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BANCARIA

La rivista mensile dell’Associazione Bancaria Italiana

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BANCARIA è dal 1921 la rivista mensile dell’Associazione Bancaria Italiana ed è pubblicata da Bancaria Editrice. Secondo una politica editoriale ispirata a criteri di qualità e innovazione, BANCARIA guidata da un autorevole Editorial Board pubblica articoli, ricerche, analisi di casi di eccellenza in ambito bancario e finanziario e, due volte l’anno, i risultati semestrali delle banche italiane. Dal 2009 la sezione Forum pubblica articoli di taglio scientifico valutati da almeno due referee con un sistema di doppio referaggio anonimo.

Il senso dell’arte per la cura
di Ildegarda Ferraro

Gli Articoli

Con sincera commozione ricordo Piero Barucci, amico, insigne studioso e docente universitario, illustre banchiere e statista. Piero fino a poche settimane fa era impegnato in studi di storia economica e bancaria ed era molto partecipe anche alle riunioni di ABI come Presidente emerito. Dopo essere stato Presidente di Mps, dell’Associazione Bancaria Italiana, Amministratore Delegato del Credito Italiano e di altri importanti organismi bancari anche internazionali, è stato Ministro del Tesoro nei Governi della prima metà degli anni Novanta, quando dette forte impulso alle privatizzazioni e al nuovo Testo Unico Bancario. Ha svolto anche altri prestigiosi incarichi, fra i quali ha fatto parte per sette anni dell’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato.
In occasione del ventennale della riforma del risparmio – cui si deve la soppressione del regime speciale antitrust creato nel 1990 per «aziende e istituti di credito» – il Comitato tecnico-strategico Antitrust ha promosso un convegno volto a discutere con i protagonisti gli aspetti salienti di questa evoluzione.
Il regime di Adempimento collaborativo, la cosiddetta Cooperative compliance, introdotto dal decreto legislativo 128/2015, rappresenta un passaggio strategico per l’evoluzione dei rapporti tra Amministrazione finanziaria e contribuenti. Marco Elio Rottigni, Direttore Generale dell’ABI, sottolinea come con l’abbassamento delle soglie di accesso sempre più imprese potranno valutare l’opportunità di adeguare gli strumenti e i processi per la gestione strutturata del rischio fiscale ai requisiti previsti per l’accesso al regime.
Felice Gianani è stato Direttore generale dell’ABI per poco meno di dodici anni, quando la sua esperienza fu tagliata via da una morte improvvisa in un momento drammatico per l’Italia e con l’ABI, invece, in recuperato prestigio dopo gli anni Settanta che furono poi chiamati, per ragioni ben note: «gli anni bui dell’Associazione». Gianani aveva sviluppato i suoi studi presso una prestigiosa scuola romana (il liceo classico Mamiani) per laurearsi poi in Giurisprudenza con una tesi in Diritto Internazionale all’Università «La Sapienza» della capitale. Fu una scelta che ne condizionò la vita: «l’estero» era, per i «giovin signori » di quegli anni, il simbolo del successo.
Leggere il cambiamento delle banche italiane negli anni Ottanta, il periodo della Direzione generale dell’ABI di Felice Gianani, lascia una sensazione mista fra la nostalgia e la sorpresa. Stiamo parlando di quarant’anni fa, ma sembra di essere proiettati in un’epoca molto più remota. Forse perché il settore bancario italiano è stato, più a lungo di altri, in una sorta di congelatore che lo ha tenuto fermo o quasi addirittura dagli anni dell’anteguerra.
Il libro di Valerio Torreggiani, ricercatore nell’Università di Udine, si colloca nell’ambito delle meritorie attività dell’Istituto Luigi Einaudi per gli studi bancari, finanziari e assicurativi dell’ABI. Si tratta di un volume, edito da Bancaria Editrice, che intreccia diversi livelli e piani sia interpretativi, sia narrativi. Come scriveva il compianto presidente dell’Istituto Maurizio Sella nella Prefazione, è allo stesso tempo un contributo alla biografia di Felice Gianani (che fu direttore generale dell’ABI negli anni 1980-1992), alla «biografia» dell’ABI vista da Gianani, alle trasformazioni bancarie italiane e europee degli anni Ottanta così come vissute da Gianani come soggetto attivo. Vi si battono territori nuovi, giacché «gli anni Ottanta come storia» sono ancora in via di formazione.