione. L’iniziativa si svolge sotto l’Alto Patronato del Presidente della Repubblica Italiana, con il patrocinio della Commissione Nazionale Italiana per l’Unesco, del Ministero del Turismo, dell’Associazione Nazionale Comuni Italiani (Anci), dell’Associazione Dimore Storiche Italiane, dell’Accademia di Belle Arti di Roma e del Touring Club Italiano.
Tutte le informazioni sono sempre disponibili sul sito della manifestazione. Tutto questo is culture!. Ed è pure benessere e salute.

Note

1 Per favorire la diffusione del modello nel nostro Paese, l’Istituto Superiore di Sanità (Iss), il Cultural Welfare Center (Ccw) e il Centro regionale di Documentazione per la Promozione della Salute Regione Piemonte (DoRS), in collaborazione con il Centro Bach-Università di Chieti e Pescara, il Centro per la Salute del Bambino (Csb) e la Fondazione Medicina a Misura di Donna, hanno curato la traduzione italiana del documento.

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