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BANCARIA

La rivista mensile dell’Associazione Bancaria Italiana

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BANCARIA è dal 1921 la rivista mensile dell’Associazione Bancaria Italiana ed è pubblicata da Bancaria Editrice. Secondo una politica editoriale ispirata a criteri di qualità e innovazione, BANCARIA guidata da un autorevole Editorial Board pubblica articoli, ricerche, analisi di casi di eccellenza in ambito bancario e finanziario e, due volte l’anno, i risultati semestrali delle banche italiane. Dal 2009 la sezione Forum pubblica articoli di taglio scientifico valutati da almeno due referee con un sistema di doppio referaggio anonimo.

Il senso dell’arte per la cura
di Ildegarda Ferraro

Gli Articoli

Per rendere efficace l’educazione finanziaria è necessario inserirla stabilmente nei curricula, investire con continuità nella formazione dei docenti perché possano appropriarsi di questo sapere, garantire materiali di qualità e accompagnare il tutto con una rigorosa valutazione di impatto. A sostegno di tale realtà, i rapporti del Comitato Edufin ci restituiscono l’immagine di una scuola che considera l’educazione finanziaria importante per completare la formazione degli studenti, ma che al tempo stesso chiede di essere accompagnata: con formazione mirata, materiali e strumenti adeguati, percorsi che coinvolgano gradualmente tutti gli studenti. Queste dinamiche trovano riscontro anche nel confronto internazionale: l’esperienza di altri paesi offre infatti spunti preziosi su come consolidare l’educazione finanziaria nella scuola.
Invecchiamo costantemente, almeno qui da noi, in questa parte del mondo. E lo faremo sempre di più. Possono esserci stop, come con la pandemia Covid, ma la tendenza è l’avanzare dell’età. La tecnologia intanto conquista posizioni. Insieme a un’economia dedicata alla terza età in costante crescita. L’AgeTech si occupa proprio di questo, della connessione importante tra i nuovi bisogni dei vecchi e risposte che possono essere date anche dall’Intelligenza artificiale.
Con sincera commozione ricordo Piero Barucci, amico, insigne studioso e docente universitario, illustre banchiere e statista. Piero fino a poche settimane fa era impegnato in studi di storia economica e bancaria ed era molto partecipe anche alle riunioni di ABI come Presidente emerito. Dopo essere stato Presidente di Mps, dell’Associazione Bancaria Italiana, Amministratore Delegato del Credito Italiano e di altri importanti organismi bancari anche internazionali, è stato Ministro del Tesoro nei Governi della prima metà degli anni Novanta, quando dette forte impulso alle privatizzazioni e al nuovo Testo Unico Bancario. Ha svolto anche altri prestigiosi incarichi, fra i quali ha fatto parte per sette anni dell’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato.
In occasione del ventennale della riforma del risparmio – cui si deve la soppressione del regime speciale antitrust creato nel 1990 per «aziende e istituti di credito» – il Comitato tecnico-strategico Antitrust ha promosso un convegno volto a discutere con i protagonisti gli aspetti salienti di questa evoluzione.
Il regime di Adempimento collaborativo, la cosiddetta Cooperative compliance, introdotto dal decreto legislativo 128/2015, rappresenta un passaggio strategico per l’evoluzione dei rapporti tra Amministrazione finanziaria e contribuenti. Marco Elio Rottigni, Direttore Generale dell’ABI, sottolinea come con l’abbassamento delle soglie di accesso sempre più imprese potranno valutare l’opportunità di adeguare gli strumenti e i processi per la gestione strutturata del rischio fiscale ai requisiti previsti per l’accesso al regime.
Felice Gianani è stato Direttore generale dell’ABI per poco meno di dodici anni, quando la sua esperienza fu tagliata via da una morte improvvisa in un momento drammatico per l’Italia e con l’ABI, invece, in recuperato prestigio dopo gli anni Settanta che furono poi chiamati, per ragioni ben note: «gli anni bui dell’Associazione». Gianani aveva sviluppato i suoi studi presso una prestigiosa scuola romana (il liceo classico Mamiani) per laurearsi poi in Giurisprudenza con una tesi in Diritto Internazionale all’Università «La Sapienza» della capitale. Fu una scelta che ne condizionò la vita: «l’estero» era, per i «giovin signori » di quegli anni, il simbolo del successo.